Brexit, quasi metà degli elettori vuole il ritorno nell’Ue e Burnham valuta nuovi rapporti con l’Europa

La scelta personale di Andy Burnham di riportare il Regno Unito nell’Unione europea dopo le prossime elezioni sarebbe sostenuta da quasi la metà degli elettori.

Brexit, quasi metà degli elettori vuole il ritorno nell’Ue e Burnham valuta nuovi  rapporti con l’Europa
Preroll AMP

globalist Modifica articolo

3 Ottobre 2026 - 11.44


ATF AMP

Top Right AMP

La scelta personale di Andy Burnham di riportare il Regno Unito nell’Unione europea dopo le prossime elezioni sarebbe sostenuta da quasi la metà degli elettori. È quanto emerge da un nuovo maxi-sondaggio, mentre alcuni ministri del governo, preoccupati che la questione possa riaprire le divisioni sulla Brexit, invitano privatamente il premier alla cautela.

Secondo un sondaggio condotto da The Messina Group (TMG), una rinegoziazione dei rapporti tra Regno Unito e Ue potrebbe far crescere di ben sette punti percentuali il consenso elettorale del Labour, se il primo ministro proponesse un nuovo referendum e si schierasse a favore del ritorno nell’Unione.

Dynamic 1 AMP

Quasi un terzo degli elettori ritiene però che prima dovrebbe essere convocato un referendum sull’uscita o il ritorno nell’Ue. Poco più di un sesto considera invece sufficiente un mandato ottenuto attraverso le elezioni politiche, mentre una percentuale analoga pensa che la decisione possa essere presa direttamente dal Parlamento.

I risultati rafforzano la posizione di quanti, a Downing Street, vorrebbero che il Labour si impegnasse, in vista delle prossime elezioni, almeno ad avviare negoziati per un eventuale ritorno nell’Ue. Lo stesso Burnham ha detto di voler vedere questo ritorno “nel corso della sua vita”.

Nel suo primo intervento alla conferenza del Labour da leader del partito, martedì Burnham ha annunciato una revisione delle possibili opzioni per il futuro rapporto della Gran Bretagna con l’Europa. Il giorno successivo ha aggiunto che tra queste dovrebbe essere contemplata anche la possibilità di rientrare pienamente nell’Ue.

Dynamic 1 AMP

La prospettiva suscita però preoccupazione tra alcuni deputati laburisti, soprattutto quelli eletti in collegi che nel 2016 votarono per la Brexit. A loro giudizio, anche solo sondare il sostegno dell’opinione pubblica a un ritorno nell’Unione potrebbe comportare rischi politici e dare nuovo slancio a Reform.

Due terzi dei ministri del governo, tra cui lo stesso Burnham, la prima segretaria di Stato Louise Haigh, il cancelliere John Healey e il ministro degli Esteri Ed Miliband, rappresentano collegi che votarono per il Leave e in passato avevano dichiarato di voler rispettare il risultato del referendum del 2016. Nel frattempo, però, l’opinione pubblica è cambiata.

Prima del discorso di Burnham, diversi ministri avevano invitato pubblicamente alla prudenza. Lucy Powell, viceleader del Labour, ha affermato che, sebbene sia possibile migliorare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza, andare oltre il piano di riavvicinamento all’Ue ereditato da Keir Starmer “non è né possibile né auspicabile”.

Dynamic 1 AMP

Il ministro del Commercio, Jonathan Reynolds, ha dichiarato che le “questioni costituzionali” legate ai rapporti tra Gran Bretagna e Ue stanno creando incertezza per le imprese. La ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, ha invece sottolineato che il ritorno nell’Ue “non è una cosa semplice” e che i costi potrebbero essere inaccettabili.

La strategia di Downing Street sembra essere quella di concentrarsi sulle grandi promesse fatte durante la campagna per la Brexit e rimaste disattese, piuttosto che sostenere che chi votò per lasciare l’Ue abbia preso la decisione sbagliata. Il cambio di posizione del governo ha tuttavia generato qualche apprensione anche all’interno della squadra di Burnham.

“È evidente che la Brexit non ha funzionato e che le promesse fatte non sono state mantenute, quindi Andy fa bene ad aprire il dibattito su quale debba essere il nostro rapporto futuro con l’Ue”, ha dichiarato al Guardian un ministro. “Ma deve assolutamente procedere con cautela, perché non vogliamo riaccendere le divisioni”.

Dynamic 1 AMP

Un secondo ministro ha affermato: “Andy ha ragione quando dice che abbiamo bisogno di maggiore chiarezza sul nostro rapporto a lungo termine. La cooperazione in materia di sicurezza e commercio è oggi più importante di dieci anni fa. Ma non so se questo significhi che la popolazione desideri davvero un cambiamento radicale. I miei elettori saranno prudenti”.

Un terzo ministro ha aggiunto: “È evidente che nel governo ci sono opinioni diverse, ma l’agenda Made in Europe significa che dobbiamo parlare con l’Ue del tipo di rapporto che vuole avere con noi nel lungo periodo, perché ciò che sta proponendo attualmente è molto impegnativo”.

Un’altra fonte governativa ha spiegato: “Diversi ministri eletti in collegi che votarono per il Leave sono consapevoli che le opinioni saranno differenti e che il dibattito sul futuro dovrà essere affrontato con attenzione, mettendo al centro l’interesse nazionale”.

Dynamic 1 AMP

Un quinto ministro ha sottolineato che rimangono interrogativi concreti sulla direzione da prendere: “Sono scettico, se tornassimo nell’Ue, sulle condizioni alle quali rientreremmo e sulla possibilità che questo possa davvero risolvere i problemi delle persone. Ma, considerando il contesto globale, non possiamo iniziare ad affrontare questi problemi senza avere un rapporto più stretto con l’Ue”.

TMG ha intervistato 11.461 persone tra il 12 e il 24 settembre, con un campione ponderato in base al risultato del referendum del 2016. Agli intervistati sono state sottoposte sette diverse ipotesi sul futuro rapporto del Regno Unito con l’Ue.

L’opzione più sostenuta è risultata quella del ritorno nell’Unione: il 49% si è dichiarato favorevole e il 28,5% contrario.

Dynamic 1 AMP

Al secondo posto si è piazzata l’ipotesi di mantenere l’attuale rapporto con l’Ue, riducendo però il più possibile le barriere commerciali, come sta cercando di fare il governo con il suo piano di riavvicinamento: 48,2% favorevoli e 20,9% contrari.

Segue l’adesione all’unione doganale, sostenuta dal 47,1% degli intervistati contro il 20,7%.

L’adesione al mercato unico e lo status di membro associato raccolgono consensi quasi identici: rispettivamente il 45,1% e il 45,5% degli intervistati si dichiarano favorevoli. Il 42% sostiene invece il mantenimento dell’attuale rapporto con l’Ue.

Dynamic 1 AMP

L’ultima opzione, ossia un ulteriore allontanamento dall’Unione europea, raccoglie appena il 27,9% dei consensi, mentre il 41,2% è contrario.

Il 25,9% degli elettori vorrebbe che il Regno Unito rientrasse nell’Ue immediatamente. Il 22,9% preferirebbe che ciò avvenisse entro i prossimi tre anni, mentre l’8,4% indica un orizzonte di dieci anni. Il 23% non vuole invece un rapporto più stretto con l’Unione.

TMG ha inoltre testato diversi messaggi politici per capire quale effetto potrebbero avere sul consenso al Labour in caso di elezioni. In tutti gli scenari che prevedono un rapporto più stretto con l’Ue, il consenso al partito aumenterebbe tra 4,3 e 7,4 punti percentuali, soprattutto grazie ai voti provenienti da Verdi e Liberal Democratici.

Dynamic 1 AMP

Il sondaggio mostra inoltre che più di due terzi degli elettori considerano i rapporti commerciali con l’Ue più importanti di quelli con Stati Uniti o Cina, nel caso in cui il Regno Unito fosse costretto a scegliere. Quattro persone su cinque vogliono mantenere la sterlina, mentre la maggioranza è favorevole alla permanenza nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il 53,4% è favorevole, contro il 24,2% contrario.

Allo stesso tempo, gli argomenti centrali della campagna per la Brexit — in particolare il controllo dell’immigrazione e la sovranità nazionale — continuano ad avere presa sull’opinione pubblica.

Alti funzionari di Downing Street sono in contatto con think tank e società di sondaggi per valutare il sostegno dell’opinione pubblica a un eventuale ritorno del Regno Unito nell’Ue. I risultati della ricerca di TMG dovrebbero essere condivisi con il governo.

Dynamic 1 AMP

A Downing Street c’è però anche il timore che la promessa di rinegoziare l’ingresso nell’Unione possa rilanciare Nigel Farage. Giovedì Farage ha dichiarato che Burnham gli avrebbe dato “la più grande spinta della mia carriera” riaprendo il dibattito sulla Brexit.

Secondo la ricerca di TMG, il 29,7% degli intervistati ritiene che il Regno Unito abbia fatto bene a lasciare l’Ue, mentre il 52,4% pensa che abbia fatto male. Il 17,9% non sa rispondere.

Alla domanda se la Brexit sia stata un successo o un fallimento, il 12,2% l’ha definita un successo, il 54,9% un fallimento, il 23,2% né l’uno né l’altro e il 9,7% non ha espresso un’opinione.

Dynamic 1 AMP

Ben Judah, visiting fellow di Chatham House ed ex consigliere di David Lammy quando era ministro degli Esteri, ha dichiarato al Guardian che i risultati rappresentano “una grande conferma” della scelta di Burnham di assumere una posizione decisa sull’Europa.

Secondo Judah, esiste “un consenso nazionale molto ampio” sul fatto che la Brexit non sia stata un successo. A suo giudizio, inoltre, i risultati mostrano che la questione europea ha una particolare capacità di unire la sinistra e di ampliare il consenso del Labour tra gli elettori indecisi.

Queste ultime valutazioni sono attribuite a Judah e non costituiscono una conclusione indipendente del sondaggio.

Dynamic 1 AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version