Tunisia: per ricattare l'Europa Saied specula anche sulla tragedia di Gaza

A Tunisi l’”amico” dittatore si è trasformato in sobillatore di piazza. Non più contro i migranti ma contro i “massacratori dei palestinesi”. La carta palestinese per alzare il prezzo del suo ricatto all’Europa. 

Tunisia: per ricattare l'Europa Saied specula anche sulla tragedia di Gaza
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

4 Novembre 2023 - 17.48


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A Tunisi l’”amico” dittatore si è trasformato in sobillatore di piazza. Non più contro i migranti ma contro i “massacratori dei palestinesi”. La carta palestinese per alzare il prezzo del suo ricatto all’Europa. 

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Tunisi sta con Gaza

Così ne scrive Claudio Del Frate sul Corriere della Sera: “La legge La Tunisia intende approvare una legge che renderà illegale qualsiasi rapporto con Israele da parte di suoi cittadini o società. Il provvedimento -per il quale è cominciato giovedì l’iter parlamentare – prevede pesanti condanne carcerarie . Tunisi assume così una posizione dichiaratamente filo Hamas nel conflitto che contrappone lo Stato ebraico ai palestinesi.

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Sarà un problema per l’Italia, schieratasi sul fronte opposto nei rapporti con un dirimpettaio sul Mediterraneo e con il quale abbiamo aperto il cruciale dossier sui migranti?

La legge anti Israele è stata presentata al Parlamento con toni molto duri. «Crediamo fermamente che la Palestina debba essere liberata dal fiume al mare, che l’intera patria debba essere restaurata e che lo Stato palestinese debba essere fondato con la Santa Gerusalemme come capitale» ha affermato il presidente dell’assemblea Brahim Bouderbala in apertura della plenaria. Parole che dicono molto: l’obiettivo di uno Stato palestinese «dal fiume al mare» ha implicito un no al riconoscimento di Israele e dunque colloca il regime di Kais Saied su posizioni molto radicali, a differenza di altri governi arabi. 

La legge prevede la pena da 6 a 12 anni di reclusione per «alto tradimento» per chi commette «il reato di normalizzazione» e l’ergastolo per la recidiva: vieta «tutti gli atti intenzionali che comportano comunicazione, contatto, propaganda, conclusione di contratti o cooperazione, diretta o indiretta, da parte di persone fisiche o giuridiche di nazionalità tunisina con tutte le persone fisiche e giuridiche affiliate all’”entità sionista”». E anche usare il termine «entità sionista» in luogo di Israele è tipico di chi nega il diritto all’esistenza dello Stato ebraico. 

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Resta da capire se un proclama così netto si rivelerà solo di facciata o avrà conseguenze concrete per i governi che invece sostengono Israele. Saied si già mostrato un negoziatore spregiudicato nella trattativa intavolata con l’Italia e la Ue sull’emergenza migranti: ha alzato molto il prezzo richiesto per fermare i trafficanti di esseri umani (arrivando a restituire al mittente una prima tranche di finanziamenti, considerati troppo esigui) e al momento il memorandum per il controllo dei flussi giace su un binario morto.

Anche l’Algeria – pur non arrivando a varare una legge di boicottaggio aperto contro Israele – ha assunto una posizione apertamente filo Hamas. Si tratta di un altro Paese dello scenario mediterraneo con il quale l’Italia ha aumentato i legami di dipendenza: dopo lo scoppio della guerra in Ucraina Algeri è diventato il principale fornitore di gas per l’Italia . I dati Arera indicano che da lì è arrivato nel 2022 il 36% del nostro fabbisogno, soppiantando la Russia, precipitata al 15%. L’indomani del massacro terroristico compiuto da Hamas nei kibbuz , l’Algeria ha condannato i raid israeliani e ha espresso solidarietà ai palestinesi. Un problema per la stabilità energetica dell’Italia?

Di fatto il precipitare degli eventi in Medio Oriente ha già costretto al rinvio del vertice Italia-Africa che era in calendario per il 5 e 6 novembre a Roma. Non è un buon segnale, infine che proprio i due partner cruciali per l’Italia – appunto Tunisia e Algeria – hanno espresso riserve sulla risoluzione adottata dalla Lega Araba l’11 ottobre scorso, ritenuta troppo debole ed equidistante. La risoluzione, nel chiedere lo stop ai raid israeliani condannava l’uccisione di civili di entrambe le parti sottolineando la necessità di rispettare i diritti individuali umanitari e il diritto internazionale”. 

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Stop and go

Da un report Ansa: “ Il presidente tunisino Kais Saied ha dichiarato in un discorso televisivo di essere contrario all’approvazione di una legge che criminalizza la normalizzazione delle relazioni con Israele, dopo che il parlamento ha già approvato due dei sei articoli previsti.

Per quanto riguarda la legge che rende reato ogni rapporto con Israele, Saied ha sottolineato infatti la necessità di fare riferimento all’articolo 60 del codice penale sul reato di tradimento, il quale prevede che “chiunque abbia a che fare con l’entità sionista è un traditore del popolo palestinese e colpevole di alto tradimento” aggiungendo: “Non accettiamo contrattazioni, offerte, pressioni o ricatti da parte di soggetti nazionali o stranieri”.
 Secondo il presidente tunisino, la parola “normalizzazione” non esiste perché “riflette un’ideologia disfattista che non ha nulla a che fare con la realtà dei combattenti o con la resistenza sul campo di battaglia. 

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Saied ha poi ribadito che “non è il momento opportuno per impegnarsi in dibattiti inutili o discutere terminologie giuridiche inutili quando i palestinesi sono vittime dei crimini più atroci”.
 Giovedì scorso il parlamento ha approvato due articoli della legge, prima che il presidente dell’aula Brahim Bouderbala sospendesse la sessione che di fatto non è ripresa il giorno dopo, nonostante alcuni parlamentari abbiano insistito affinché si tenesse una votazione. Bouderbala aveva precedentemente parlato di “completa armonia” tra Saied, il parlamento e “le aspirazioni del popolo”, ma in seguito ha affermato che il presidente Saied lo aveva avvertito che tale legge potrebbe danneggiare gli interessi e la sicurezza della Tunisia. 

Lo Zelig tunisino

Così lo tratteggia, con grande efficacia, Negrizia, in un report in cui si rimarca, tra la’ltro, come […]Kais Saied, lo Zelig autoritario della politica tunisina, ha un talento innato per l’autopromozione. Vive senza imbarazzi il suo navigare nelle contraddizioni. L’importante è rimanere abbarbicato al potere.

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Il 65enne presidente della Tunisia, eletto con un trionfale 75% nel 2019, riesce in un’impresa titanica: azzera il principale partito islamico tunisino, Ennahdha (legato ai Fratelli musulmani), arrestandone i suoi vertici. E, allo stesso tempo, inneggia ad Hamas (sempre costola dei Fratelli musulmani) nella sua guerra antisemita.

Non solo: nella sua ascesa politica, il presidente era convinto – e lo affermava a pieni polmoni – che la religione era altra cosa e distaccata dallo stato. Oggi, invece, utilizza l’islam come baluardo contro il sionismo.

Terza curiosità: con lui la “Primavera araba”è diventata pura preistoria. Dodici anni fa si propose al mondo come motore primo della rivoluzione dei gelsomini.

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Contraddizioni che si riverberano anche nella stretta attualità.

Punire le relazioni con Israele

Giovedì 2 novembre, il parlamento tunisino ha iniziato a discutere un disegno di legge che criminalizza qualsiasi normalizzazione dei legami con Israele.

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Per “normalizzazione” s’intende qualsiasi forma di comunicazione, cooperazione o relazione commerciale «deliberata, direttamente o indirettamente», con chiunque nasca o si identifichi moralmente come israeliano, ad eccezione dei palestinesi in possesso della cittadinanza israeliana.

Chiunque venga riconosciuto colpevole di questo “crimine” (classificato come «alto tradimento») rischia una pena da 6 a 10 anni di carcere e una multa da 10mila a 100mila dinari tunisini (da 3mila a 30mila euro). I recidivi verrebbero incarcerati a vita.

La posizione del presidente e del parlamento è che la «Palestina debba essere liberata dal fiume al mare (cancellando dalla carta geografica Israele, ndr)  e che debba essere istituito uno stato palestinese con Gerusalemme Santa come capitale», ha dichiarato il portavoce del parlamento Brahim Bouderbala.

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L’iniziativa – che ha diviso i membri dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo, il parlamento monocamerale della Tunisia – è particolarmente significativa in un momento in cui il paese sta vivendo un’ondata di solidarietà con la Palestina.

Esternazioni antisemite

Saied, pronto a esplicite effusioni con la piazza, ripete a nastro la sua ostilità al “sionismo” con derive antisemitiche.

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Il 9 maggio, ad esempio, ha negato che fosse antisemita l’attacco davanti alla sinagoga di Ghriba, sull’isola di Djerba, in cui sono stati uccisi due pellegrini ebrei e tre membri delle forze di sicurezza tunisine.

Hanno fatto discutere anche le sue esternazioni  del 18 settembre, quando si è detto convinto che ci sarebbe una presunta cospirazione sionista dietro all’uragano Daniel, abbattutosi sulla Libia e su altre aree del Mediterraneo. «Per quanto riguarda l’uragano Daniel, non si sono nemmeno presi la briga di mettere in discussione l’origine di questo nome. Chi è Daniel? È un profeta ebreo», ha detto nel corso di un incontro con il primo ministro Ahmed Hachani. L’accusa al “movimento sionista” è di essersi «infiltrato nelle menti e nel pensiero».

Pure nel 2021 si lanciò in polemiche antisemite. In occasione delle proteste scoppiate a Mnihla (sobborgo di Tunisi), a causa della situazione economica nel paese, uscì un video nel quale il presidente pareva accusare gli ebrei di essere i responsabili dell’instabilità nel paese. Lui, tuttavia, respinse le accuse, definite «una calunnia».

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Amici di chi?

Annota Daniele Prestigiacomo su Today: “Da una parte, il primo fornitore di gas. Dall’altra, chi dovrebbe fermare gli arrivi di migranti. I due Paesi del Nordafrica diventati strategici per l’Italia (ma anche per l’Europa) su due dossier fondamentali come energia e migrazione, voltano le spalle alla Lega araba e rifiutano di condannare l’attacco di Hamas. 

Tunisi e Algeri, infatti, hanno presentato le loro riserve sulla risoluzione votata ieri dal consiglio della Lega araba, organizzazione che che riunisce 22 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, sulla guerra tra Israele. Nel testo si condanna “l’uccisione e il targeting di civili da parte di entrambe le parti e tutti gli atti contrari al diritto internazionale e al diritto umanitario internazionale”. In altre parole, pur restando sbilanciata sul sostegno al popolo palestinese e sulla critica alla politica di Israele nei confronti della Palestina, la risoluzione esprime una condanna dell’azione di Hamas e degli altri gruppi terroristici lanciata lo scorso sabato, e ribadisce l’appoggio all’Autorità nazionale palestinese. 

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La posizione è frutto delle pressioni dell’Arabia saudita, che nei mesi scorsi aveva avviato dei colloqui con Israele per normalizzare i rapporti. Ma alla Tunisia e all’Algeria il testo equidistante non è piaciuto. In un comunicato stampa, Algeri spiega di voler prendere “le distanze da tutto ciò che equipara il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione per stabilire uno Stato sovrano sui confini del 1967 con le pratiche dell’entità sionista, che viola le carte e le risoluzioni della legittimità internazionale”. Sulla stessa linea Tunisi: “La Palestina non è un dossier o una questione in cui c’è un querelante o un imputato – si legge in una nota del presidente Kais Siaed – Piuttosto, è il diritto del popolo palestinese che non può essere prescritto o annullato dall’occupazione sionista attraverso l’omicidio, le espulsioni collettive e la privazione degli elementi più basilari della vita come l’acqua, le medicine, il cibo e l’elettricità, il tutto prendendo di mira gli anziani, gli innocenti, donne e bambini, case, ospedali, primi soccorritori, ambulanze”. Da parte di Algeri e Tunisi, nessun riferimento agli orrori dell’attacco di Hamas, anch’essi compiuti contro innocenti. 

La posizione di Saied su Israele arriva in un momento in cui la Commissione europea e il governo italiano devono fronteggiare le critiche di chi, nel nostro Paese come nel resto dell’Ue, chiede di bloccare l’accordo sui migranti con Tunisi. Non che il presidente tunisino sia una mano in tal senso: proprio in queste ore, Saied ha confermato che la Tunisia ha restituito i 60 milioni di euro versati da Bruxelles come prima tranche di pagamento nell’ambito del memorandum d’intesa sui migranti. In realtà, la somma proviene da un finanziamento già previsto in passato nell’ambito del sostegno Ue al Paese per il Covid-19. Tunisi sostiene che la cifra pattuita come prima tranche è ben più alta, e per questo ha restituito il pagamento”.

E ora il dittatore-Zelig ci riprova, sfruttando la tragedia di Gaza. 

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