Gaza, la strage israeliana continua: uccisi tre palestinesi tra cui una bambina

A Gaza si continua a morire sotto gli attacchi israeliani. E chiamarlo "cessate il fuoco" non cambia la realtà sul terreno: nella Striscia le armi non hanno smesso di colpire e i palestinesi continuano a pagare

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19 Settembre 2026 - 13.23


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A Gaza si continua a morire sotto gli attacchi israeliani. E chiamarlo “cessate il fuoco” non cambia la realtà sul terreno: nella Striscia le armi non hanno smesso di colpire e i palestinesi continuano a pagare con la vita il prezzo di una tregua che, nei fatti, non ha messo fine alla violenza.

L’ultimo attacco è avvenuto nel quartiere di Sheikh Radwan, a ovest di Gaza City. Un bombardamento israeliano contro una motocicletta ha ucciso un palestinese e ferito altre persone. Tra i feriti c’è un bambino, le cui condizioni sono state definite critiche. Lo riferisce l’agenzia palestinese Wafa, citata da Al Jazeera.

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Nelle stesse ore l’esercito israeliano ha aperto il fuoco nei campi profughi di Nuseirat e al-Bureij, nella parte centrale della Striscia. A essere colpiti sono stati anche accampamenti dove trovano rifugio persone sfollate. Il risultato è stato ancora una volta quello di feriti e di famiglie costrette a vivere sotto la minaccia permanente degli attacchi.

Non si tratta di episodi isolati. Secondo i dati riportati da Al Jazeera sulla base delle autorità sanitarie di Gaza, dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025 almeno 1.381 palestinesi sono stati uccisi e 4.757 feriti negli attacchi israeliani. Dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023, il bilancio è arrivato ad almeno 73.795 morti e 174.869 feriti.

Numeri che rendono difficile continuare a parlare della tregua come se fosse sinonimo di pace. Perché mentre diplomatici e governi discutono di accordi, garanzie e nuove fasi del negoziato, a Gaza continuano gli attacchi, continuano i morti e continua la distruzione.

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Pochi giorni fa un altro attacco israeliano aveva ucciso un paramedico e un ragazzo di 15 anni. L’esercito israeliano aveva sostenuto di avere come obiettivo militanti di Hamas. Ma il risultato concreto è stato anche quello di uccidere un adolescente che, secondo la ricostruzione di Al Jazeera, era accorso per aiutare i feriti.

E la situazione umanitaria rende ancora più drammatico ogni nuovo attacco. Mercoledì il crollo di un edificio già danneggiato a Gaza City ha ucciso almeno 21 persone, tra cui 12 bambini. I soccorritori palestinesi hanno incontrato enormi difficoltà nel recuperare i corpi dalle macerie a causa delle restrizioni israeliane sull’ingresso di mezzi pesanti.

Nel frattempo il sistema sanitario è sull’orlo del collasso. Il ministero della Salute di Gaza ha lanciato l’allarme mentre Israele continua a limitare l’ingresso di aiuti medici e carburante. In una Striscia devastata dalla guerra, anche curare i feriti diventa così un’impresa quasi impossibile.

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C’è poi il dato forse più terribile: secondo l’Unicef, nell’ultimo periodo in media un bambino viene ucciso ogni giorno dagli attacchi israeliani. Le famiglie sono ormai concentrate in una porzione ridotta della Striscia, circondate da edifici distrutti, macerie e rifiuti non rimossi.

Questa è la realtà di Gaza mentre il mondo continua a usare la parola “cessate il fuoco”. Una parola che rischia di diventare una formula diplomatica completamente separata dalla vita quotidiana dei palestinesi.

Perché un cessate il fuoco durante il quale, secondo i dati citati da Al Jazeera, vengono uccise altre 1.381 persone non è la fine della guerra per chi vive nella Striscia. È una guerra nella quale gli attacchi continuano con un’intensità diversa, mentre la comunità internazionale continua a chiamare tregua ciò che per i palestinesi resta una condizione di morte, paura e distruzione.

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E a Gaza, ancora una volta, sono i civili a pagare il conto.

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