Hadi Matar : l'aggressore di Rushdie è vicino all'estremismo sciita e ai pasdaran

Il 24enne che ha accoltellato lo scrittore "condannato a morte" dai fondamentalisti dell'Islam è nato in California da immigrati libanesi.

Hadi Matar : l'aggressore di Rushdie è vicino all'estremismo sciita e ai pasdaran
Le immagini dell'aggressione
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13 Agosto 2022 - 19.03


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È nato su suolo californiano dieci anni dopo la pubblicazione del discusso “Versi Satanici”, in un ambiente vicino all’estremismo sciita e ai pasdaran iraniani, l’aggressore che ieri ha accoltellato Salman Rushdie. Con il passare delle ore emergono dettagli sul 24enne che si è macchiato del crimine, come ad esempio che usasse una patente falsa, sebbene la polizia dello Stato di New York non abbia ancora fornito nessuna indicazione ufficiale sul movente dell’aggressione. Adesso è accusato di omicidio di secondo grado.

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Hadi Matar vive nel New Jersey, a Fairview, un quartiere della contea di Bergen che si affaccia sul fiume Hudson, davanti a Manhattan. Al momento sembra che abbia agito da solo nel suo violento attacco contro lo scrittore, ma su questo maggiori elementi arriveranno dalla perquisizione della casa da parte dell’Fbi e dall’analisi di computer e telefoni. Ispezionato anche uno zaino lasciato da Matar nel luogo dell’attacco a Rushdie. E si indaga sulla patente falsa che gli è stata trovata nelle tasche dopo l’arresto. Da un esame preliminare dei suoi canali social, emerge una vicinanza all’ «estremismo sciita e alle cause della Guardia rivoluzionaria islamica iraniana, nella lista nera Usa delle organizzazioni terroristiche».

Anche se per il momento non sono stati stabiliti legami diretti tra il 24enne e i pasdaran, gli investigatori hanno trovato in un’app di messaggi sul suo telefono quattro foto di Qassem Solemani, il generale iraniano capo delle forze speciali Al Quds, braccio armato dei pasdaran, ucciso da un drone americano in Iraq nel gennaio 2020.

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Per l’islamogo francese Romain Caillet, Matar è «uno sciita libanese di obbedienza khomeinista». Su Twitter lo studioso sostiene che «la scelta del nome sulla patente falsa che usava è eloquente per chi conosce l’islamismo sciita e Hezbollah: Hassan Mughniyah…». Ovvero Moghniye’ come Imad Moghniye’, il comandante militare degli Hezbollah ucciso nel 2008 a Damasco. Ma un funzionario del movimento sostenuto dall’Iran ha preso le distanze dall’attacco a Rushdie precisando di «non avere nessuna informazione» su Matar e «di non voler commentare».

E anche dal Libano si fa presente che i legami tra l’aggressore il Paese sono molto deboli. Il sindaco di Yarou, il villaggio nel sud del Libano da dove proviene la famiglia di Matar, ha affermato che i suoi genitori risiedono negli Stati Uniti «da 30 anni» e che ormai non hanno più parenti nel Paese. Lo stesso Matar non ha mai messo piede in Libano. Il direttore della sicurezza generale libanese, Abbas Ibrahim, citato dai media locali, ha voluto precisare di non sapere «per il momento» se l’aggressore di Rushdie sia di origine libanese o meno. «Abbiamo bisogno di maggiori informazioni su di lui per determinare la sua identità. Gli americani non ci hanno ancora contattato in merito, ma in linea di principio questo incidente non dovrebbe interessare il Libano», ha sottolineato.

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