Orban nella polvere: l'autocrate trumpian-putiniano battuto nettamente da Péter Magyar

Con il 72,44% dei voti scrutinati, Tisza è proiettato verso 138 seggi, che gli garantirebbero la maggioranza dei due terzi nel nuovo Parlamento. Il partito Fidesz di Viktor Orbán è a 54 seggi, mentre Mi Hazánk a 7.

Orban nella polvere: l'autocrate trumpian-putiniano battuto nettamente da Péter Magyar
Viktor Orban
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12 Aprile 2026 - 22.37


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Il trumpian-putiniano d’Europa è stato travolto da un voto dhe ha dimostrato che gli ungheresi non ne potevano più del suo potere.

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Con il 72,44% dei voti scrutinati, Tisza è proiettato verso 138 seggi, che gli garantirebbero la maggioranza dei due terzi nel nuovo Parlamento. Il partito Fidesz di Viktor Orbán è a 54 seggi, mentre Mi Hazánk a 7.

La caduta di Viktor Orbán viene accolta a Bruxelles con qualcosa di più di un semplice sollievo istituzionale. È la fine di una lunga stagione di attrito permanente tra Budapest e l’Unione europea, un rapporto logorato da anni di veti, rinvii e scontri politici che hanno reso l’Ungheria di Orbán un elemento costante di frizione dentro il progetto europeo.

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Il successo dell’opposizione guidata da Péter Magyar viene interpretato come la possibilità concreta di un riallineamento del paese. Non è soltanto un cambio di governo, ma un possibile cambio di direzione politica. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lo afferma chiaramente: «L’Ungheria ha scelto l’Europa». Una frase che segna simbolicamente la chiusura di una fase in cui era l’Unione a dover continuamente negoziare con un partner ostile o riluttante.

Anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola insiste sulla stessa linea, riportando l’Ungheria «nel cuore dell’Europa», mentre il presidente francese Emmanuel Macron legge il voto come una conferma dell’attaccamento degli ungheresi ai valori europei e al ruolo del paese all’interno dell’Unione.

Per anni Orbán ha incarnato un modello politico apertamente conflittuale con Bruxelles, utilizzando ogni leva procedurale — incluso il potere di veto — per rallentare decisioni su dossier centrali, dalle politiche migratorie al sostegno all’Ucraina. Una strategia che gli ha garantito consenso interno, ma che ha progressivamente isolato Budapest nel contesto europeo.

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Ora lo scenario cambia. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz parla della necessità di rafforzare un’Europa più unita e sicura, mentre altri leader europei leggono il voto come l’apertura di una nuova fase politica. Anche il primo ministro estone Kristen Michal sottolinea la portata storica della scelta degli elettori ungheresi, e il premier svedese Ulf Kristersson parla di un nuovo capitolo nella storia del paese.

Lo stesso Orbán, nel riconoscere la sconfitta, non nasconde la durezza del risultato: lo definisce «doloroso per noi, ma chiaro», congratulandosi con gli avversari. Rivendica oltre trent’anni alla guida di Fidesz e il sostegno di milioni di elettori, ma accetta il passaggio all’opposizione promettendo di continuare a rappresentarli. «Serviremo il nostro Paese e la nazione ungherese dall’opposizione», afferma, assicurando che non intende ritirarsi dalla scena politica.

Non è soltanto un cambio di maggioranza. È la fine, almeno per ora, di una stagione in cui l’Ungheria è stata uno dei principali fattori di blocco interno all’Unione. A Bruxelles lo sanno: più che una vittoria elettorale, questa è un’opportunità politica. Resta da capire se diventerà una svolta reale.

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