Erdogan, da Sultano a perdente?

Il Sultano è sulla difensiva e tenta di contenere gli effetti dell’abbattimento del jet russo ma anche gli Usa lo tengono a distanza.<br>

Erdogan, da Sultano a perdente?
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2 Dicembre 2015 - 12.56


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Nella situazione turca, dove negli ultimi quindici anni Rexhep Tayyp Erdogan l’aveva fatta da padrone fino ad essere soprannominato il Sultano, si apre una prospettiva nuova, quella della sconfitta e dell’ isolamento.Fino a questo momento la conseguenza più importante dell’abbattimendo da parte della Turchia del bombardiere russo il 24 novembre è stata la possibile apertura della cooperazione della Russia e Stati Uniti nella guerra contro lo Stato islamico e la caduta libera nelle relazioni turco-russe.
Il presidente russo Vladimir Putin e quello francese Francois Hollande hanno concordato di 26 condividere le informazioni sugli obiettivi in ​​Siria per colpire “solo terroristi”. Putin ha aggiunto che la Russia è “pronta a collaborare” con la coalizione guidata dagli Usa.

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Al momento, il maggior credito per una diplomazia ispirata a trasformare crisi in opportunità va al presidente Hollande ed Barack Obama, che a quanto pare hanno deciso che l’obiettivo generale di porre fine alla guerra in Siria non dovrebbe rimanere ostaggio della risposta aggressiva della Turchia alla presunta violazione del suo spazio aereo.

Un altro segno della crescente isolamento della Turchia, come scrive il “Wall Street Journal” del 28 novembre è un rapporto su come gli Stati Uniti hanno fatto pressione sulla Turchia per suggellare il suo lato del confine turco-siriano. L’articolo cita un alto funzionario dell’amministrazione Obama che dice”basta. … ormai si tratta di una minaccia internazionale, e tutto quello che proviene dalla Siria arriva attraverso il territorio turco “.

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L’analista turco Metin Gurcan spiega il contesto della battaglia che ha portato allo scontro tra aerei russo e turco: le forze militari siriane appoggiate da milizie sciite iraniane e dalla forza aerea russa stanno combattendo i turkmeni, in cosiddetto “Esercito della conquista” e le forze di “Jabhat al-Nusra” nella regione prevalentemente turkmena di Bayirbucak dal 19 novembre, a solo nove miglia dal confine con la Turchia. Damasco ed i suoi alleati stanno cercando di ripulire questa zona montagnosa e ricca di boschi di combattenti dell’opposizione, mentre un’atra direttrice di attacco del regime siriano si muove verso Idlib e Aleppo e ” per espellere le falangi caucasiche cecene da Bayirbucak” in anticipo su un possibile cessate il fuoco.

Semih Idiz, un altro esperto di geopolitica, riferisce che Ankara ha protestato contro gli attacchi russi e siriani contro le forze siriane turkmeno in questa regione, e cita il primo ministro turco Ahmet Davutoglu che il 22 novembre, due giorni prima dell’incidente, ha detto: “Siamo pronti a prendere tutte le necessarie misure diplomatiche e di altra natura al fine di proteggere i nostri fratelli là, e ovunque si trovino, contro ogni minaccia, e preservare i loro diritti umani. “

Idiz spiega anche come le azioni della Turchia sono servite a minare la causa a sostegno dei suoi alleati turkmeni in Siria:”Una volta che è finito il momento di esaltazione nazionalistica della Turchia per aver dimostrato la sua determinazione con l’abbattimento dell’aereo russo, l’attenzione si sposta verso il campo diplomatico per valutare la ricaduta politica di questo incidente. …”.La NATO ha convocato una riunione d’emergenza per discutere la questione, com’è obbligata a fare dalla sua carta costitutiva, ma pochi si aspettano che opterà per una escalation della crisi.
Dato che dopo gli attacchi di Parigi c’è poca simpatia in Occidente per i gruppi islamici radicali e che la Francia sta agendo con la Russia per bombardare gli obiettivi IS a Raqqa, è probabile che Mosca avrà il sopravvento anche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

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Questo significa anche che è improbabile che la Turchia riesca guadagnare molta simpatia dai suoi alleati per i Turkmeni o da altri gruppi sunniti radicali della regione lotta contro il regime siriano. In ultima analisi, Amkara è entrata in contrasto con i suoi alleati sulla questione della lotta contro il regime di Assad, che anche il segretario di Stato Usa, John Kerry ha detto che non fare parte della missione militare in Siria.Senza il sostegno attivo dei suoi alleati c’è poco che la Turchia possa fare per rispondere alla Russia ed al regime di Assad nel nord della Siria, e garantire la configurazione politica sunnita nella regione che desidererebbe.

L’incidente ha attirato anche un maggiore controllo verso l’approccio turco ai curdi della Siria, che è in diretto contrasto sia con la politica degli Stati Uniti e che con le iniziative russe in Siria. Erdogan il 14 ottobre ha sostenuto che “non c’è nessuna differenza” tra l’Unione Patriottica del Partito della Siria (PYD), il principale gruppo curdo siriano e lo Stato islamico.Gli Stati Uniti al contrario hanno individuato la “Protezione dell’unità popolare” (YPG), ossia il braccio armato del PYD, come il loro più efficace partner siriano, e così Stati Uniti e la politica turca finiranno per affrontare una resa dei conti, dato che le differenze finora appaiono inconciliabili.

< br/>Un altro noto analista, Cengiz Candar scrive che “l’inacidimento dei rapporti tra Ankara e Mosca potrebbe anche gettare un’ombra sulla cooperazione tra Turchia e gli Stati Uniti per sfrattare i terroristi da 98 chilometri di confine che sono ancora sotto il controllo dell Stato Islamico nella Siria settentrionale. La Turchia ha aperto agli americani la sua base aerea di Incirlik, in cambio di un impegno tacito ad evitare che le forze YPG si muovessero ad ovest dell’Eufrate. Se la Russia dovesse fornire aperto sostegno alla YPG nella sua missione di ripulire la zona di confine , una tale mossa politica potrebbe complicare ulteriormente non solo le relazioni USA-Russia, ma anche la cooperazione tra Washington es Ankara.Dopo tutto, la Turchia è un membro della NATO, ma per Washington, sotto un’amministrazione Obama che sconta l’ ultimo anno in carica ed sempre più riluttante a qualsiasi tipo di coinvolgimento militare diretto in Siria, potrebbe essere difficile ccettare che l’ “adolescente indisciplinato dell’Alleanza transatlantica possa ricorrere all’articolo 5 ,quello che stabilisce il principio di mutua difesa “.

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Ancora, un altro studioso turco, Zulfikar Dogan spiega come partito di Giustizia e Sviluppo di Erdogan (Akp) ha diviso con successo e indebolito il partito Democratico Popolare (HDP) equiparando l’HDP al partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Orhan Cengiz riferisce che una forza paramilitare islamica definita “I leoni di Allah” (Esedullah), opera nelle regioni turche di sud-est a predominanza curda contro il PKK. La situazione della sicurezza in queste zone è la peggiore in un decennio.

“Quello che è emerso finora dalle notizie, testimonianze e immagini nei media- continua Cengiz – suggerisce che un gruppo all’interno della polizia – a sfondo religioso e pesantemente ostile ai curdi – sta prendendo sempre più ala guida delle operazioni di sicurezza nel sud-est.
La gente del posto tende a credere questi poliziotti condividano la stessa mentalità dei combattenti del’ISIS e li vedono come una forza paramilitare legata al Califfato. Indipendentemente dal fatto che questa percezione abbia alcun fondamento fattuale o nasca solo da paure psicologiche, una cosa è certa: non serve a risolvere il problema curdo in una Turchia già impantanata nel conflitto, nelle tensioni e nella sfiducia “.

Erdogan ha mostrato voglia di tentare una de-escalation della crisi, che si è rivelata un fiasco nonostante la martellante propaganda nazionalista, come riporta Pinar Tremblay, ed i luoghi comuni circa la mutua difesa da parte degli alleati della Nato. Il nuovo Sultano ha chiesto senza successo un incontro con Putin, in occasione dei colloqui sul clima di Parigi , che potrebbero segnare anche un altro passo in avanti per una politica insediamento in Siria e una campagna militare più coordinata contro lo Stato islamico.

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La guerra siriana dunque entra in nuova fase, più pericolosa: non è più soltanto una “guerra per procura” tra le fazioni siriane appoggiate dall’Iran, da un lato, e Qatar, Arabia Saudita e Turchia dal’altro. Adesso il campo di battaglia comprende ora americani, russi e iraniani “con gli stivali sul terreno”, mentre la Russia ha due basi militari nell’area e fornisce copertura aerea per tutta la Siria. La Turchia ha prudentemente sospeso le sue operazioni aeree , la posta in gioco ha superato di gran lunga sia la vendetta personale sia Erdogan contro Assad che il suo desiderio di contrastare i curdi siriani.

L’azione sconsiderata di Ankara ha messo NATO sulla graticola per un tipo di escalation che avrebbe avuto ripercussioni al di fuori della Siria, ed il merito di aver evitato la tempesta va a Obama, Hollande e Putin.L’incidente , poi, richiama l’attenzione contributo riluttante e poco entusiasta della Turchia alla guerra in Siria. Se gli aerei russi erano impegnati contro gruppi affiliati a “Jabhat al-Nusra”, Ankar non avrebbe dovuto concedere loro qualche minuto di spazio aereo? Il punto non è quello di compulsare le specifiche per dire se i piani russi e turchi abbiano seguito le proceduredi volo appropriate.

 Il punto, più in generale, è che le azioni della Turchia nella guerra contro lo Stato islamico possono essere di natura diversa rispetto a quelle di Russia e Iran, per non parlare di forze di Assad, che sono in realtà quelle più impegnate nei combattimenti contro lo Stato Islamico e “Jabhat al-Nusra”. Ci sono anche le grandi questioni del flusso di combattenti stranieri e del commercio illecito lungo il confine turco-siriano, che sono state oggetto di numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Un’altra dimensione della nuova fase della guerra la Siria riguarda il ruolo delle truppe siriane nel conflitto. Sia Hollande che il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius hanno accettato l’uso di truppe governative siriane per combattere lo Stato islamico, anche se solo nel contesto di una transizione politica senza Assad.La realtà è che le truppe siriane, appoggiate da Iran, Hezbollah e Russia, sono la forza araba più efficace che combatta questi gruppi terroristici, esattamente come invece le forze della coalizione arabe sono quasi inesistenti e molte delle forze di opposizione sono ora infltratr da “Jabhat al-Nusra”.

Questa potrebbe essere una domanda giusta: se le forze militari siriane riprenderanno Aleppo, i cittadini chiederanno a gran voce il ritorno delle forze settarie sostenute dagli Stati arabi del Golfo, o accoglieranno le nuove forze nella speranza di trovare finalmente la calma?

Se poi il processo di Vienna prenderà vigore nei mesi a venire, la prossima frontiera sarà se coloro che hanno sostenuto l’opposizione e le forze salafite in Siria – in particolare l’Arabia Saudita- manterranno la loro attenzione sul fatto che Assad dovrebbe andare, come parte di una trattativa su una transizione , o continueranno a sostenere la lotta contro il cosiddetto “asse iraniano” per rompere i rapporti fra Teheran e Damasco.

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Varrà la pena di seguire attentamente questa tendenza , soprattutto se l’allineamento russo-iraniano-Hezbollah continuerà a condurre la lotta ai terroristi sul terreno, e nllo stesso tempo siriani e comunità internazionale, desiderosa di porre fine alla piaga dello Stato islamico e degli altri gruppi terroristici, si stancheranno una volta per tutte degli ordini del giorno settari che hanno causato tanta miseria per il popolo siriano. Per concludere, una notizia di carattere militare sembra spingere ancora più nell’angolo Erdogan e la sua politica sconsiderata: i caccia bombardier “Sukhoi Su-34” schierati in Siria adesso sono stati dotati di missili aria-aria a corto e medio raggio. Chi vuole intendere, intenda.

Fonti: Al Monitor, Agenzie

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