Gaza, le gru come le ciminiere di Auschwitz

Voci dall’inferno di Gaza. Voci scomode perché raccontano la realtà, a rischio della propria vita. Voci come quella della dottoressa Samah Jabr, consulente psichiatra ed editorialista.

Gaza, le gru come le ciminiere di Auschwitz
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

29 Agosto 2026 - 19.13


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Hanno oscurato Gaza. Spacciando per pace la continuazione in forme nuove della soluzione finale della questione palestinese. La stampa mainstream, i fogli, foglietti e fogliacci nostrani che fanno da megafono alla narrazione del governo fascista e messianico di Tel Aviv, negano tutto, anche la carestia che continua a rendere disumana la “vita” dei gazawi sopravvissuti al genocidio ordito dall’”unica democrazia del Medio Oriente” e condotto sul campo dall’”esercito più morale al mondo”.

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Ma c’è chi non si piega a questa disinformatia criminale. Che continua a documentare i crimini che insanguinano la quotidianità di una Gaza “pacificata”. Associazioni dalla schiena dritta, come AssopacePalestina di quella grande donna che è Luisa Morgantini. Grande per il suo impegno senza sosta per i diritti calpestati del popolo palestinese. Grande per i legami che continua a tessere con quella parte, eroica ma minoritaria, della società israeliana, che si oppone, con i propri corpi, alla violenza legalizzata dei coloni pogromisti in Cisgiordania. Grande, Luisa, per dare voce a chi continua a resistere nella Striscia. E a testimoniare i nuovi livelli di barbarie raggiunti da Israele.

Voci dall’inferno di Gaza. Voci scomode perché raccontano la realtà, a rischio della propria vita. Voci come quella della dottoressa Samah Jabr, consulente psichiatra ed editorialista.

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Riportiamo di seguito un suo articolo pubblicato su alquds.com e tradotto in italiano da AssopacePalestina: “Circa 23 gru militari sono state erette all’interno della Striscia di Gaza lungo la cosiddetta Linea Gialla. Non si tratta però di gru edili, bensì di piattaforme di osservazione sopraelevate, dotate di telecamere e mitragliatrici a controllo remoto, che consentono di monitorare vaste aree e di sparare da un’altezza considerevole. Diverse fonti hanno documentato episodi in cui queste postazioni hanno aperto il fuoco contro zone civili, provocando morti e feriti.

Non si tratta di un’idea del tutto nuova; Israele ha già utilizzato sistemi simili in passato, combinando la videosorveglianza con armi azionabili a distanza.

Purtroppo, le armi non sono scomparse con il cessate il fuoco.

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Sono arrivate in cima.

Da lassù, sopra alle macerie, alle tende e alle case, questo sistema può vedere ben più di quanto un essere umano possa vedere da terra. La telecamera osserva, l’arma è in agguato e la persona che la manovra si trova ben lontana dal punto in cui il proiettile colpirà.

Qui vediamo qualcosa che va oltre l’arma stessa: l’ingegneria dell’omicidio.

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Uccidere non è più necessariamente uno scontro tra un soldato e una persona che gli sta di fronte. È diventato un sistema di telecamere, sensori, piattaforme sopraelevate, armi automatiche e controllo remoto. Un sistema che rende la violenza organizzata e ripetibile, e separa la mano che spara dal corpo che riceve il colpo.

Così non sembra un omicidio.

Forse l’impatto più profondo di queste gru è quello che esercitano sulla mente di chiunque viva al di sotto di esse.

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Mi viene in mente Michel Foucault e la sua idea di panopticon, la prigione proposta dal filosofo inglese Jeremy Bentham alla fine del XVIII secolo, incentrata su una torre di guardia centrale. Il suo potere non risiedeva nel fatto che la guardia sorvegliava costantemente ogni prigioniero, ma nel fatto che il prigioniero non era consapevole di essere osservato. Col tempo, la semplice possibilità di essere osservato è diventata sufficiente perché l’individuo interiorizzasse la sorveglianza e adattasse di conseguenza i propri movimenti e comportamenti.

A Gaza, questa scena assume una forma ben più cruda.

La torre di guardia non è nascosta nel cuore della prigione.

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È visibile sopra la città.

Tu puoi vederla, ma non sai quando lei vedrà te.

Sai che c’è un’arma sopra di te, ma non sai quando sparerà.

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Questo è sufficiente a cambiare il significato della vita quotidiana.

Dovrei uscire adesso?

Dovrei salire sul tetto?

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Devo rimanere seduto qui o spostarmi?

Posso lasciare che mio figlio giochi fuori?

La sorveglianza si insinua anche nelle piccole decisioni che non dovrebbero richiedere riflessione. Una persona inizia a valutare la distanza, la direzione dello sguardo, la posizione del corpo e il tempo che può trascorrere in strada.

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Pertanto, la paura non è più semplicemente un sentimento che sopraffà una persona dopo un atto di violenza. Piuttosto, diventa parte integrante dell’organizzazione della vita prima che l’evento si verifichi.

E questo, a mio parere, è l’aspetto più crudele di queste gru.

Non è necessario che si attivi continuamente per svolgere il suo lavoro.

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È sufficiente che la gente sappia che il sistema ne è capace.

È sufficiente che sia lì, sospeso sopra di loro, perché l’occhio armato diventi parte della scena quotidiana; perché una persona diventi più cauta nei suoi movimenti, più attenta a dove si trova e meno capace di sentire che il suo corpo e il suo spazio le appartengono.

Il controllo non si instaura solo quando un proiettile colpisce un corpo. Inizia molto prima, quando il corpo impara a temere di essere visto.

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Pertanto, le gru non sono solo piattaforme per armi. Sono anche strumenti per produrre uno stato psicologico generale: vivere sapendo di poter essere osservati, di poter essere presi di mira, senza sapere quando o perché.

Questo è l’aspetto più amaro del cessate il fuoco:

La violenza non si è fermata. Ha cambiato forma, si è elevata al di sopra delle teste delle persone ed è diventata parte integrante dell’architettura dei luoghi, delle menti e della vita quotidiana”, conclude Samah Jabr.

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Le conferme sono numerose e altrettanto particolareggiate.

A partire da metà giugno 2026, le forze israeliane hanno installato 23 elevatori militari e gru dotati di mitragliatrici e telecamere di sorveglianza in località situate a est della Linea Gialla nella Striscia di Gaza. Il Centro palestinese per i diritti umani ha documentato che tali sistemi consentono un’osservazione dall’alto e la capacità di aprire il fuoco, in modalità remota o controllata da un operatore, su zone residenziali che si estendono verso la costa. Le dichiarazioni dell’Ufficio stampa del governo di Gaza e le testimonianze locali descrivono le strutture come piattaforme fisse utilizzate per monitorare i movimenti e aprire il fuoco. Tra gli incidenti specifici segnalati figurano sparatorie attribuite alle piattaforme che hanno causato la morte o il ferimento di civili in aree distanti dalle linee del fronte attive.

Il dispiegamento coincide con l’espansione documentata della stessa Linea Gialla. Le analisi satellitari e le segnalazioni sul campo mostrano che i segnali in cemento e le zone controllate si stanno espandendo verso l’interno, aumentando il territorio controllato da Israele da circa la metà della Striscia, secondo l’accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025, fino al 60 per cento e oltre. Le regole di ingaggio nella zona cuscinetto adiacente considerano l’attraversamento o l’avvicinamento alla linea come motivo per l’uso della forza letale. Il risultato concreto è un’infrastruttura permanente di tiro e sorveglianza che limita i movimenti dei civili, costringe all’abbandono dei tetti e degli spazi aperti e concentra la popolazione rimanente in aree occidentali sempre più ristrette.

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La copertura mediatica dei sistemi a gru è rimasta limitata al di fuori dei media regionali e dei canali palestinesi per i diritti umani. La cronaca internazionale mainstream si è concentrata sui dati complessivi delle vittime e sul rispetto del cessate il fuoco, mentre le specifiche piattaforme d’arma remote hanno ricevuto un’attenzione minima e sporadica. I commenti ufficiali israeliani hanno presentato l’osservazione sopraelevata come una necessità tattica per impedire il riarmo in mezzo alle macerie fitte che limitano la visibilità a terra. La disparità di visibilità ha fatto sì che resoconti dettagliati sulle posizioni delle piattaforme, sul loro funzionamento a distanza e sugli impatti attribuiti alla popolazione civile circolassero principalmente attraverso giornalisti locali e osservatori dei diritti umani.

I sistemi e il confine mutevole creano un’esposizione asimmetrica per i residenti che non dispongono di capacità di sorveglianza o di protezione equivalenti. Le postazioni d’arma sopraelevate permanenti, combinate con una linea di demarcazione in avanzamento, alterano i calcoli quotidiani del rischio senza corrispondenti meccanismi di responsabilità pubblica. La verifica indipendente si basa sulla documentazione sul campo del Centro palestinese per i diritti umani, sull’analisi delle immagini satellitari del movimento della “Linea Gialla” e sui resoconti locali contemporanei che hanno preservato dettagli operativi altrimenti filtrati dalla circolazione più ampia (https://pchrgaza.org/ongoing-genocide-in-gaza-israel-uses-military-lifters-and-the-yellow-zone-to-facilitate-killing-and-forced-displacement/).

Documentazione sul campo del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) relativa a 23 operai con mitragliatrici e telecamere nella Zona Gialla e a specifici episodi di sparatorie avvenuti nel giugno 2026.

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Le mitragliatrici automatiche montate sulle gru minacciano di uccidere dall’alto gli abitanti di Gaza (https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/06/25/israeli-surveillance-cranes-mounted-with-machineguns-add-to-psychological-pressure-in-gaza/)Riporta la conferma da parte dell’Ufficio Stampa del Governo di Gaza della presenza di 23 gru armate a est della Linea Gialla e le testimonianze dei residenti relative alle restrizioni alla libertà di movimento.

I civili a Gaza «sotto il fuoco delle gru assassine di Israele» (https://www.newarab.com/news/civilians-gaza-under-fire-israels-killer-cranes)

Riporta i risultati delle indagini del Pchr sulle gru telecomandate e le testimonianze del giornalista Tamer Nahed relative al fuoco continuo diretto verso tende e strade.

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La linea gialla di Israele a Gaza si sta spostando, ampliando il controllo delle Idf, come dimostra un’indagine visiva (https://www.cbc.ca/news/investigates/satellite-images-gaza-yellow-line-9.7257822)

L’analisi satellitare della Cbc conferma l’avanzamento della linea gialla e l’espansione del territorio controllato da Israele oltre i limiti previsti dall’accordo dell’ottobre 2025.

Israele installa gru dotate di mitragliatrici senza equipaggio per uccidere i gazawi (https://novaramedia.com/2026/07/01/israel-installs-cranes-equipped-with-unmanned-machine-guns-to-kill-gazans/)

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Raccoglie la documentazione del Pchr e le segnalazioni locali relative alle vittime civili, tra cui bambini, attribuite ai sistemi delle gru.

Quelle gru come le ciminiere di Auschwitz.

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