A sei mesi dall’annuncio della tregua, Gaza continua a morire. L’accusa arriva dal capo dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, che parla apertamente di un “modello incessante di uccisioni” e mette in discussione la stessa esistenza del cessate il fuoco.
“È difficile conciliare tutto questo con una tregua”, afferma Türk, ricordando che oltre 700 palestinesi sono stati uccisi dall’ottobre 2025, cioè da quando il cessate il fuoco è entrato formalmente in vigore.
Solo dall’inizio di aprile, secondo i dati riportati, almeno 32 palestinesi hanno perso la vita in operazioni delle forze israeliane. Tra le vittime una bambina di terza elementare, colpita a morte nella sua aula improvvisata nel nord della Striscia, e il giornalista di Al Jazeera Mohamed Washah, ucciso da un attacco con drone.
Il quadro descritto dall’Alto Commissario è quello di una popolazione senza alcuna protezione. “I palestinesi non hanno un modello di sopravvivenza: qualsiasi cosa facciano o non facciano, ovunque vadano o non vadano, non esiste sicurezza per loro”, denuncia.
Parole durissime, che puntano il dito anche contro l’inerzia internazionale. “Questo schema incessante di uccisioni riflette un continuo disprezzo per la vita dei palestinesi, reso possibile da un’impunità diffusa”, aggiunge Türk, chiedendo alla comunità internazionale di andare “oltre le parole” e adottare misure concrete.
Una presa di posizione che riapre con forza il tema dell’effettività della tregua e del costo umano di un conflitto che, nei fatti, non si è mai fermato.
