Alejandro Monteverde propone, con Francesca Cabrini, una riflessione sul ruolo della memoria storica e sul valore politico del cinema biografico. L’operazione si inscrive nella tradizione del cinema storico che concepisce il passato come spazio di elaborazione critica della memoria collettiva. Fin dalle sequenze iniziali, il film adotta una struttura narrativa classicamente epica, volta a restituire continuità storica e leggibilità simbolica a una figura femminile la cui azione ha inciso in maniera determinante sulle dinamiche sociali e istituzionali della sua epoca.
La vicenda di Francesca Cabrini si situa all’intersezione di soggettività femminile, esercizio del potere e trasformazione concreta del mondo moderno. La protagonista emerge come agente storico capace di fondare istituzioni, costruire reti sociali e immaginare strutture operative là dove prevalevano marginalità e frammentazione. In questa prospettiva, il racconto biografico acquista un’intrinseca valenza politica, ponendo il cinema come medium di responsabilità civile e strumento di trasmissione di una memoria femminile storicamente marginalizzata.
Monteverde sottrae la missionaria Cabrini a una dimensione esclusivamente devozionale, ricollocandola in un contesto storico-politico in cui la santità si coniuga con la capacità di incidere concretamente sulla realtà sociale. L’azione religiosa si configura come prassi organizzativa e progettualità orientata a un orizzonte temporale di lungo periodo. Il fenomeno migratorio italiano negli Stati Uniti viene analizzato come spazio di conflitto strutturale, segnato da esclusione, povertà e violenza sistemica; esso funge da banco di prova per una soggettività femminile costretta ad agire all’interno di apparati di potere che tradizionalmente la escludevano.
In tale contesto, la dimensione caritatevole assume la forma di progetto collettivo, confrontandosi con l’inerzia delle istituzioni civili ed ecclesiastiche. Cabrini si presenta come figura eminentemente moderna, in grado di trasformare l’obbedienza in strategia e la fede in strumento di negoziazione del potere, inscrivendo la propria azione all’interno di una prospettiva storica lungimirante.
Sul piano formale, la messa in scena si fonda su una ricostruzione d’epoca rigorosa e su un impianto visivo orientato a garantire stabilità semantica e chiarezza storica. La New York di fine Ottocento emerge come spazio stratificato, attraversato da tensioni sociali che la regia assume come elementi strutturali del racconto. L’adesione a un linguaggio cinematografico tradizionale costituisce al tempo stesso forza e limite dell’opera. Garantisce accessibilità e chiarezza narrativa, ma rinuncia a sperimentazioni formali più radicali.
All’interno di questo apparato, l’interpretazione di Cristiana Dell’Anna rappresenta il fulcro espressivo del film. La recitazione, basata sulla sottrazione, privilegia densità dello sguardo, controllo del gesto e tensione corporea costante, evitando ogni deriva agiografica. La sua Cabrini è una presenza che si legittima attraverso l’azione: un corpo fragile, segnato dalla malattia, ma definito non dalla sofferenza quanto dalla determinazione e dalla capacità di occupare spazi simbolici e istituzionali storicamente preclusi alle donne.
Il cast contribuisce in modo significativo alla solidità narrativa. Giancarlo Giannini, nel ruolo di Papa Leone XIII, restituisce una figura complessa, sospesa tra visione e prudenza; John Lithgow e David Morse incarnano l’orizzonte istituzionale, espressione di un sistema resistente al cambiamento più che di antagonismi individuali. In questo equilibrio di forze, Dell’Anna non solo regge il confronto con interpreti di lunga carriera, ma si configura come centro gravitazionale dell’opera.
Francesca Cabrini si rivela, quindi, un esperimento riuscito del cinema contemporaneo: la scelta di affidare a un’interprete giovane ma pienamente matura la rappresentazione di una figura storica complessa, evitando la riduzione a icona. Al di là delle tensioni edificanti e delle ambiguità ideologiche presenti nel testo filmico, il film riveste un valore rilevante per la capacità di riportare al centro una storia meritevole di conoscenza, discussione e inserimento nella coscienza collettiva.
Argomenti: Cinema