“Abbattiamo dieci edifici a Beirut per ogni soldato israeliano ferito da un drone”: con questa frase il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha commentato la morte di un soldato israeliano nel nord di Israele, avvenuta ieri. Le parole del ministro, pubblicate sul suo profilo X e rilanciate dai media israeliani, arrivano mentre il conflitto lungo il fronte libanese conosce una nuova e pesante escalation.
La proposta di Smotrich richiama esplicitamente la logica della rappresaglia contro i civili: distruggere case e quartieri come punizione collettiva. Un metodo che appartiene alla storia delle occupazioni militari naziste in Europa, fondate sulla vendetta indiscriminata contro la popolazione civile per intimidire, terrorizzare e piegare intere comunità.
Nella notte, intorno alle due, un raid dell’esercito israeliano ha colpito un appartamento in un edificio residenziale a Sidone, nel sud del Libano. Secondo i media libanesi, l’attacco ha provocato almeno tre morti e cinque feriti. Nella sola giornata di ieri, altre 31 persone sono state uccise nei bombardamenti israeliani, mentre il governo di Beirut denuncia un’espansione delle operazioni militari israeliane finalizzata ad ampliare l’occupazione del sud del Paese.
Il governo Netanyahu continua a sostenere che l’obiettivo dell’offensiva sia smantellare le postazioni di Hezbollah e garantire la sicurezza del nord di Israele. Dall’1 marzo, però, le forze israeliane hanno già occupato una fascia di territorio libanese profonda circa dieci chilometri dal confine, delimitata da una “linea gialla” simile a quella creata nella Striscia di Gaza. Secondo Beirut, Israele starebbe ora preparando un’avanzata fino al fiume Litani.
L’offensiva è accompagnata da ordini di evacuazione per la popolazione civile e dalla distruzione sistematica di abitazioni, scuole e infrastrutture. E questo nonostante il cessate il fuoco formalmente ancora in vigore. Il prezzo umano continua a crescere: secondo le autorità libanesi, i morti hanno superato quota 3.200, i feriti sono oltre 9.700 e gli sfollati circa un milione e duecentomila.
L’occupazione militare israeliana prosegue mentre, parallelamente, sarebbero in corso tentativi diplomatici mediati dagli Stati Uniti. Per domani è previsto un incontro tecnico tra rappresentanti militari israeliani e libanesi, mentre il negoziato politico – ancora a livello di ambasciatori – dovrebbe aprirsi nella prima settimana di giugno.
Beirut si dice pronta a discutere il disarmo di Hezbollah, ma denuncia di trovarsi stretta tra la devastazione umanitaria, il collasso economico e una sorta di “veto” imposto da Israele al rafforzamento dell’esercito regolare libanese.
