La fragile tregua tra Israele e Iran appare sempre più vicina al collasso. Dopo il lancio di missili iraniani contro Israele — che Teheran ha presentato come una risposta ai bombardamenti israeliani contro la periferia sud di Beirut, considerati una violazione del cessate il fuoco dell’8 aprile — l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi strategici in Iran, ignorando gli appelli alla moderazione arrivati dagli Stati Uniti.
Il presidente Donald Trump aveva chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di non reagire militarmente e di concedere più tempo ai negoziati, ribadendo che la sua volontà di raggiungere un accordo con Teheran resta immutata. L’appello della Casa Bianca, tuttavia, non ha fermato la risposta israeliana. Nelle ultime ore sono state segnalate esplosioni a Teheran e Karaj, mentre a Tel Aviv sono tornate a risuonare le sirene d’allarme per l’arrivo di missili provenienti dallo Yemen.
A confermare l’operazione è stato lo stesso esercito israeliano. “Poco fa, decine di caccia dell’Aeronautica militare israeliana, guidati dalla direzione dell’intelligence dell’Idf, hanno portato a termine un attacco su vasta scala contro sistemi di difesa strategici appartenenti al regime terroristico iraniano”. Lo comunicano le Forze di difesa israeliane.
“Recentemente, sistemi di difesa erano stati dispiegati in numerose aree dell’Iran per ripristinare le proprie capacità di rilevamento e difesa indebolite dall’operazione Il ruggito del Leone. L’attacco ha portato allo smantellamento di tali sistemi”.
Mentre Israele rivendicava il raid, da Washington è arrivata una presa di distanza. Un funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios che la Casa Bianca non ha avuto alcun ruolo nell’attacco israeliano contro Beirut sud e non ha concesso alcun via libera all’operazione. Una precisazione che non ha impedito a Teheran di attribuire agli Stati Uniti una responsabilità diretta nell’attuale crisi.
Gli Usa hanno la responsabilità diretta di qualsiasi violazione dell’accordo di cessate il fuoco dell’8 aprile: lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, sostenendo che le azioni israeliane non possono essere separate dalla politica statunitense.
“Nessuno crede che il regime sionista agisca senza coordinamento con gli Stati Uniti”, ha affermato Baghaei, aggiungendo che il Comando Centrale degli Stati Uniti sostiene Israele sia nelle operazioni offensive che difensive e che Washington sarebbe responsabile delle conseguenze di qualsiasi escalation nella regione.
La crisi si è nel frattempo estesa anche al Mar Rosso, dove sono intervenuti gli Houthi yemeniti, alleati regionali dell’Iran. I ribelli hanno rivendicato la responsabilità di un attacco missilistico contro Israele e annunciato il divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso con un blocco navale completo contro Israele nello stretto di Bab al-Mandab. Lo riportano diversi media iraniani. Gli Houthi, riporta Al Jazeera, hanno aggiunto che risponderanno all’escalation con un’escalation.
Le minacce si estendono ora anche alle principali rotte marittime mondiali. Da Teheran è arrivato infatti un avvertimento che coinvolge sia lo stretto di Hormuz sia quello di Bab al-Mandab, passaggi fondamentali per il commercio internazionale e per il traffico energetico globale.
“La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione”, ha dichiarato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, minacciando: “I circoli della resistenza hanno la capacità di bloccare entrambi gli stretti, Hormuz e Bab al-Mandab. La scelta è vostra: fermare questa follia o instaurare un equilibrio di controllo sulle due vie navigabili!”.
“Il primo anello della catena di risposta iraniana si è attivato ieri, dopo la follia del regime sionista a Beirut e la chiara violazione del cessate il fuoco”, ha affermato, citato da Tasnim.
La sequenza degli eventi mostra quanto sia ormai fragile l’equilibrio raggiunto ad aprile. Israele considera legittime le proprie operazioni contro Hezbollah e gli altri alleati regionali di Teheran; l’Iran, al contrario, sostiene che quei raid abbiano infranto la tregua e giustifica così il lancio dei missili contro il territorio israeliano. La successiva risposta dell’aviazione israeliana contro obiettivi in Iran e l’attivazione degli Houthi nel Mar Rosso rischiano ora di trasformare una crisi già grave in un confronto regionale ancora più ampio, mentre gli sforzi diplomatici statunitensi appaiono sempre più in affanno.
