Trump getta la maschera: il petrolio l'obiettivo della guerra all’Iran, altro che democrazia e diritti delle donne

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alza nuovamente i toni contro Teheran e, tra dichiarazioni contraddittorie e minacce, lascia emergere un quadro sempre più esplicito: il petrolio è il vero nodo del conflitto.

Trump getta la maschera: il petrolio l'obiettivo della guerra all’Iran, altro che democrazia e diritti delle donne
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26 Marzo 2026 - 18.45


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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alza nuovamente i toni contro Teheran e, tra dichiarazioni contraddittorie e minacce, lascia emergere un quadro sempre più esplicito: il petrolio è il vero nodo del conflitto.

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Parlando alla Casa Bianca, Trump ha dichiarato che il controllo delle risorse energetiche iraniane “è un’opzione”, evocando apertamente precedenti come quello del Venezuela. Un’affermazione che segna un punto di svolta nella narrativa ufficiale della guerra.

Negli stessi interventi, il presidente ha ribadito l’incertezza sulla via diplomatica: “Non so se siamo disposti a lavorare a un accordo con l’Iran” e ha aggiunto: “Avrebbero dovuto fare un accordo quattro settimane fa”.

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Parole che arrivano mentre, sul terreno, il conflitto prosegue da settimane tra bombardamenti e pressioni per un’intesa. Trump ha infatti minacciato che, senza un accordo, gli Stati Uniti continueranno a colpire: “se rifiutano, continueremo” .

Il petrolio come leva strategica

Fin dall’inizio della crisi, il petrolio è stato al centro delle dichiarazioni del presidente americano. Trump ha più volte legato direttamente l’escalation militare ai flussi energetici globali, arrivando a minacciare attacchi “venti volte più forti” se l’Iran avesse bloccato lo Stretto di Hormuz .

E ancora: l’apertura al possibile controllo diretto del petrolio iraniano segna un salto ulteriore, trasformando una guerra presentata come strategica e di sicurezza in una questione apertamente economica.

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Non solo. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, lo stesso Trump ha descritto come “regalo” il passaggio di petroliere iraniane nello stretto, inserendo esplicitamente il greggio nel cuore delle trattative .

La narrativa che crolla

Solo pochi giorni fa, Trump sosteneva che fermare l’Iran fosse “più importante del petrolio” . Ma la sequenza di dichiarazioni successive racconta una realtà diversa: il controllo delle risorse energetiche, la sicurezza delle rotte petrolifere e l’impatto sui mercati globali sono diventati il vero asse della strategia americana.

Il riferimento esplicito al modello Venezuela – ovvero il controllo diretto delle risorse – rafforza questa lettura.

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L’affondo sulla Nato

Nel frattempo, Trump ha attaccato anche gli alleati: “Sono molto deluso dalla Nato. Questo doveva essere un test per la Nato. Non lo dimenticheremo”.

Una frase che sottolinea l’isolamento crescente della linea americana e la volontà di proseguire anche senza un pieno consenso internazionale.

Il punto politico

Le parole del presidente segnano un cambio di paradigma: la guerra all’Iran non viene più giustificata soltanto con la sicurezza, il nucleare o la stabilità regionale.

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Nella narrazione che emerge, il petrolio diventa il fulcro. E con esso cade definitivamente la retorica legata alla democrazia, ai diritti umani o alla condizione delle donne, che scompaiono dal discorso pubblico lasciando spazio a interessi strategici ed energetici.

Una “maschera” che, almeno sul piano politico e comunicativo, appare ormai caduta.

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