Primarie in Michigan, la vittoria "socialista"

Consigliamo vivamente di leggere e meditare se gli riesce, sulla storia politica di Abdul El-Sayed, 41 anni, socialista, pro-Pal, che nelle primarie democratiche per un seggio del Senato in Michigan, ha prevalso sulla deputata moderata uscente Haley Stevens.

Primarie in Michigan, la vittoria "socialista"
Abdul El-Sayed
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

6 Agosto 2026 - 20.01


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Per quelli che in Italia continuano a rompere i cabasisi ripetendo come un mantra indigeribile che si vince al centro, che eprimere una parvenza di radicalita’ e’ votarsi al suicidio politico, che cultura di governo significa starsene lontani dalle mefitiche piazze pro-Pal, insomma a tutti questi tristi figuri del politically correct, e a chi, nel Pd e fuori li sta’ ancora a sentire, consigliamo vivamente di leggersi, e meditare se gli riesce, sulla storia politica di Abdul El-Sayed, 41 anni, socialista, pro-Pal, che nelle primarie democratiche per un seggio del Senato in Michigan, ha prevalso sulla deputata moderata uscente Haley Stevens. Si’, avete letto bene. In America, stato del Michigan, un dichiarato socialista, decisamente filo palestinese.

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ha avuto la meglio sulla moderata sfidante, sostenuta dalla potente lobby ebraica dell’Aipac. Per il medico epidemiolgo ed ex funzionario pubblico, si sono schierati i maggiori esponenti dell’ala “liberal” dei democratici, in prima fila Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Rachida Tlaib, e il sindaco di New York Zohran Mamdani, mentre l’establishmento di Washington e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer hanno scelto Stevens. E hanno perso. Il prossimo 3 novembre El-Sayed si scontrera’ con il repubblicano Mike Rogers.

Figlio di immigrati egiziani, Abdul El-Sayed e’ stato direttore sanitario della Wayne County e di Detroit. Pur partendo sfavorito, ha rapidamente guadagnato posizioni grazie ad uno stile oratorio molto duro ed efficace abbinato a un messaggio radicalmente progressista incentrato sull’assistenza sanitaria universale (Medicare for Hall), su massicci investimenti pubblici nel Welfare, sull’aumento delle tasse per le corporation e su norme piu’ severe a tutela dell’ambiente. In Italia il solo prospettare meta’ delle cose indicate da El-Sayed, avrebbero fatto inorridire i sedicenti “riformisti” e i loro megafoni mediatici.

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La sua campagna elettorale e’ stata segnata, guarda un po’, dall’accusa di antisemitismo (tra i suoi sostenitori c’e’ anche l’influencer e oponionista di sinistra Hasan Piker, particolarmente attivo nel denunciare il genocidio di Gaza perpetrato dall’esercito israeliano e dai suoi mandanti politici. Si e’ anche detto, ariguarda un po’, che le sue posizioni politiche particolarmente progressiste rischiano di allontanare l’elettorato indipendente e moderato, facilitando la vittoria di Rogers a novembre. Come dire, tutto il mondo e’ paese.

Lui, Abdul El-Sayed, e’ deciso ad andare avanti per la sua strada e non pensa minimante di annaccquare ne’ il suo linguaggio ne’ tantomeno la sua piattaforma politica. A cominciare dal tema, sempre piu’ spinoso per l’elettorato democratico, del sostegno Usa a Israele. Mentre Stevens ha apertamente difeso lo Stato ebraico, El-Sayed ha chiesto la sospensione di ogni fornitura miltare a “chi si e’ reso responsabile di crimini efferati in Palestina”.

Secondo gli analisti, la scelta fatta in Michigan tra l’ala moderata dell’establishment e la sinistra progressista ha una valenza nazionale: non stabilisce solo chi sfidera’ il repubblicano Mike Rogers, sconfitto nel 2024 per soli 20mila voti dall’oggi senatore uscente Peters. Ma quale anima del partito sta avendo il sopravvento nel Paese. Perche’ a contrapporsi nel Michigan operaoo sono state due idee quasi speculari del Partito dell’asinello. E la domanda che ci si pone e’ cruciale: il deputato progressista, gradito ai giovani e a chi cerca un radicale rinnovamento da un establishment percepito come statico e convenzionale, sara’ poi in grado di vincere la partita piu’ importante: il seggio al Senato a novembre, cruciale per i dem perche’ potrebbe significare ottenere la maggioranza al Congresso? Una domanda che si ripercuote sull’intero Paese, dove sono numerosi i candidati progressisti che sfidano l’elite del partito e vincono la nomination. Il momento della verita’ scattera’ alle elezioni di midterm del 3 novembre.

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Quanto al Michigan, non va dimenticato che e’ lo stato piu’ arabo d’America: elettorato che nel 2024 voto’ massicciamente (il 45%)nper Trump nella convinzione che avrebbe posto fine alla guerra di Gaza. E anche per punire Joe Biden e Kamala Harris per non aver fermato il genocidio palestinese nella Striscia.

A dividere maggiormente i due sfidanti e’ stata principalmente la posizione su Israele. Qui la comunita’ araba ha da tempo voltato le spalle a Trump, che ha permesso di continuare gli attacchi nella Striscia e in Libano e ha iniziato la guerra contro l’Iran che ha fatto impennare i prezzi della benzina, intensificando, attraverso la famigerata Ice, la repressione nei confronti degli attivisti pro-Pal. Lo scontro tra i due sfidanti e’ stato al calor bianco. El-Sayed ha paragonato la sua avversaria, Netanyahu e i suoi sostenitori ai terroristi di Hamas. Stevens, lo ha accusato di sessismo ed estremismo, arrivando ad invocare perfino l’odio razziale rivolgendosi agli africani dicendo loro:” Non fidatevi degli arabi”.

Lui non ha porto l’altra guancia, ma ha alzato i toni. Basta ascoltare alcune delle frasi che hanno accompagnato la sua campagna elettoral, per farsene una idea.”Un commento sull’uccisione di Khamenei? No, qui (Dearborn, Michigan, 45% degli abitanti sono musulmani, ndr) c’e’ tanta gente triste”. E ancora:Auspicabilmente, basta attaccare a un palo la testa di un orco per scoraggiare tutti gli altri” (commento, tutt’altro che benevolo, sul senatore dem forissimamente pro-Israele John Fetterman). Non basta?” Se loro abbassano il livello, noi li portiamo nel fango e li strozziamo”. “Non comincio le risse, le finisco”. In sintesi:Non sono qui per essere gentile”.

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Mettetela come vi pare, ma sta di fatto che per il movimento progressista negli Stati Uniti la vittoria di El-Sayed e’ il piu’ grande risultato del 2026.

Per molti dei suoi sostenitori -scrive il New York Times – El-Sayed incarna una sintesi tra il carisma di Barack Obama e il progressismo di Bernie Sanders, rappresentando il ricambio generazionale di un partito ritenuto da una parte della base troppo legato alla vecchia classe dirigente dopo le due sconfitte presidenziali contro Donal Trump. Non a caso, uno dei suoi collaboratori lo ha soprannominato il “Bruce Springsteen musulmano”.

Un caso isolato? Manco per niente. In un’altra corsa molto seguitq e’ infatti arrivata un’altra vittoria importante per la sinistra del partito: nelle primarie per il settimo distretto del Michigan, il candidato progressista William Lawrence ha sconfitto due candidati moderati, l’ex Navy Sealt Matt Maasdam e l’ex ambasciatrice in Ucraina Bridget Brink.

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Quanto a El-Sayed, un segnale di distensione e’ arrivato dalla candidata sconfitta: “Desidero congratularmi con Abdul El-Sayed per aver ottenuto la nomination democratica al Senato degli Stati Uniti. E’ un medico, un responsabile della sanita’ pubblica, un Rhodes Scholar e un cittadino del Michigan profondamente impegnato. Sono orgogliosa di offrirgli il mio sostegno mentre si prepara ad affrontare Mike Rogers nelle elezioni elezioni generali” ha scritto Stevens.

Chapeau.

Una cosa e’ certa: le primarie che hanno visto prevalere i candidati “socialisti” si sono giocate in buona parte sullo stop al sostegno Usa a Israele e sulle accuse di genocidio per la guerra a Gaza. E’ il caso di quanto accaduto a New York, in Colorado, Illinois e New Jersey, dove i candidati moderati, sostenuti dalla leadership Dem e appoggiati finanziariamente dall’Aipac, la principale lobby pro Israele, sono usciti sconfitti. Come e’ accaduto ora in Michigan.

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