Nuove tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti sul futuro del Libano meridionale. Teheran ha dichiarato che qualsiasi permanenza delle forze israeliane nel sud del Paese o eventuali nuovi attacchi contro il territorio libanese costituirebbero una violazione del memorandum d’intesa raggiunto tra Washington e Teheran per la fine del conflitto regionale.
A lanciare l’avvertimento è stato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che durante una conferenza con diplomatici e ambasciatori ha ribadito che la conclusione della guerra in Libano non può essere separata dal ritiro delle truppe israeliane.
«La fine della guerra in Libano è una parte inseparabile della conclusione complessiva del conflitto», ha affermato Araghchi. «Porre fine alla guerra significa anche porre fine all’occupazione. Senza il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati durante questa guerra, il conflitto non può essere considerato realmente concluso».
Il capo della diplomazia iraniana ha aggiunto che «qualsiasi attacco militare israeliano contro il Libano da questo momento in avanti, così come il proseguimento dell’occupazione di territori libanesi, sarà considerato da noi una violazione del memorandum d’intesa».
Le dichiarazioni di Teheran sono state però immediatamente smentite sul piano politico da Washington e da Israele.
L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha affermato che la lotta israeliana contro Hezbollah non è in alcun modo collegata all’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Huckabee ha scritto che il segretario di Stato americano Marco Rubio «ha chiarito che Iran e Hezbollah non sono collegati nell’accordo». L’ambasciatore ha aggiunto che «Israele non ha bisogno del permesso dell’Iran per difendersi» e che «il legame del terrorismo deve finire».
Le parole di Huckabee arrivano in risposta alle indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe subordinato la firma definitiva dell’accordo con Washington al completo ritiro israeliano dal Libano.
Anche da Gerusalemme il messaggio è netto. Fonti israeliane hanno confermato lunedì che le truppe resteranno nel Libano meridionale, sostenendo che «l’accordo di Trump non ci vincola». Una posizione che conferma la volontà del governo israeliano di mantenere la libertà d’azione militare contro Hezbollah indipendentemente dagli impegni assunti dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.
Lo scontro diplomatico evidenzia così una delle principali zone d’ombra dell’intesa tra Washington e Teheran: mentre l’Iran considera il ritiro israeliano dal Libano una componente essenziale della fine del conflitto, sia Israele sia l’amministrazione americana sostengono che le operazioni contro Hezbollah restano una questione separata e non soggetta ai termini dell’accordo.
