Quando i genitori erano “Porci con le ali” debutta all'OffOff Theatre
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Quando i genitori erano “Porci con le ali” debutta all'OffOff Theatre

Cinquant'anni dopo il libro-cult, Silvano Spada porta in scena un omaggio che è anche una provocazione: allora serviva educazione sessuale, oggi affettiva. E c’è chi la blocca di nuovo

Manuela Zero - Silvano Spada - Mauro Racanati - ph Giovanna Onofri - Quando i genitori erano porci con le ali - intervista di Alessia de Antoniis
Manuela Zero - Silvano Spada - Mauro Racanati - OffOff Theatre - ph Giovanna Onofri - Quando i genitori erano porci con le ali
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

15 Gennaio 2026 - 12.54


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di Alessia de Antoniis

«Cambiano le cornici storiche, ma alcuni sentimenti restano identici.» Silvano Spada parte da qui. Da una continuità che non consola e non assolve, ma costringe a guardare meglio. Quando i genitori erano “Porci con le ali” non nasce come operazione nostalgia, né come celebrazione rassicurante di un romanzo che ha segnato un’epoca. Nasce, semmai, come un gesto di attraversamento: cinquant’anni dopo l’uscita di Porci con le ali di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, ciò che interessa a Spada non è il passato, ma ciò che del passato continua a operare nel presente.

«Ci tenevo a festeggiare i cinquant’anni di un successo clamoroso, italiano e internazionale, che ha segnato un’intera generazione e non solo quella» esordisce Spada parlando della sua nuova drammaturgia, che debutta in Prima assoluta all’OffOff Theatre di Roma

In scena — dal 20 al 25 gennaio — non c’è una rievocazione degli anni Settanta. Il testo guarda ai corpi e ai linguaggi di oggi e usa quel romanzo come una lunga eco: un punto di origine che permette di interrogare le relazioni, il desiderio, la coppia, la differenza tra maschile e femminile; la trasmissione, spesso silenziosa, di conflitti e aspettative tra generazioni.

Se negli anni Settanta il tabù era nominare il sesso — e per questo si chiedeva educazione sessuale — oggi il nodo si è spostato: servirebbe educazione affettiva. E non di rado la si tratta come un’intrusione. Allora era un tabù. Oggi, sempre più spesso, è censura.

Spada ribalta il titolo proprio per chiarire il campo: non più Porci con le ali, ma Quando i genitori erano porci con le ali. Il centro si sposta. Non i figli ribelli, ma lo sguardo di chi oggi scopre che quei genitori «hanno attraversato le stesse fratture emotive, gli stessi slanci e le stesse contraddizioni. Cambiano i contesti storici, – spiega Spada – i codici, le parole. Ma alcune dinamiche restano sorprendentemente riconoscibili.»

Lo spettacolo — interpretato da Manuela Zero e Mauro Racanati, con spazio scenico e luci di Umberto Fiore — attraversa i decenni per arrivare a una coppia di oggi. Ed è lì che «il romanzo, progressivamente, smette di essere riferimento diretto e diventa sfondo: ciò che resta è la realtà contemporanea, con le sue tensioni, le sue zone d’ombra, la difficoltà persistente di abitare il desiderio senza semplificarlo».

«Oggi abbiamo come manifesto il dire che siamo intelligenti, alla pari in tutto. Ed è vero… Ma poi nell’intimità della casa, della coppia, problematiche di tipo erotico esistono. Non è che basta mettere un’etichetta e dire “siamo evoluti”…» continua Silvano Spada

Ma cosa cambia quando la ribellione di allora diventa memoria di famiglia? Quando raccontiamo di Quando i genitori erano porci con le ali.
C’è il tema della famiglia. Siamo nel divenire, in contesti storici diversi, ma umanamente restiamo una famiglia che si prolunga nel tempo: nonni, genitori, figli, nipoti. Cambiano i linguaggi, ovviamente, ma alcuni sentimenti base dell’essere umano restano. Lo spettacolo riflette su questo: sulle differenze e sulle analogie tra generazioni. È un “divertimento serio”, se vogliamo chiamarlo così.

Del romanzo originale cosa resta vivo oggi? E cosa, eventualmente, è invecchiato male?
A mio avviso non è invecchiato male nulla. Continua ad avere una sua attualità. È chiaro che era inserito in una precisa epoca storica: quella della contestazione e delle rivoluzioni sociali. Oggi il contesto politico è completamente diverso. Però, se guardiamo ai rapporti — uomo-donna, giovani — alcune dinamiche sono pressoché identiche. Amore e gelosia non cambiano: sono sentimenti che, inseriti in epoche diverse, restano gli stessi. È questo che mi interessava sottolineare.

Il rischio, affrontando questo materiale, è l’effetto “anni Settanta come arredamento”. Qual è stata la regola per evitarlo?
Esattamente l’opposto: i protagonisti sono di oggi, totalmente inseriti nell’oggi. Non c’è alcuna ricostruzione storica. Non vuole esserlo. Cinquant’anni fa quel libro fu un evento, ma qui si riparla di una cosa di allora per capire differenze e analogie con l’oggi. È un movimento avanti e indietro, non un ritorno.

Negli anni Settanta il sesso era un tabù e si chiedeva educazione sessuale. Oggi il sesso è spesso precoce — anche a 12/13 anni — ma manca (e si chiede) educazione affettiva e un lessico del consenso. Nel portare in scena questo materiale, qual è oggi la parte più delicata?

Nel romanzo il sesso è predominante, a volte più dell’amore. I protagonisti di allora avevano sedici anni, e anche allora sembrava precoce. Oggi sentire parlare di dodici anni, lo ammetto, disturba anche me: però ogni epoca ha avuto le sue precocità. E poi c’è il percorso del sesso: basta riguardare, rileggere, dare uno sguardo al libro. La vera questione è l’approccio: un uomo e una donna, un ragazzo e una ragazza, hanno vie diverse all’erotismo. È un incontro, certo, ma l’approccio resta diverso; e questo era un tema centrale del romanzo, allora, e resta centrale oggi.

Nel romanzo c’era una frattura chiara tra desiderio maschile e femminile: due vie all’erotismo. Nel suo testo quella frattura resta, si rovescia o si complica?

Resta. In modo più evoluto, più culturalmente acquisito, ma resta. Il sesso non è un problema, è una cosa bella: però ha mille sfumature che possono creare paranoie da una parte e dall’altra. Restano comunque due strade separate, una maschile e una femminile: non nel senso biologico stretto, ma come modalità. E questo può emergere ancora oggi nelle relazioni. Dal punto di vista più profondo, se si guarda fino in fondo, dire che “non siamo alla pari” sarebbe una bestemmia: formalmente, non c’è dubbio che lo siamo. Però poi, nella dinamica concreta, certe asimmetrie riaffiorano: è spesso la ragazza ad avere più disinvoltura e iniziativa, mentre il ragazzo è più in ritardo; eppure lei, a tratti, continua a sentirsi oggetto, a sentirsi usata. E io credo che questo possa capitare ancora oggi.

Nello spettacolo c’è una fase iniziale introduttiva, di raccordo con il romanzo. Poi, alla fine, rimane la realtà di una coppia di oggi: quando il romanzo si perde sullo sfondo, escono fuori le problematiche contemporanee. L’uomo non è più predatorio come nel passato, la donna non è più oggetto come nel passato, ma non so quanto ancora resti di quella mentalità. E anche dentro una coppia che si ama, non si risolve tutto con l’etichetta “siamo intelligenti, consapevoli, evoluti”, perché alla fine alcune cose rimangono.

Qual è la lettura più sbagliata che non vorrebbe fosse fatta dello spettacolo?

Pensare che sia una rievocazione storica o un’operazione nostalgica. Non lo è. È un’informazione per i giovani e meno giovani di oggi: sapere che i loro genitori e nonni hanno attraversato percorsi simili, in contesti diversi. Non è un processo, non è accusatorio. È un modo per ricordare che certi sentimenti — gelosia, crisi, desiderio — non si superano con un’etichetta. Anche oggi, nell’intimità delle coppie, esistono fasi di innamoramento, di crisi, di stanchezza. Fingere che non sia così non rende più evoluti.

Quando i genitori erano “Porci con le ali” arriva in scena come una domanda aperta più che come una risposta. Non chiede di essere celebrato, né assolto. Chiede di essere attraversato, come si attraversano le eredità: senza nostalgia, senza rimozione, senza la tentazione di dirsi “noi siamo diversi”.

INFO

20-25gen OFFOFF Theatre

Quando i genitori erano “Porci con le ali”
uno spettacolo di Silvano Spada
con Manuela Zero e Mauro Racanati
Spazio scenico e luci: Umberto Fiore
Assistente alla regia: Orazio Rotolo Schifone

OFF/OFF Theatre, Via Giulia 20 – Roma
Dal 20 al 25 gennaio 2026
Mar–Sab h 21.00 | Dom h 17.00
Tel. 06 89239515 — biglietteria@off-offtheatre.com
Prevendita online: www.vivaticket.itwww.off-offtheatre.com

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