In Arizona Trump è tornato. Con i peggiori propositi

L'estremista di destra è una minaccia alla democrazia e il suo comizio è stato accompagnato da urla sguaiate: vuole trasformare il partito repubblicano in un partito di ultra-destra legato ai complottisti

In Arizona Trump è tornato. Con i peggiori propositi
Donald Trump
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16 Gennaio 2022 - 17.20


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Aveva promesso uno show. E show è stato. Ad uso e consumo di quella metà dell’America che crede ancora in lui. Il ritorno di Donald Trump sulla scena politica non ha tradito le attese: il tycoon ha tuonato in comizio, a Florence, Arizona – come riporta l’Agi – mandando in tripudio i sostenitori, lo ha fatto prendendo a piene mani dal suo classico repertorio ma senza annunciare, neanche stavolta, la sua candidatura ufficiale alle presidenziali del 2024. Ma ha parlato come un candidato sicuro del suo destino. “Quelle del 2024 – ha profetizzato – saranno le elezioni più importanti della storia americana”. Quelle del 2020, ha ribadito, sono “state truccate”.

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“Amo l’Arizona – ha detto – e qui abbiamo ottenuto una grande vittoria, ma i democratici hanno rubato migliaia di voti e i fake media non vogliono indagare”. “La vera insurrezione – ha aggiunto – non è stata il 6 gennaio, ma il 3 novembre, perché quel giorno i democratici hanno attaccato le libertà americane”. 

Trump ha difeso i suoi sostenitori che presero d’assalto gli edifici del Congresso. “Quelli arrestati – ha denunciato – hanno subito abusi in prigione. Perché non lo hanno fatto con quelli di Antifa o di Black Livers Matter? Serve un’indagine”. 

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In difesa dei “golpisti”.

La gente lo ha acclamato, scandito ogni passaggio con urla, incitamenti. E quando Trump ha citato Biden, cosa che ha fatto molto spesso, sono arrivati fischi di disapprovazione, così come all’indirizzo della Speaker della Camera, Nancy Pelosi, definita “matta” e “corrotta”, e nei confronti dell’immunologo Anthony Fauci, diventato il “re” incontrastato, “grazie a Biden”. “Io non lo ascoltavo quando non ero d’accordo – ha commentato – invece con Biden è diventato un grosso personaggio”.

Trump ha bocciato la politica internazionale della Casa Bianca (“i cinesi non ci temono più, non ci rispettano più”), la gestione della pandemia (“gli scaffali dei supermercati sono per metà vuoti, prima di Biden non conoscevamo il termine supply chain”), la politica dei vaccini (“se sei bianco non ti fanno accedere alle terapie”), confessato che il figlio Baron ha avuto il Covid, rilanciato il tema clandestini (“sono entrati decine di milioni di illegali”), dando appuntamento alle elezioni di novembre, quelle per il rinnovo del Congresso dove si annuncia una larga vittoria repubblicana. 

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“Sarà un grande 2022 – ha promesso ai suoi sostenitori – il popolo si riprenderà indietro l’America”. “E noi – ha concluso – ci riprenderemo la Casa Bianca”. Con chi, è parso superfluo dirlo.

 E’ un torrente in piena, The Donald. “La vera insurrezione è stata il 3 novembre”, il giorno dell’Election Day del 2020: “perché i democratici non indagano quella?”, insiste il tycoon descrivendo i manifestanti ora indagati come “perseguitati”. “Stanno vivendo un inferno: devono poter vedere i loro legali. E se pensiamo che siano innocenti allora dovremmo aiutarli a difendersi”, spiega al pubblico criticando la nemica Liz Cheney, la repubblicana che siede nella commissione di indagine del 6 gennaio, e aleggiando l’ipotesi che ci sia stata l’Fbi dietro la rivolta. Le parole più dure le rivolge però a Joe Biden e ai democratici, sempre più spinti da uno “spirito maligno di fascismo di sinistra”. “Sapevamo che Joe Biden non sarebbe stato buono, ma pochi si immaginavano che sarebbe stato un tale disastro. Ha umiliato il Paese sul palcoscenico internazionale”, tuona Trump fra gli applausi del pubblico facendo riferimento al presidente russo e al “disastro” dell’Afghanistan per il quale comunque “non è caduta nessuna testa”. “Putin gioca con gli Stati Uniti”, osserva il tycoon. E lo fa mentre i democratici “distruggono il Paese”: con i loro obblighi sul vaccino stanno strappando agli americani la “dignità e le libertà”, oltre a voler tentare di trasformare l’America in un paese comunista. “Ora basta, devono lasciar stare i nostri figli. Ora basta prendere lezioni di scienza da un partito che ci dice che gli uomini sono donne, che le donne sono uomini, e che bambini possono essere uccisi dopo la nascita”, aggiunge Trump. “Dopo tutto quello che Biden ha fatto, c’è un’unica cosa che noi possiamo fare, ovvero Make America Great Again. E – conclude – vieteremo agli uomini di partecipare agli sport per donne. Ora basta, quando è troppo è troppo”.

America, un anno dopo l’assalto a Capitol Hill

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Un anno dopo, l’America si riscopre spaccata in due. Lo attestano anche alcuni sondaggi. Secondo una rilevazione del Washington Post, il 34% degli americani pensa che la violenza contro il governo a volte sia giustificata. La percentuale cambia a seconda della posizione politica, aumentando sino al 40% tra i repubblicani e scendendo al 23% tra i democratici. Una divisione confermata anche quando si tratta di giudicare la responsabilità di Trump nell’attacco al Capitol: per il 60% degli americani ha una “grande” o “buona” quota di colpa, ma se la percentuale sale tra i dem (92%) cala invece tra i repubblicani (27%) e gli indipendenti (57%). Per il 72% dei repubblicani e l’83% degli elettori del tycoon, inoltre, l’ex presidente ha solo “qualche responsabilità” o non ne ha “affatto”. Stando ad un sondaggio della Monmouth University, infine, quasi tre quarti dei repubblicani crede alle accuse (infondate) di Trump sui brogli elettorali, mentre secondo una rilevazione della Quinnipiac University quasi 8 su 10 vogliono che corra per la Casa Bianca nel 2024. 

Un anno dopo, gli americani restano preoccupati per la loro democrazia e quasi un terzo (il 28%) ritiene che l’uso della forza a volte possa essere giustificato per difendere le proprie idee e il risultato di un’elezione. Dal sondaggio di Cbs News pubblicato recentemente emerge che per i due terzi del campione intervistato l’attacco dei sostenitori di Donald Trump alla sede del Congresso il 6 gennaio di un anno fa è stato “un segno di crescente violenza politica” e la democrazia americana è ancor oggi “sotto minaccia”. 

Secondo il rapporto di Washington Post e Università del Maryland, invece, l'”orgoglio” degli americani per la loro democrazia, è sceso dal 90% del 2002 al 54%.

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A dicembre,  la Camera Usa ha votato, con 222 sì e 208 no, perché Meadows, sia perseguito per mancata collaborazione con la commissione che indaga sull’assalto del 6 gennaio al Campidoglio. E’ la seconda volta che la commissione agisce per punire per oltraggio un testimone che ha sfidato un mandato di comparizione, come già accaduto per l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon. “La storia sarà scritta su questi tempi, sul lavoro che questo comitato ha intrapreso”, ha detto il deputato Bennie Thompson, presidente della commissione, “e la storia non considererà nessuno di voi come un martire, come una vittima”. Il voto della Camera invia la questione alministero della Giustizia, dove ora spetterà ai pubblici ministeri decidere se presentare il caso a un gran giurì per eventuali accuse penali. Se condannati, Bannon e Meadows rischiano ciascuno fino a un anno di carcere per ogni accusa. 

A un anno di distanza si contano settecento persone incriminate. Di queste, seicento sono state accusate di violazione di zona riservata, reato per il quale sono previste una pena massima di un anno di carcere e una multa di 100 mila dollari. Per altri – chi era armato, chi aveva messo in conto di arrestare i rappresentanti del Congresso, chi pensava a un golpe – le accuse sono più gravi, e comportano pene tra dieci e vent’anni anni di carcere.

Aa essere chiamati in causa sono anche le persone più vicine all’ex presidente. Come Ivanka Trump. La figlia di The Donald chiese al padre di intervenire per fermare l’assalto dei suoi sostenitori al Congresso. Lo dice la rappresentante repubblicana Liz Cheney, vicepresidente della commissione d’inchiesta sul ‘6 Gennaio’, che parla di “testimonianza di prima mano” a conferma del retroscena. 

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“Noi sappiamo che la figlia – ha detto Cheney ad Abc News – intervenne almeno due volte per dirgli, ‘per favore, blocca questa violenza’. Abbiamo una testimonianza di prima mano”. Sarebbe stato solo uno dei molti appelli a intervenire rivolti a Trump durante le drammatiche ore dell’assedio a Capitol Hill.

Resta il fatto che ad un anno dall’assalto di Washington, in seguito al quale era dato per finito politicamente, The Donald è risorto dalle ceneri e può contare su un dominio incontrastato sui potenziali avversari repubblicani per il 2024. Almeno questa è la fotografia scattata da un sondaggio di Reuters e Ipsos, secondo cui il 54% degli elettori repubblicani sosterrà il tycoon alle prossime presidenziali, con un vantaggio di ben 43 punti sul secondo favorito, il governatore della Florida Ron DeSantis, fermo all’11%. Seguono l’ex vice presidente Mike Pence, all’8%, e l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, al 4%. 

C’è un’America che crede ancora in Trump. E che, a un anno di distanza, considera veri patrioti i “golpisti” di Capitol Hill. E’ l’America che annovera tra le sue fila, come teste d’ariete, sciamani, suprematisti bianchi, fondamentalisti evangelici, sovranisti incalliti…Un’America che sogna la rivincita. E la sta preparando con il suo commander in chief  “derubato della Casa Bianca”. La ferita alla democrazia Usa non si è rimarginata

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Uno scritto illuminante

 “Una chiara linea di violenza e antisemitismo si estende da Charlottesville al Campidoglio, dall’agosto 2017 al gennaio 2021. Questa linea è la cosa più importante che la storia registrerà sulla presidenza di Donald Trump”. A scriverlo su Haaretz è Amir Tibon, profondo conoscitore dell’arcipelago suprematista bianco americano. Vale la pena leggere le sue considerazioni a commento della notte della democrazia in America, quella dell’assalto a Capitol Hill, una battaglia provocata dagli “ariani” di Trump che ha provocato quattro morti e una ferita nel cuore degli Usa difficile da rimarginare per il neo eletto presidente Joe Biden. Perché quello che è andato in scena ieri a Washington (e replicato in Georgia) non è il gesto disperato, criminale, di un manipolo di folli suprematisti, ma un vero e proprio atto insurrezionale. 

Lo sdoganatore dei neonazisti, le SS dell’”America first”.

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“Il presidente Donald Trump è rimasto in silenzio per diverse lunghe ore, mentre violenti teppisti hanno marciato dal suo raduno davanti alla Casa Bianca verso il Campidoglio degli Stati Uniti e hanno preso d’assalto le sale del Congresso, minacciando l’incolumità di legislatori e poliziotti, sparando colpi di pistola nei corridoi più sacri della democrazia americana e costringendo a fermarsi nel processo di certificazione della vittoria di Joe Biden all’Electoral College – scrive Tibon -.  Quando finalmente ha rilasciato una dichiarazione video, ore dopo l’assedio al Congresso, si è trattato di un breve messaggio scritto in cui ripeteva le sue bugie su un’elezione che gli era stata presumibilmente ‘rubata’, e chiedeva gentilmente alla folla di ‘andare a casa in pace’. Se per caso qualche giornalista fosse riuscito in qualche modo a mettere un microfono davanti a Trump durante quelle lunghe ore di silenzio, possiamo facilmente supporre cosa avrebbe detto il presidente uscente. ‘In quel gruppo c’erano delle persone molto cattive’, direbbe Trump, riferendosi ai suoi sostenitori estremisti che hanno marciato con le bandiere confederate in Senato. ‘Ma c’erano anche persone che erano persone molto belle. Da entrambe le parti’. Trump ha avuto molti fallimenti, e anche alcuni successi, durante i suoi quattro anni da presidente. Ma la sua eredità verrà alla fine definita da due eventi, uno che si è verificato all’inizio del suo primo anno di presidenza, e uno che si è verificato proprio ora, due settimane prima della fine della sua presidenza. Il primo evento che sarà per sempre associato a Trump è il violento raduno di estrema destra a Charlottesville, in Virginia, nell’estate del 2017, che ha fatto sì che Trump facesse il commento dei famigerati ‘personaggi molto belli da entrambe le parti’

Tutto nasce a Charlottesville

“Quell’evento lo ha reso il primo, e si spera l’ultimo, presidente americano a legittimare e lodare i neonazisti che terrorizzavano i cittadini di una città americana – prosegue Tibon -. Il secondo evento è quello che è successo a Washington, quando i suoi sostenitori più cerebrolesi e cospiratori hanno cercato – e per un breve periodo ci sono riusciti – di fermare con forza un dibattito al Congresso sui risultati delle elezioni presidenziali. Trump non ha solo ispirato questo attacco al Congresso condividendo, giorno dopo giorno negli ultimi due mesi, false teorie cospiratorie sulle elezioni. Ha letteralmente detto ai suoi sostenitori, che si sono riuniti per una manifestazione fuori dalla Casa Bianca mercoledì scorso, che devono marciare sul Congresso. Non a caso, hanno fatto irruzione nell’edificio nello stesso momento in cui i media statunitensi hanno svelato una lettera del vicepresidente Mike Pence, in cui rifiutava la richiesta illegale di Trump di buttar via i voti validi del Collegio Elettorale che erano stati espressi per Biden. I sostenitori di Trump si sono resi conto che il loro eroe aveva perso la sua ultima possibilità legale di ribaltare i risultati delle elezioni e sono passati ad azioni illegali. Trump non li ha denunciati per questo; al contrario, ha detto loro ‘vi amiamo’ e ha dato la colpa alla violenza ‘dall’altra parte’, che ora include non solo Biden e il Partito democratico, ma anche governatori repubblicani, funzionari elettorali, senatori e membri del Congresso che si sono rifiutati di partecipare al suo attacco alla democrazia. Il grido di battaglia del raduno di estrema destra di Charlottesville era ‘Gli ebrei non ci sostituiranno’, e tre anni dopo, è ancora un messaggio che prospera sotto la superficie del movimento di culto di Trump. Appena poche ore prima che i teppisti di Trump irrompessero in Campidoglio, la Georgia aveva eletto il suo primo senatore ebreo, spianando la strada all’elezione del primo ebreo americano a Speaker del Senato ,il tutto nello stesso giorno in cui Biden ha annunciato  l’intenzione di nominare un giudice ebreo di spicco, Merrick Garland, come suo procuratore generale. Per coloro che parlano in termini antisemitici come ‘globalisti e diffondono folli teorie cospirative che includono elementi antisemitici, non ci saranno compromessi mentre combattono per preservare il loro uomo al potere’. Quando dicono che gli ebrei non li sostituiranno, lo intendono,   letteralmente. E sanno che nel suo cuore, Donald Trump è con loro, non importa quante volte i suoi parenti ebrei affermeranno il contrario”. 

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Donald Trump è tornato. Con i peggiori propositi. 

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