Trump accusa la Nike di 'discriminare i bianchi' solo perché l'azienda favorisce politiche di inclusione

L’amministrazione Trump apre un nuovo fronte della sua guerra ideologica contro le politiche di inclusione, prendendo di mira uno dei simboli globali del capitalismo progressista: Nike

Trump accusa la Nike di 'discriminare i bianchi' solo perché l'azienda favorisce politiche di inclusione
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5 Febbraio 2026 - 11.41


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L’amministrazione Trump apre un nuovo fronte della sua guerra ideologica contro le politiche di inclusione, prendendo di mira uno dei simboli globali del capitalismo progressista: Nike. Nel mirino non c’è una violazione del lavoro in senso classico, ma l’esistenza stessa dei programmi di diversità, equità e inclusione, trasformati dall’apparato trumpiano in una presunta forma di “discriminazione al contrario”.

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La Equal Employment Opportunity Commission, l’agenzia federale per le pari opportunità che sotto Trump è stata di fatto riconvertita in strumento di smantellamento delle politiche antidiscriminatorie, ha avviato un’indagine contro il colosso dell’abbigliamento sportivo per quello che definisce un trattamento sfavorevole dei dipendenti bianchi. L’indagine riguarda, secondo quanto riporta il New York Times, “accuse sistemiche di discriminazione razziale intenzionale legate ai programmi di diversità, equità e inclusione”.

È l’ennesimo segnale di una strategia ormai chiara: usare il linguaggio dei diritti civili per colpire le conquiste ottenute proprio grazie a decenni di lotte contro il razzismo strutturale. Le politiche DEI, nate per correggere disuguaglianze storiche e sottorappresentazioni evidenti, vengono rovesciate e presentate come una minaccia per la maggioranza bianca, in una narrazione che parla direttamente alla base elettorale più reazionaria del trumpismo.

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Nike non è una scelta casuale. L’azienda è da anni nel mirino della destra americana per le sue prese di posizione pubbliche su razzismo, diritti civili e giustizia sociale, a partire dal sostegno a Colin Kaepernick e al movimento Black Lives Matter. Colpirla significa lanciare un messaggio a tutto il mondo corporate: adeguarsi al nuovo corso o rischiare l’intervento punitivo dello Stato.

Secondo osservatori e giuristi citati dalla stampa statunitense, il rischio è che la EEOC venga trasformata da organo di tutela dei lavoratori discriminati in un’arma politica per delegittimare ogni tentativo di inclusione. Un paradosso solo apparente in un’America in cui la parola “uguaglianza” viene sempre più spesso piegata per giustificare l’arretramento dei diritti.

In questo quadro, l’indagine su Nike appare meno come una difesa dei lavoratori e più come un tassello di una più ampia offensiva culturale: riscrivere il significato stesso di discriminazione per normalizzare le disuguaglianze e criminalizzare chi prova a contrastarle.

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