Groenlandia: Trump minaccia dazi contro i paesi che ostacolano il suo furto imperialista

annunciato la possibilità di imporre dazi doganali contro tutti i Paesi che non si allineeranno al piano americano sulla Groenlandia

Groenlandia: Trump minaccia dazi contro i paesi che ostacolano il suo furto imperialista
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16 Gennaio 2026 - 22.33


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Donald Trump torna a brandire il ricatto economico come strumento di politica estera, confermando una concezione dei rapporti internazionali che assomiglia più alla legge della giungla che alla diplomazia tra Stati sovrani. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti annunciato la possibilità di imporre dazi doganali contro tutti i Paesi che non si allineeranno al piano americano sulla Groenlandia, ribadendo senza imbarazzo che Washington “ha bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”.

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La dichiarazione, pronunciata alla Casa Bianca durante una tavola rotonda sul piano sanitario per le aree rurali americane, è l’ennesima prova di una visione imperiale del mondo in cui la forza economica e militare viene usata come clava politica. La sovranità degli altri Stati, il diritto internazionale e l’autodeterminazione dei popoli vengono liquidati come fastidi secondari di fronte agli interessi strategici degli Stati Uniti. Se non accetti le condizioni di Washington, il messaggio è chiaro: paghi.

In questo scenario sempre più brutale, fatto di minacce e pressioni, si inserisce il colloquio tra il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un incontro che Tajani ha definito “molto positivo, franco e cordiale”, sottolineando la “visione comune” tra Italia e Stati Uniti su tutti i principali dossier internazionali: dal Venezuela all’Iran, da Gaza all’Ucraina, fino alla Groenlandia.

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Parole rassicuranti, ma che suonano quantomeno stonate mentre la Casa Bianca teorizza apertamente sanzioni e dazi contro Paesi alleati per costringerli a piegarsi a un progetto geopolitico unilaterale. L’“unità dell’Occidente” evocata dal vicepremier rischia così di ridursi a una subordinazione, in cui chi è più forte detta le regole e gli altri si adeguano, possibilmente senza fare troppe domande.

Tajani ha anche annunciato a Rubio la sua partecipazione al vertice del 4 febbraio dedicato alle materie prime e alle terre rare, un tema centrale proprio nel contesto della corsa globale al controllo delle risorse strategiche. Ed è qui che il quadro si chiarisce ulteriormente: la Groenlandia non è solo una questione di sicurezza, ma un gigantesco serbatoio di risorse e una pedina fondamentale nello scontro tra potenze.

Trump lo dice senza filtri e senza diplomazia: chi non si allinea verrà colpito. È una concezione del mondo che cancella il multilateralismo e riporta la politica internazionale a una logica ottocentesca, dove vale solo la forza e il diritto coincide con l’interesse del più potente. Una deriva che dovrebbe allarmare l’Europa e i suoi governi, invece di essere accolta con sorrisi e formule di rito sulle “relazioni transatlantiche”.

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