Trump usa una canzone di Ariana Grande per celebrare la barbarie omicida dell'Ice: la cantante si ribella

Nel video, diffuso su TikTok, si vedevano agenti impegnati in arresti e trasferimenti di migranti mentre risuonava "Bye", una canzone pubblicata dall’artista nel 2024.

Trump usa una canzone di Ariana Grande per celebrare la barbarie omicida dell'Ice: la cantante si ribella
Ariana Grande
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12 Giugno 2026 - 18.59


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A volte bastano pochi secondi di video per mostrare tutta la brutalità di una politica. È quanto accaduto quando la Casa Bianca ha deciso di utilizzare una canzone di Ariana Grande come colonna sonora di un filmato che celebrava le operazioni dell’ICE contro i migranti, trasformando un brano pop in sottofondo propagandistico per una delle campagne anti-immigrazione più controverse e aggressive dell’amministrazione Trump.

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Nel video, diffuso su TikTok, si vedevano agenti impegnati in arresti e trasferimenti di migranti mentre risuonava “Bye”, una canzone pubblicata dall’artista nel 2024. Ad accompagnare le immagini, un messaggio trionfalistico sul lavoro svolto al confine. Una scelta che Ariana Grande ha giudicato inaccettabile.

La cantante è intervenuta pubblicamente chiedendo che la sua musica non fosse associata a quella che ha definito una situazione “barbara, disumana e ripugnante”. Una presa di posizione netta contro l’utilizzo della sua arte per promuovere politiche che, secondo numerose organizzazioni per i diritti umani, hanno contribuito a criminalizzare migranti e richiedenti asilo e a normalizzare pratiche considerate da molti lesive della dignità delle persone.

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Le parole dell’artista hanno rapidamente acceso il dibattito sui social e attirato l’attenzione dei media statunitensi. Poco dopo, il suo commento è scomparso dalla piattaforma, ma nel frattempo era già stato salvato e condiviso da migliaia di utenti. Ancora più significativo è stato ciò che è accaduto al video: la canzone è stata rimossa. Al suo posto è comparsa la scritta “Questo audio non è disponibile”.

La Casa Bianca ha reagito attraverso la portavoce Abigail Jackson, che ha difeso l’operato dell’amministrazione. Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, resta il fatto che la richiesta della cantante è stata accolta. La sua musica non accompagna più immagini utilizzate per esaltare una politica migratoria fondata sulla repressione, sui rastrellamenti e sulla costruzione di un clima di paura verso chi cerca una vita migliore.

In un’epoca in cui la comunicazione politica tenta sempre più spesso di mascherare la durezza delle proprie scelte dietro slogan, video virali e colonne sonore accattivanti, il gesto di Ariana Grande ha ricordato che gli artisti hanno il diritto di opporsi quando le loro opere vengono piegate a fini propagandistici. E che non tutto può essere trasformato in marketing politico, soprattutto quando in gioco ci sono persone, diritti e vite umane.

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