Quando si dice parlare, e scrivere, chiaro. Quando si usano le parole giuste per raccontare la realtà, senza manipolarla, edulcorarla, oscurarla. Quando si onora l’essere giornalista. Tutto questo fa Zvi Bar’el, storica firma di Haaretz, firmando un pezzo illuminante dal titolo “Israele è diventato uno Stato di coloni senza confini”
Così Bar’el: “Chi sa disegnare il confine della ‘Linea Verde’ del 1967?”, fu chiesto agli studenti durante una delle lezioni sul conflitto israelo-palestinese tenutesi al Sapir College alcuni anni fa. Gli sguardi smarriti indicavano che non solo la richiesta era strana, ma anche che il concetto sembrava un enigma misterioso. Solo una studentessa sapeva spiegare esattamente cosa fosse quella linea verde. «Come fai a saperlo?», le è stato chiesto. «Vivo in Giudea e Samaria, e lì sappiamo contro cosa stiamo combattendo. La Linea Verde è il nemico».
Chiunque legga la sconcertante storia di Matan Golan, che descrive in modo molto dettagliato il modo in cui il governo sta frantumando i confini riconosciuti di Israele, inondando la Cisgiordania di centinaia di “punti” destinati a smantellare l’identità e l’appartenenza nazionale dei palestinesi, non può che rimanere scioccato dalla pericolosa minaccia che ciò rappresenta per l’identità futura di Israele. Non è solo in Cisgiordania che gli israeliani vengono addestrati a vivere in uno status quo fluido, temporaneo-permanente, che non permette loro di ampliare i propri orizzonti in termini di identità e confini.
Quando Israele non ha confini nella Striscia di Gaza e quando estende la propria influenza in Siria e in Libano, ai suoi cittadini viene richiesto di nutrirsi quotidianamente di una concezione allucinatoria legata alla difesa e di immaginare che i nuovi confini siano vitali per la loro protezione. In pratica, vivono in una realtà in cui si abituano a una permanenza temporanea. Ciò si trasforma in un’ideologia secondo cui è possibile, e persino auspicabile e opportuno, vivere senza confini chiari.
In questa pericolosa transizione, da uno Stato-nazione che lotta per plasmare la propria identità e i propri valori all’interno di confini riconosciuti a uno Stato dai confini fluidi, si forma una “nazione spartana”. Questa promuove una società dalla mentalità da fortezza, all’erta, vigile, armata – ma priva di orizzonti. Non è una società che si chiede dove voglia andare, ma una che desidera solo superare la settimana successiva. E i suoi valori ne derivano di conseguenza.
In un passato non troppo lontano, anche chi si opponeva a qualsiasi concessione territoriale e non credeva in un accordo con i palestinesi, la Siria o il Libano, operava comunque all’interno di un mondo concettuale in cui la domanda principale era: qual è la soluzione auspicabile? Ora si sta creando un quadro completamente diverso. Non si cerca più un accordo permanente, ma ci si sta abituando a una situazione in cui non ce n’è alcuno; una situazione in cui bisogna solo gestirne le conseguenze.
Ne è prova lo stupore, di per sé giustificato, di fronte al vantaggio militare che si ricava dal rimanere in Libano, dal controllare qualche migliaio di acri in Siria o dall’intensificare l’occupazione nella Striscia di Gaza di qualche punto percentuale. Le Forze di Difesa Israeliane hanno alcune risposte pronte: si possono distruggere altre infrastrutture; si può far saltare in aria un altro tunnel e uccidere un altro terrorista. Su tutto questo aleggia lo slogan “Il 7 ottobre non si ripeterà”, che mette a tacere ogni dubbio. Ma la domanda decisiva non è se tale occupazione abbia un vantaggio militare, bensì cosa accada a una società che si abitua a misurare il proprio futuro solo in base all’efficacia dei propri mezzi di dominio; una società che non si chiede più fino a che punto lo Stato desideri espandersi, ma piuttosto fino a dove sia in grado di arrivare; e per la quale definire i propri confini, per quanto la riguarda, ha smesso di essere un obiettivo diplomatico.
È proprio questo il ripido pendio lungo il quale Israele è scivolato, trasformandosi in uno Stato di coloni, uno Stato in cui molti cittadini che vivono all’interno dei suoi confini riconosciuti hanno «dimenticato» cosa sia la Linea Verde. È la pista da cui è decollata la riforma giudiziaria, ai margini della quale giacciono i resti morenti della democrazia israeliana. Ora, i suoi onesti cittadini sono inorriditi dalle scene rivoltanti che le sue bande criminali stanno generando, compiendo pogrom contro i palestinesi con il permesso e l’autorità dello Stato.
Ma anche coloro che si presentano come i futuri leader e l’alternativa ai distruttori che ora governano questo Paese hanno perso ogni interesse per una soluzione. Sono molto cauti nel non lasciarsi sfuggire dalle labbra le parole «due Stati», e non hanno alcuna prospettiva per Gaza, il Libano o la Siria. «Il vecchio sta morendo e il nuovo non può nascere», diagnosticò il filosofo marxista Antonio Gramsci. Nel frattempo, avvertì, prendono forma sviluppi mostruosi”.
Così Bar’el. Ecco cos’è diventato Israele: uno Stato dei coloni senza confini.
Una colonizzazione senza limiti e super finanziato. Di questo scrive, sempre sul quotidiano progressista di Tel Aviv, Simi Spolter, in un documentato report dal titolo “Israele stanzia con procedura d’urgenza 1 miliardo di shekel per 69 avamposti illegali in Cisgiordania”
Spiega Spolter: “Mentre Israele si prepara alle elezioni, il governo sta portando a termine un’ampia iniziativa volta alla legalizzazione su larga scala e all’inserimento nel bilancio degli avamposti di insediamento illegali oltre la Linea Verde, alcuni dei quali situati in enclave situate in profondità nelle Aree A e B.
Nell’ambito di questa iniziativa, la scorsa settimana il governo ha approvato con una votazione telefonica d’urgenza una decisione che stanzia oltre 100 milioni di shekel (34 milioni di dollari) per la pianificazione degli avamposti. Nei prossimi giorni, prevede di approvare un’altra decisione che stanzierà oltre un miliardo di shekel per la creazione e lo sviluppo degli avamposti, definiti come «siti temporanei», anche prima che siano completamente legalizzati.
La decisione della scorsa settimana, dal titolo tecnico «Legalizzazione della pianificazione dei siti», prevedeva uno stanziamento di 125 milioni di shekel per promuovere «la legalizzazione iniziale della pianificazione degli insediamenti nell’area rurale della Giudea e della Samaria [Cisgiordania], che il gabinetto di sicurezza ha deciso di legalizzare entro dicembre 2025». Le note esplicative precisavano: «Lo scopo della decisione proposta è promuovere la pianificazione e la legalizzazione di una serie di insediamenti il cui status è stato legalizzato, nonché di insediamenti che sono stati istituiti o la cui istituzione è allo studio, in conformità con le decisioni del gabinetto di sicurezza e del governo e alla luce della politica governativa volta a promuovere lo sviluppo delle aree periferiche e a rafforzare il Negev e la Galilea».
La decisione non include quasi nessun nome degli insediamenti, coloni o avamposti che beneficerebbero del bilancio. Quelli citati sono inclusi in un bilancio di 12 milioni di shekel sull’importo totale, destinato al Negev e alla Galilea. Ma si tratta di una cortina fumogena. Una bozza della decisione ottenuta da TheMarker elenca tutte le località che ne beneficeranno – 69 in totale, molte delle quali sono avamposti della Cisgiordania che non sono stati nemmeno ancora istituiti. All’interno di quell’elenco di 69 località, vi sono moltissimi insediamenti e avamposti approvati nel dicembre 2025 dal gabinetto di sicurezza, alcuni situati in enclave nelle Aree A e B. La decisione del gabinetto non è stata resa nota per diversi mesi nel tentativo di nascondere la mossa alla comunità internazionale, finché non è stata resa pubblica ad aprile da i24News.
L’elenco comprende circa 30 località che non dispongono del codice speciale assegnato dall’Ufficio centrale di statistica una volta approvata la loro istituzione. Circa 20 di esse hanno nomi come Shalem, Kadim, Ganim, Kidda e Mishol – che fanno parte dell’elenco deciso dal governo a dicembre. In totale, più di 50 avamposti sono stati approvati nelle riunioni di gabinetto del 2025, tutti sotto l’attuale governo.
Il budget di 125 milioni di shekel per la pianificazione è solo l’inizio. Nelle ultime settimane, i collaboratori del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, insieme all’Ufficio del Primo Ministro, hanno elaborato una decisione che fornirebbe finanziamenti per la creazione degli avamposti ancor prima della loro legalizzazione, parallelamente al processo di pianificazione. Secondo la decisione in fase di elaborazione, saranno stanziati centinaia di milioni di shekel per 15 case mobili per ciascun avamposto, oltre a due strutture prefabbricate destinate alle istituzioni pubbliche.
Il denaro sarà trasferito alla Divisione Insediamenti, che opererà attraverso il Ministero degli Insediamenti e delle Missioni Nazionali, guidato da Orit Strock, per istituire «siti temporanei destinati ad alloggi ed edifici pubblici nelle aree in cui devono essere costruite le comunità approvate, per la residenza temporanea e l’uso da parte dei residenti che intendono costruire le proprie abitazioni o che stanno valutando la residenza permanente nelle comunità approvate, fino alla realizzazione di alloggi permanenti».
La definizione di «comunità approvate», secondo la bozza, comprende tutte le località designate per l’insediamento in una serie di decisioni governative degli ultimi anni, «compresa la Decisione n. B/216 dell’11 dicembre 2025» – la stessa riunione di gabinetto in cui è stato deciso di legalizzare 34 avamposti di insediamento.
Inoltre, la decisione governativa in fase di elaborazione stanzierà centinaia di milioni di shekel per le infrastrutture che il Ministero dell’Edilizia e dell’Abitazione realizzerà nei prossimi tre anni, e completerà anche la pianificazione e la legalizzazione degli avamposti. La decisione stanzia inoltre milioni di shekel per i «facilitatori comunitari» e la loro formazione, «allo scopo di affiancare il gruppo iniziale di insediamento costituito in ciascuno dei siti temporanei».
La legalizzazione e lo stanziamento di fondi per gli avamposti si aggiungono a una serie di iniziative volte a favorire l’elettorato di riferimento di Smotrich in vista delle elezioni. La scorsa settimana, la Knesset ha approvato un disegno di legge presentato dal suo collega del Sionismo Religioso, Tzvi Succot, che concede un’agevolazione fiscale specifica ai residenti di 58 insediamenti, con un costo stimato di 130 milioni di shekel all’anno. I criteri per l’agevolazione sono stati definiti su misura per gli insediamenti della Cisgiordania con un indice socioeconomico pari o inferiore a 6, dove gli studenti vengono trasportati su autobus blindati.
Il disegno di legge è stato approvato con una maggioranza di 32 voti contro 23, con la maggior parte dei membri dell’opposizione assenti al voto, nonostante il consulente legale della Knesset e il Dipartimento del Bilancio si fossero opposti al provvedimento, sostenendo che era discriminatorio, arbitrario e problematico dal punto di vista legislativo. Anche le comunità al confine settentrionale erano state incluse per un breve periodo, ma dopo che i responsabili delle autorità locali avevano chiesto di estendere i benefici, Smotrich le ha rimosse dal disegno di legge, e Succot le ha attaccate definendole «estorsori» e «racketisti della protezione». Il risultato è un generoso beneficio fiscale per gli insediamenti, compresi quelli in cui risiedono gli stessi Smotrich e Succot, approvato nonostante una serie di avvertimenti di natura giuridica e di bilancio.
A maggio, Smotrich ha inoltre approvato oltre un miliardo di shekel per la pavimentazione delle strade verso i nuovi insediamenti, proprio in un momento in cui si prevede che il bilancio 2026 venga nuovamente sforato e le spese per la difesa stanno aumentando vertiginosamente a causa della guerra con l’Iran e Hezbollah. La decisione ha stanziato oltre un miliardo di shekel, ripartiti fino al 2028, come dotazione aggiuntiva specifica da parte del Ministero delle Finanze. Lo stanziamento spicca sullo sfondo di profondi tagli ai bilanci destinati alla sicurezza stradale e al miglioramento dei servizi di autobus, tagli alle voci di bilancio relative ai trasporti pubblici, scarsa frequenza dei trasporti pubblici nelle aree periferiche e un aumento dei prezzi del 45 per cento sotto l’attuale governo.
Se Smotrich riuscirà anche a far approvare la decisione che stanzia un miliardo di shekel per la creazione degli avamposti prima ancora che questi siano legalizzati e che la loro pianificazione sia completata, porterà a termine una mossa su quattro fronti: stanziamento di fondi per le infrastrutture degli avamposti, stanziamento per la costruzione di strade, stanziamento per la pianificazione della creazione di insediamenti permanenti – e tutto questo con un generoso beneficio fiscale per i residenti.”, conclude Spolter.
L’illegalità legalizzata e finanziata massicciamente. Israele, lo Stato dei coloni. Uno Stato senza confini.
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