Israele fa strage nel sud del Libano: 11 morti, tra loro tre bambini e due donne

Nelle prime ore di sabato 15 agosto, l'aviazione israeliana ha colpito diversi obiettivi nel governatorato di Nabatieh, provocando almeno 11 morti e 19 feriti, s

Israele fa strage nel sud del Libano: 11 morti, tra loro tre bambini e due donne
Bombardamenti israeliani nel Libano
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15 Agosto 2026 - 20.24


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Una nuova, pesante escalation scuote il sud del Libano a meno di due mesi dall’accordo che aveva prodotto una tregua tra Israele e Hezbollah. Nelle prime ore di sabato 15 agosto, l’aviazione israeliana ha colpito diversi obiettivi nel governatorato di Nabatieh, provocando almeno 11 morti e 19 feriti, secondo il ministero della Sanità libanese. È il bilancio più grave registrato nel sud del Paese dall’entrata in vigore della nuova intesa di cessate il fuoco.

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Il raid più sanguinoso ha colpito Ansar, dove un’abitazione è stata distrutta. Sette persone sono morte e due sono rimaste ferite. Secondo le autorità libanesi, tra le sette vittime vi erano tre bambini e due donne. Al Jazeera riferisce che l’attacco ha ucciso un’intera famiglia. I soccorritori hanno continuato a scavare tra le macerie alla ricerca di superstiti e dei corpi delle vittime.

Un secondo attacco ha colpito Deir al-Zahrani, circa 18 chilometri da Ansar. Qui sono morte altre quattro persone e 17 sono rimaste ferite, secondo il ministero della Sanità libanese. Il bilancio complessivo delle due incursioni è quindi arrivato a 11 morti e 19 feriti.

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Le immagini diffuse sui social network e verificate da Al Jazeera mostrano il traffico congestionato sulle strade mentre gli abitanti cercano di lasciare la zona. La nuova offensiva ha quindi prodotto un’altra fuga della popolazione civile dalle località meridionali già devastate dai precedenti combattimenti.

La condanna di Beirut

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha definito gli attacchi una grave intimidazione della popolazione civile e ha respinto esplicitamente la definizione delle vittime come obiettivi militari.

“La presenza di Hezbollah non dà a Israele il diritto di violare il territorio libanese o mettere in pericolo i civili”, ha affermato Salam, chiedendo la fine dell’escalation. Ha inoltre sottolineato che qualsiasi eventuale infrastruttura militare presente sul territorio libanese deve essere affrontata esclusivamente dallo Stato libanese e dalle sue istituzioni.

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Ancora più netto il giudizio espresso sulla strage di Ansar: secondo Salam, le sette persone uccise non erano “infrastruttura militare” e le donne e i bambini uccisi non erano obiettivi militari.

Anche il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato i bombardamenti, definendoli violazioni ripetute dell’accordo-quadro, del lavoro del gruppo di coordinamento militare e delle norme internazionali che proteggono i civili. Aoun ha inoltre affermato che gli attacchi costituiscono un messaggio estremamente negativo per il negoziato in corso.

Una tregua sempre più fragile

Gli attacchi rappresentano una grave prova per l’accordo raggiunto a giugno con la mediazione degli Stati Uniti. L’intesa prevede il progressivo disarmo di Hezbollah e il ritiro israeliano dalle aree occupate nel sud del Libano, con il rafforzamento del controllo dell’esercito libanese.

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Ma la tregua è rimasta estremamente fragile. Israele mantiene infatti una presenza militare in alcune zone del sud e continua a sostenere che Hezbollah stia ricostituendo le proprie capacità militari. Hezbollah, dal canto suo, respinge il processo di disarmo finché Israele non avrà completato il ritiro.

L’attacco di sabato è particolarmente significativo anche dal punto di vista geografico: Reuters lo definisce il raid israeliano più profondo nel territorio libanese degli ultimi due mesi, mentre Al Jazeera sottolinea che l’attacco nella valle tra Ansar e Zarariyeh ha raggiunto una zona finora risparmiata dalla nuova fase della tregua.

Il contesto è quello di una guerra che, dall’inizio dell’ultima escalation, ha già provocato oltre 4.300 morti in Libano e più di un milione di sfollati, secondo i dati riferiti dal Financial Times. Centinaia di migliaia di persone non sono ancora riuscite a tornare nelle proprie abitazioni, anche a causa della presenza israeliana e della distruzione di interi villaggi.

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Le reazioni internazionali

Sul piano internazionale, le condanne riportate finora dalle principali fonti riguardano soprattutto la leadership libanese, mentre non emerge, al momento della pubblicazione di questa cronaca, una nuova condanna specifica delle Nazioni Unite riferita espressamente al raid di Ansar e Deir al-Zahrani. È quindi importante non attribuire all’ONU dichiarazioni che non risultano ancora documentate.

Il presidente Aoun ha però richiamato esplicitamente il diritto internazionale e le norme sulla protezione dei civili, mentre Salam ha denunciato l’attacco come un ostacolo agli sforzi per stabilizzare il sud del Paese.

La reazione di Hezbollah è stata a sua volta durissima: il movimento ha condannato gli attacchi e dichiarato che l’aggressione israeliana sarà “affrontata con ciò che merita”, lasciando intendere una possibile risposta militare.

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Il punto più drammatico della giornata resta tuttavia quello umano: 11 persone uccise, 19 ferite, e tra le vittime tre bambini e due donne. La strage di Ansar, con un’intera famiglia sterminata secondo la ricostruzione di Al Jazeera, è diventata il simbolo della nuova escalation proprio mentre Beirut e Washington tentano di mantenere in vita un fragile percorso negoziale.

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