Medio Oriente: che cosa succederà se… Da questo punto in poi qualsiasi domanda è possibile. La prima e più importante è: a cosa serve la coalizione guidata dagli Stati Uniti? Si tratta di uno strumento chiave per cambiare la situazione in Iraq e nella regione “, come Nouri al-Maliki, ex primo ministro iracheno ha osservato di recente, oppure sta distruggendo i suoi stessi obiettivi?
”E’ incredibile e inaccettabile che più di 60 nazioni che compongono questa coalizione ed hanno i velivoli e le armi più moderne a loro disposizione abbiano condotto la loro campagna in Iraq per 14 mesi e la guerriglia islamica ancora rimane nel paese “, ha detto alla sorella di lingua araba di RT, il canale “Rusiya Al-Yaum”. Maliki ha citato la perdita della città di Ramadi e il principale centro di raffinazione del petrolio Baiji a vantaggio dell’ ISIS, ed entrambe le cose sono successe dopo che la coalizione ha cominciato a bombardare i terroristi, il che prova quanto meno che non sta facendo abbastanza. “Alcuni membri della coalizione hanno proprie strategie che non sono chiare sul punto se l’ ISIS debba continuare ad esistere o no. Essi tentano di prevedere anche che cosa potrebbe accadere dopo la distruzione di ISIS, e credo che stiano ancora cercando di calcolare cosa succedebbe. Quale sarà la situazione in Iraq, nella regione, le carte geografiche avrannno lo stesso aspetto? O forse ISIS è uno strumento chiave per cambiare la situazione in Iraq e nella regione? “, chiede Al Maliki.
In effetti la questione rimasta ancora senza risposta è come la regione diventerà dopo l’ultima ‘rivoluzione sunnita’, cone alcuni definiscono il sorgere dello Stato islamico. La verità è che la regione non sarà più la stessa, verrà suddivisa in base a volontà geopolitiche, religiose, settarie ed etniche, eppure dovrà preservare la convivenza dopo tante atrocità. Sunniti,sciiti, alawiti, curdi ed una manciata di cristiani non potranno dimenticare quanto è accaduto, e per colpa di chi.
In circostanze in cui il Nord Africa è diventato un’altra roccaforte dell’estremismo islamico e nella parte occidentale del continente impazza Boko Haram, e quando l’Europa comincia a riassestarsi dopo le maree di rifugiati, e ancora dopo la potente rimonta russa in Medio Oriente, siamo come dinanzi ad un punto di svolta nell’architettura della regione, e nessuno può avere una risposta chiara su quali saranno i futuri confini tra i diversi appetiti geopolitici.
Per gli Stati Uniti ed i loro alleati occidentali e regionali, la questione si pone a metà fra le divisioni della nuova guerra fredda e le rivendicazioni religiose; per la Russia è questione di mantenere confini al sicuro da prima dell’intervento, il punto più debole di Assad è la lotta contro gli islamici, ed era visibile che il prossimo è l’obiettivo sarebbe stata la Russia.
Come il presidente della Federazione Vladimir Putin, ha ripetuto di recente, “i terroristi di diversi gruppi stanno guadagnando più influenza e non nascondono piani di ulteriore espansione … Uno dei loro obiettivi è quello di spingersi nella regione dell’Asia centrale, ed è importante che siamo pronti a reagire assieme a questo scenario”.
L’ entrata in guerra della Russia in Siria è stata vista appunto come prologo per il nuovo scenario, e per Mosca è una bella sfida. Da un lato, questo potrebbe essere il suo “ nuovo Afghanistan” ; dall’altra, fino ad ora l’ intervento Siria è stato più un successo che un fallimento , e lancia il chiaro messaggio che la Russia si batterà per la propria sopravvivenza e per le sue esigenze geopolitiche, così come diventa chiaro che questo è un grande ritorno russo nella regione e nello stesso nucleo della nuova guerra fredda.
Per il Medio Oriente, questo significa che un processo di federalizzazione deve ancora venire, ma attraverso quali coordinate geopolitiche , non è chiaro. Fondamentalmente ,tutto potrebbe dipendere dalla Siria e dalla fede politica in Bashar Al Assad. Per l’Occidente, lui deve andaresene subito, invece secondo il punto di vista russo il più grande errore è stato proprio quello di non prendere le parti di Assad nel conflitto settario, dal momento lui sta combattendo lo Stato islamico assieme all’ l’Iraq, ai curdi, ed all’Iran.
Per gli Stati Uniti cambiare le parti dopo il sostegno a “ribelli” di solito riconosciuti come jihadisti sul tipo di al Qaida o al Nusra, adesso è molto difficile e complicato. Hanno bisogno di rispondere ai loro alleati che sostengono la guerra settaria mendicando ciascuno con i propri interessi, e dunque Assad potrebbe anche sopravvivere, almno fino alle prossime elezioni. Soprattutto dopo l’affare nucleare iraniano, che si è abbattuto come un tornado nella regione che vedeva l’Iran come la più grande minaccia alla costellazione di potenze regionali, ed infine dopo la vittoria elettorale del ‘Sultano’ come Erdogan , le cose diventano ancora più complicate.
La Turchia è membro della NATO, è stata accusata tra con le monarchie del Golfo di appoggiare i jihadisti dal signor John Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, ma oggi è in possesso della chiave per regolare l’afflusso di rifugiati verso l’Europa da quando Erdogan ha calcolato che 3 miliardi di euro per il momento potrebbero bastare.La situazione gli regale un grande potere di negoziare con l’Unione europea , andando anche oltre. Soprattutto acon riferimento alla crescente autonomia dei curdi in Siria, Iraq, e forse anche in Turchia.
Fra tutti i calcoli messi tavolo dagli Stati Uniti, dobbiamo prendere in considerazione potenti e ricchi Stati sunniti del Golfo , e gli interessi dei paesi sciiti che hanno ripreso i contatti con gli Stati Uniti, come l’Iram. Raggiungere l’ obiettivo di futuri colloqui di pace con un necessario protettorato internazionale è visione che per il momento deve confrontarsi con il clima guerra in corso.
E allora, cosa accadrà allo Stato islamico ? Sta per essere spazzato via dalla faccia della Terra? Sarà difficile. E dovranno cambiare anche le monarchie del Golfo? Questo è certo.
Non è poi troppo difficile immaginare un nuovo ordine regionale: metà del Medio Oriente divisa lungo linee settarie,etniche o religiose con una guardiania della pace affidata agli Stati Uniti ed alla coalizione russa, con forti influssi sulla cortina di ferro e sulle nuove mosse della guerra. E in un simile scenario, la sorte dei jihadisti potrebbe mai costituire una soluzione di lunga data? Oppure, questo è l’unico modo possibile per fermare l’apocalisse della nostra epoca?
Con un’Europa fatiscente che si avvoltola nella sua crisi e le varie controversie sulla diffusione dell’ “allarme rosso” dietro una ipotetica cortina di ferro, tutti gli annunci sulla guerra suonano allo stesso modo, questa è la fase in cui i cambi di regime ci hanno portato. Non c’è modo di andare avanti senza tene presente questa fase di transizione proiettata, le potenze mondiali hanno bisogno dei loro punteggi e di impostare le cose senza ulteriori danni collaterali. Questo significa che la pace si bloccherà su giochi di potere che potrebbero cambiare in un secondo in base ai profitti provenienti dalle regioni ricche di petrolio. Dopo tutto si parla sempre di soldi, non è vero?
La Siria sarà sicuramente in grado di risolvere l’enigma tra l’Occidente e l’Oriente, nel senso che governerà le rispettive sfere di interessi, e il tempo di mostrerà che le tensioni rimarranno le stesse, in attesa del momento adatto a stilare i punteggi. Soprattutto, ci si deve ficcare in mente che il terrorismo nel suo movimento globale è uno strumento geopolitico voluto dalle medesime forze che una volta hanno dato inizio alle “primavere arabe” per creare una rivoluzione, che aveva l’obiettivo globale di far rivivere il vecchio sogno imperiale e di conquistare un mondo nel quale l’Occidente ha scatenato un inferno.
Alla fine, c’è ancora un piccolo fatto da considerare: i profughi in fuga le loro terre sono in gran parte sunnitim animato dallo stesso sentimento anti- occidentale e anti americano. E, soprattutto, non sono persone che considerano il mondo arabo come stupido e ignorante. Al contrario. L’ascesa dello Stato islamico dovrebbe essere una lezione per tutti i potenti falliti nei loro studi di di storia , e soprattutto nella loro ricerca arrogante e ignorante di imporre valori artificiali ad un mondo lontano dall’ avidità aziendale e legato ai propri costumi, e che crede nel sup modo di vivere una volta pacifico e orgoglioso.
Il nuovo ordine che l’Occidente ha tentato di imporre aveva come sempre un unico obiettivo accettare: trarre maggiore profitto dalle colonie. E per ottenere questo, i cambi di regime erano un presupposto che doveva essere soddisfatto.
Il resto è la storia sanguinosa del Medio Oriente e di un nuovo ordine che minaccia di sprofondare il mondo nell’incubo più temibile dei nostri tempi. Se siamo lontani da tutto questo o ancora più vicini, lo dimostrerà il prossimo futuro. Naturalmente, questo se l’ idea di sopravvivenza è ancora nella nostra mente.
In caso contrario … la storia finisce qui.
(Marina Ragush)
