Il fascismo dietro l’angolo

In Occidente il neoliberismo selvaggio ha dato origine ad una nuova classe sociale, un “proletariato di utilità” che oggi teme che i migranti possano prendere il suo posto e torna al passato

Il fascismo dietro l’angolo
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3 Novembre 2015 - 10.50


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“Questa è la miglior Germania che ci sia mai stata”, ha detto l’anno scorso, Joachim Gauck e questo è anche uno dei giudizi che più ama esprimere come presidente della Repubblica tedesca . L’abbellimento della realtà è una conseguenza di quelle stesse esigenze che hanno fatto nascere l’idea di “fine della storia” , ovvero che finalmente tutto è a posto.

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Sappiamo bene però che la storia non ha fine, ed anzi al contrario un periodo della storia tedesca adesso ci viene restituito , ed è quello del fascismo. Delusione, rabbia e violenza allagano la politica quotidiana, i liberali di destra mostrano disgusto verso il pubblico e lo considerano fatto da idioti, sale il lamento per il crollo della cultura civica e la l’assenza di dialogo. La colpa di tutto questo viene attribuita a internet ed alla scarsa istruzione, ma questi sono i sintomi, non le cause, perché abbiamo dimenticato o non abbiamo più il coraggio di pensare in termini socio-economici.
Se davvero pensate che l’odio arriva da Internet, dalla scarsa Istruzione o dal troppo guardare la TV, allora leggete il sociologo Heinz Bude, che all’inizio di settembre ha scritto alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Lui descrive una nuova classe sociale – il “proletariato di utilità”, le persone che formano i gruppi, che lavorano nel trasporto dei beni , nel tenere puliti i treni o nel riempire gli scaffali dei supermercati lavorando 40, 50 ore alla settimana per 800-1100 euro . Queste persone in Germania rappresentano dal 10 al 12% dei dipendenti e sono 5 o 6 milioni, il loro compito è quello di facilitare la vita dei partecipanti ad un’economia globalizzata anche se loro stessi rimangono fuori dal processo, ed ora nelle centinaia di migliaia di profughi che si riversano in Germania vedono una minaccia reale, un esercito di riserva fatto da persone pronte a sostituirli. < br/>
Buda ha scritto ancora della condizione “amara” di persone che “nonostante una buona educazione e una dedizione elevata lavorano in cattive condizioni, sono insoddisfatte della loro vita precaria e della loro occupazione e si sentono concretamente minacciate.Tutte assieme, ormai formano la nuova classe inferiore, il proletariato di servizio, sono i milioni di membri della coalizione della paura “.

Bude scrive : “Le cose diventano serie quando proletariato e lavoratori precari si uniscono nella diffidenza verso il sistema.” Nel tempo della grande auto-ottimizzazione, queste persone hanno già concuso che non avranno alcuna ottimizzazione ulteriore e non potranno stare meglio. Esse conoscono gli standard sociali di valutazione ed accettano i brutti voti. Questa è l’essenza della democrazia neoliberista: l’individuo ridotto ad homo economicus. Dignità , libertà e giustizia non significano più niente.

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Il neoliberismo è emerso come un principio naturale, in senso oggettivo , ma si è trasformato in un’ideologia totalitaria che richiede e prende tutto. Il programma è questo, e il gioco è fatto. Non vale la pena di mettere in conto i perdenti di questo sistema, non servono Costituzione nè compassione, perché si negano tutti i valori fuori da quelli economici, lo stesso concetto di bene comune, e si elimina la necessità degli intellettuali e dei cittadini. E quando non si adempie alle promesse da solista per quello che riguarda il benessere materiale, rimane nient’altro. E da questo momento in poi, il fascismo è a un piccolo passo e sta portando in piazza sempre più persone, a Dresda come altrove.

La parte liberale del pubblico, amareggiata per il proprio fallimento , non vuole più pensare, perché dovrebbe ammettere che la vittoria del neo-liberismo è conseguenza della debolezza della politica di sinistra e liberale. E tutto questo ci ha condotti alla condizione descritta politologo americano Wendy Brown: “Un sentimento represso, con stanchezza e disperazione ormai onnipresenti della cultura occidentale” . Abbiamo perso la fede in un mondo migliore.

(Jakob Augstein, Der Spiegel)


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