Donald Trump ha minacciato di estendere la prossima settimana gli attacchi statunitensi contro l’Iran, annunciando che potrebbero essere presi di mira ponti e centrali elettriche se Teheran non accetterà di avviare negoziati, nel contesto della crescente tensione sul controllo dello Stretto di Hormuz.
«La prossima settimana per loro andrà davvero male, perché colpiremo le centrali elettriche. Colpiremo i ponti», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti durante un’intervista a Fox News. «Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative e negozino.»
Trump aveva espresso minacce analoghe già a marzo, quando aveva affermato che avrebbe «annientato» le centrali elettriche e gli impianti idrici iraniani se Teheran non avesse accettato rapidamente le condizioni di pace proposte da Washington. Colpire infrastrutture civili, come reti elettriche e impianti per l’approvvigionamento idrico, è vietato dal diritto internazionale umanitario e potrebbe configurare un crimine di guerra.
Le dichiarazioni del presidente arrivano mentre le forze armate statunitensi hanno condotto il quarto giorno consecutivo di bombardamenti contro obiettivi iraniani e hanno ripristinato il blocco navale dei porti iraniani situati nell’area dello Stretto di Hormuz.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha spiegato che gli ultimi attacchi sono finalizzati a «ridurre le capacità iraniane utilizzate per colpire il traffico marittimo commerciale» nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas e dove l’Iran, negli ultimi anni, ha più volte attaccato navi civili.
I media di Stato iraniani hanno riferito di esplosioni nei pressi della città portuale di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm, che si affaccia sullo Stretto di Hormuz, oltre che in altre località del Paese.
In risposta ai raid americani, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato di aver colpito quelle che ha definito strutture di comando e controllo, logistiche, depositi di carburante e installazioni militari appartenenti alla Quinta Flotta della Marina statunitense, con base in Bahrein.
Nelle stesse ore anche Bahrein e Kuwait sono stati interessati da attacchi, mentre l’esercito giordano ha comunicato di aver intercettato e abbattuto tre missili balistici entrati nel proprio spazio aereo nelle prime ore di mercoledì.
L’agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA aveva inoltre riferito che droni iraniani avevano attaccato una base militare in Giordania che ospita velivoli dell’aeronautica statunitense.
Le Guardie della Rivoluzione hanno avvertito che, se Washington tenterà di bloccare le esportazioni regionali di petrolio e gas attraverso il controllo delle rotte marittime, anche le altre vie utilizzate dagli Stati Uniti e dai loro alleati potranno essere chiuse. «Le esportazioni energetiche saranno per tutti oppure per nessuno», hanno dichiarato.
I giorni di attacchi e contrattacchi che coinvolgono Iran e Stati Uniti, insieme al confronto per il controllo dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale in tempo di pace transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati a livello mondiale, alimentano il rischio di un nuovo conflitto su larga scala in Medio Oriente.
Trump ha inoltre fatto marcia indietro rispetto alla minaccia, avanzata all’inizio della settimana, di imporre un pedaggio del 20% alle navi in transito nello Stretto di Hormuz come corrispettivo per la «protezione» garantita dagli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato di aver rinunciato alla misura dopo «conversazioni molto produttive con i leader del Medio Oriente», preferendo puntare su nuovi accordi commerciali e investimenti con i Paesi arabi del Golfo. Ha però precisato che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore.
Nel frattempo si allontana la prospettiva di nuovi negoziati per trasformare il fragile cessate il fuoco provvisorio firmato il 17 giugno in una tregua stabile. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha affermato che la decisione statunitense di ripristinare il blocco navale «ha di fatto smantellato il Memorandum di Islamabad».
Alla domanda su quanto a lungo continueranno gli attacchi americani, Trump ha risposto: «Andranno avanti finché non deciderò che è abbastanza. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti, a meno che non vengano al tavolo delle trattative e negozino».
