Lui è un presidente autoritario, ed il suo soprannome è ‘Il Sultano’. E’ un politico esperto,spesso sottovalutato dall’Occidente.Lui ha in mano le carte vincenti nella crisi dei rifugiati in atto e prepara la lista della spesa nei più importanti negoziati mai intavolati con la UE. E adesso è anche in grado di dettare il cambio di gioco nella regione .
Naturalmente, stiamo parlando di RexhepTayyp Erdogan, e del suo partito di Giustizia e Sviluppo (AKP) , che ha ottenuto maggioranza nelle elezioni generali del 1 ° novembre.
Da un certo punto, la vittoria dell’AKP potrebbe portare in Turchia una più ampia stabilità, eppure sarebbe la stabilità di una società profondamente divisa: l’opposizione vede la Turchia in un modo diverso, troppo diverso dalla prospettiva di Erdogan . Per chi combatte il movimento islamico la Turchia ha bisogno di un’iniezione occidentale di democrazia, di un approccio più laico alla vita quotidiana, e questo in ultima analisi significa libertà di espressione, libertà di stampa e di conseguenza l’abbandono del punto di vista neo-ottomano. In un certo senso la Turchia è troppa perchè entrambe le parti possano coesistere pacificamente.
Da un altro lato ancora, ci sono curdi e partiti filo-curdi che hanno sofferto molto le recenti “soluzioni politiche” di Erdogan. Sempre i curdi, essendo combattenti in Siria, sono alleati degli Stati Uniti. Ma adesso che Erdogan è più forte dopo la vittoria elettorale, è anche possibile che decida di abbandonare i curdi in Siria.
“O me o il caos” E, è stato lo slogan del “Sultano’”alla vigilia delle elezioni ,quasi che i turchi dovessero decidere in un quesito referendario, e in effetti questa elezione è stata quasi un referendum per consentire a Erdogan di rivendicare ancora più potere. Adesso sarà lui a cambiare la Costituzione dando vita ad un sistema politico di tipo presidenziale, simile a quello degli Stati Uniti. E non si fermerà, ha la possibilità di realizzare il suo sogno neo ottomano, e francamente ha tutte le risorse per farlo.
Le carte vincenti sono nelle sue mani: la Turchia ha circa 2,5 milioni di rifugiati siriani che vivono in un limbo e sognano di approdare in Germania, Austria, Svezia ,ed altri milioni ancora sono attesi fluire dalla Siria alla Turchia, visto che i due Paesi hanno un confine lungo 911 chilometri. E se Erdogan non dovesse ricevere dall’Unione europea tutti i doni che chiede, tutti quei profughi potrebbero ‘improvvisamente’ trovarsi in una fuga precipitosa verso la UE.
Bruxelles e soprattutto Berlino sono ben consapevoli di questo fatto, e sono pronti a sacrificare più importante e lo faranno mettendo nel dimenticatoio tutti i valori che una volta frapponevano ostacoli al ricevere la Turchia nel blocco. Né democrazia, nè libertà , e non più diritti umani. Nemmeno le numerose relazioni sulle violazioni delle libertà di stampa e l’arresto di giornalisti che hanno ‘offeso’ il nome e la fama del Sultano avranno alcun impatto sui negoziati, e la stessa sorte seguità il rapporto OESCE sull’atmosfera violenta in cui si sono svolte le elezioni . Nulla di tutto questo sarà più importante per i criteri di adesione alla famiglia UE.
Per Berlino, che decide quali saranno i futuri Stati membri, la questione più importante, come portare la Turchia dalla sua parte. Il denaro è una cosa nei colloqui difficil normalmente cresce, e la Turchia riceverà, per cominciare circa 3 miliardi di euro per migliorare le condizioni nei centri profughi. Solo per cominciare…
Il regime di liberazione dai visti sarà la seconda domanda di Erdogan per i suoi 75 milioni di cittadini, i turchi saranno liberi di viaggiare facilmente in tutta Europa. Nella lista della spesa seguiranno altre voci , non dimentichiamoci che la Turchia è un membro della NATO ed alleato dell’Occidente nella lotta IS.Ma quale direzione intende intraprendere Ankara?
E ‘noto che il regime turco ha aiutato i jihadisti fornendo loro supporto nella regione Medio Oriente, e soltanto dopo ha aperto la sua base militare agli Stati Uniti per gli attacchi aerei della coalizione, In questo modo la Turchia è scesa nel campo di battaglia siriano, proclamandosi contro Assad e il suo esercito ha contribuito all’efficienza operativa delle milizie islamiste per rovesciare il governo, e ultimamente ha anche aumentato la milizia curda in Siria, Ankara insomma finora ha usato ogni opportunità di combattere duramente tanto in Siria quanto nel suo sud-est, dove i curdi vivono sotto costante minaccia. Anche il vice presidente degli Stati Uniti, Josef Biden critica gli alleati degli Stati Uniti per il supporto fornito ad “Al Qaida” ed ai collaboratori dello Stato islamico. Ma il destino politico di Jo Bidens è noto, fra breve in qualche modo lui sparirà dalla scena politica ufficiale. Mentre,Erdogan diventa più forte.
Diciamo pure che su base giornaliera la situazione offre sempre meno possibilità di scelta alla UE, e rende più solida la roccaforte del bazar di Ankara per vendite future. Supponiamo che tutte le parti siano consapevoli di ordini del giorno nascosti: Erdogan vede il mondo cristiano occidentale come islamofobico, ed infatti lìislamofobia cresce di pari passo col montare delle maree di rifugiati in tutta l’Unione. Col montare dell’ islamofobia, anche i gruppi radicali di destra e sinistra diventano più violenti e in Europa sembra preparararsi una nuova crociata, uno scontro tra due religioni, due civiltà che, ovviamente, dimenticano tutte le importanti lezioni della storia.
I Paesi occidentali hanno bisogno di Erdogan in quanto (per il momento) hanno bisogno della Turchia come Paese stabile. Questo significa anche che una società divisa, con uno Stato di polizia ed una forte presenza militare, userà la “minaccia terroristica” come giustificazione per il dominio di un solo uomo, e questo obiettivo sarà raggiunto con i cambiamenti costituzionali.
Logicamente, la NATO e la UE potrebbe essere costrette prima del previsto ad appoggiare l’autocrazia di uno dei suoi membri prima del previsto e con questo solo fatto, se stiamo seguendo una semplice logica, perderanno entrambe credibilità morale e quella “leadership” che consente loro di tenere conferenze in tutto mondo su cosa significa la democrazia, che finora è stata il loro più popolare prodotto di esportazione. Dunque, concetti come democrazia, diritti umani e pace perderanno il loro valore. E sarà interessante come farà la Germania a convincere altri Paesi, come esempio quelli dell’ Europa centro-orientale, ad accettare la Turchia e le sue richieste con la stessa facilità con cui essa le ha formulate.
Per certo, intorno al tavolo si vedranno partner provenienti da UE, USA, NATO e Turchia impegnarsi in una trattativa di vendita e acquisto con le dita incrociste dietro la schiena, cercando di ingannare l’un l’altro, spingendo per il proprio massimo interesse e ricattando gli oppositori del (dis) caos causato dai medesimi mezzi di egemonia che una volta volevano dominare il mondo.
Potrebbe essere facile per noi immaginare che in qualche punto la liste della spesa presentata dalla Turchia e l’appetito neo ottomano che non vuole condividere la torta con gli altri, spingeranno il più potente esercito del mondo ad aprire le ostilità con Erdogan, rivendicando i curdi come alleati e aprendo un nuovo capitolo della sua politica estera. E ‘, altresì, facile capire che l’UE, dopo aver risolto la crisi dei rifugiati, potrebbe decidere di voltare le spalle a Erdogan tirando fuori tutte le violazioni dei diritti umani e rendendo l’opposizione filo-occidentale molto più forte.
Ma, per il momento, è facile toccare con mano la realizzazione del sogno neo ottomano di Erdogan, in conseguenza del quale l’Europa sta cambiando a livello quotidiano in ogni segmento sociale, etnico, religioso e ammazzando il sogno che il multiculturalismo sia ancora vivo. Bastano solo pochi passi a piedi lungo le strade di ogni grande città europee per convincersi che questo ‘multiculturalismo’ è morto da un pezzo. Persone provenienti dalla società della “sharia” mai si inseriranno nelle società e nei valori occidentali, in quanto per loro rappresentano l’ infedeltà e l’ ostilità che devono conquistare se non sconfiggere. E poi, da Beirut a Damasco e Baghdad, tutti ben ricordno i mali che l’Occidente ha portato loro, costringendoli a lasciare la propria terra. Così vivono in tutti i paesi dell’Unione europea conservando la propria lingua, i propri costumi e coltivando il sogno del ritorno di un grande Impero ottomano. Erdogan alimenta tutto questo con la sua ideologia, quel che mandi in giro ritorna.
E ad essere sinceri fino in fondo ,con tutte quelle azioni terribili compiute contro il mondo islamico, una volta pacifico e rispettoso, oggi siamo tutti di fronte ad un fondamentalismo nato in reazione al tentativo aggressivo e avido di mantenere il controllo sulle risorse attraverso il rovesciamento dei governi e l’imposizione selvaggia di un “valori” del tutto estranei alle società mediorientali. Oggi, chi può garantire che la guerra la Siria finirà presto? E, chi potrebbe pensare che Libia, Iraq, Afghanistan, Yemen avranno un futuro migliore e più pacifico?
E’ molto più facile immaginare una UE che crolla dinanzi alle pretese del signor Erdogan, pur di rendere sostenibile la situazione dei rifiugiari. E questo è uno scenario che non prevede vincitori, ma solo sofferenza e gravi perdite.
(Marina Ragush)
