I Consigli di Giustizia europei approvano l’espulsione della magistratura polacca

Con la seguente motivazione: "Non rispetta la norma statutaria dell'Encj secondo la quale un membro dovrebbe essere indipendente dal potere esecutivo e legislativo"

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28 Ottobre 2021 - 14.40


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Il Consiglio nazionale della magistratura polacco è stato espulso dalla Rete Europea dei Consigli di Giustizia (European Network of Councils for the Judiciary, Encj), riunita in assemblea generale a Vilnius: la proposta di espulsione, formulata dal Comitato esecutivo dell’Encj, è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti. La maggioranza richiesta era di 69 voti.
A motivazione della proposta il fatto che il Consiglio della magistratura polacco “non rispetta la norma statutaria dell’Encj secondo la quale un membro dovrebbe essere indipendente dal potere esecutivo e legislativo” e si pone “in palese violazione della norma dell’Encj che tutela l’indipendenza della magistratura di fronte a qualsiasi misura che minaccia di compromettere i valori fondamentali di indipendenza e autonomia”.
La magistratura polacca, secondo l’Encj, “mette in pericolo l’applicazione del diritto dell’Ue in merito all’indipendenza dei magistrati e dei tribunali, e quindi alla sua efficacia” agendo in tal modo “contro gli interessi dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia e contro i valori che esso rappresenta”. 
Peraltro, la magistratura polacca era già stata sospesa nel settembre 2018 e l’Encj nota che da allora “non sono stati rilevati miglioramenti nel funzionamento del Krs (Krajowa Rada Sądownictwa, nome polacco del Consiglio della magistratura) e la situazione è ulteriormente peggiorata”.
Anche il Csm italiano esprime “la piena adesione alle iniziative adottate dall’Encj in merito alla progressiva ed evidente compromissione dei requisiti di indipendenza e autonomia della magistratura polacca e del suo organo rappresentativo, il Consiglio nazionale della magistratura”, ha detto il vice presidente del Csm, David Ermini, intervenendo a Vilnius.
“Il documento del Comitato esecutivo dell’Encj, con la proposta di espulsione del Krs quale membro della Rete europea dei Consigli di giustizia, ci pone oggi di fronte a una decisione dolorosa ma ineluttabile. Una decisione che rattrista perché ci sentiamo solidali e vicini alla larga maggioranza dei giudici polacchi che sta contrastando queste regressioni illiberali, e però inevitabile alla luce delle reiterate e censurabili prese di posizione da parte del Krs: il Consiglio nazionale della magistratura polacco non raggiunge il livello di autonomia dagli altri poteri dello Stato richiesto dalle norme statutarie dell’Encj, e pertanto non è in grado di ottemperare al dovere di salvaguardare l`indipendenza della magistratura”, ha proseguito Ermini.
“Qui non si tratta di interferire impropriamente sulla sovranità legislativa di un Paese o sindacare la soggezione del giudice alla legge, qui si tratta di consacrare il principio che lo stato di diritto e la separazione dei poteri sono valori fondanti delle democrazie europee e dell`Unione. E di affermare – senza esitazioni e incertezze – che l’indipendenza della giurisdizione, lungi dall’essere un privilegio autoreferenziale, è la pietra angolare dello stato di diritto in Europa, perché garanzia dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini”, ha aggiunto il vice presidente del Csm.

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