Si è spento quest’oggi, 9 settembre 2025, a 78 anni, Stefano Benni, autore bolognese tra i più amati della narrativa italiana contemporanea.
Ormai malato da tempo, Benni ha attraversato oltre quattro decenni di vita culturale italiana con una voce inconfondibile: satirica, visionaria, capace di fondere comicità e tenerezza, invenzione linguistica e ferocia civile. Il suo nome resta legato a libri divenuti fenomeni popolari come “Bar Sport” (1976), “La compagnia dei Celestini”, “Terra!”, “Saltatempo”, “Margherita Dolcevita” e “Il bar sotto il mare”. Opere che hanno accompagnato generazioni di lettori.
Giornalista, poeta, drammaturgo, Benni ha scritto per riviste e quotidiani, portando la sua satira anche in teatro e al cinema (tra gli altri, “Musica per vecchi animali”, 1989). La sua prosa, fatta di giochi di parole, neologismi e parodie, ha raccontato vizi e virtù del nostro Paese, con uno sguardo surreale e insieme lucidissimo, fino a diventare un linguaggio condiviso.
La scomparsa dell’autore ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo della cultura. I primi messaggi, arrivati a seguito della notizia, ricordano come la sua opera abbia ridisegnato i confini tra letteratura “alta” e scrittura popolare, parlando a lettori diversissimi e alimentando un immaginario collettivo: dal bar di provincia trasformato in epopea ai ragazzini dei campetti che diventano eroi di formazione.
Con la morte di Stefano Benni scompare uno degli architetti più originali dell’immaginario italiano del secondo Novecento e dei primi anni Duemila: un autore capace di far ridere e pensare, di inventare parole nuove per raccontare un Paese che cambiava. I suoi personaggi continueranno a sedersi al bancone del “Bar Sport” di ognuno di noi.