Il Messia delle Piante

Il Messia delle Piante (Aboca, traduzione di Laura Calosso, pagg 318, euro 22) di Carlos Magdalena, vanta una copertina che invoglia: un tizio che ha l’aria di un hippie in pensione, con una tuta da giardiniere

Il Messia delle Piante
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6 Febbraio 2026 - 23.04


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di Rock Reynolds

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Non si può certamente dire che io abbia il pollice verde. Probabilmente, riuscirei a far morire un gigantesco baobab secolare in una savana o una svettante sequoia in un bosco delle Montagne Rocciose se venissero affidati alle mie cure. Non mi sono nemmeno mai particolarmente soffermato a riflettere sulla biodiversità, meno che mai su quella vegetale. Eppure, una cosa su di me ha ancor oggi facile presa: la bella copertina di un libro. Il resto lo fa la curiosità.

Immagino che sia capitato a molti di fare un acquisto istintivo in libreria, intrigati dalla copertina, per poi talvolta scoprire con enorme delusione la finzione, se non il vero e proprio inganno, da essa sottesa. Per la verità, sono state più le volte in cui una copertina allusiva si è rivelata un fortunato stimolo all’acquisto che quelle in cui la promessa è andata brutalmente disattesa.

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Il Messia delle Piante (Aboca, traduzione di Laura Calosso, pagg 318, euro 22) di Carlos Magdalena, vanta una copertina che invoglia: un tizio che ha l’aria di un hippie in pensione, con una tuta da giardiniere, immerso fino alla cintola in una sorta di laghetto all’interno di una serra, attorniato da enormi ninfee. La foto che ritrae Carlos Magdalena è stata sicuramente scattata in un padiglione dei mitici Kew Gaedens di Londra, uno dei giardini botanici più noti e ricchi del mondo. È lì che Magdalena – spagnolo di Gijón, nelle Asturie, diventato una sorta di celebrità locale dopo che il suo nome si è fatto strada prepotentemente nel mondo della botanica grazie a una serie di tecniche pionieristiche volte a favorire la riproduzione di specie vegetali a rischio di estinzione e a un atteggiamento un po’ sfrontato per gli standard della professione – lavora tuttora, presso la Tropical Nursery, il vivaio delle piante tropicali di cui è un fan sfegatato.

Fin da ragazzino, come racconta con entusiasmo talvolta persino un po’ sopra le righe, Magdalena ha coltivato – è proprio il caso di dire – una passione irriducibile per il mondo delle piante e un’ostinazione fideistica nella possibilità di salvare dall’estinzione il maggior numero di specie possibile, messe in pericolo dall’insensibilità e dalla cecità del progresso.

Il Messia delle Piante non è esattamente un’autobiografia quanto, piuttosto, il racconto di un amore e una raccolta di aneddoti professionali in grado di allettare persino chi, come me, non ha un interesse precipuo per la materia.

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L’istrionismo che ha in parte favorito la popolarità dell’autore affiora tra le righe, conferendo un po’ di verve in più alle sue storie.

Alla base di tutto, ovviamente, c’è una profonda passione per una professione nata e cresciuta fin da quando, di fatto, Magdalena ha “fregato” la sua prima pianta – o, come dice lui stesso, l’ha salvata dal probabile abbandono – e ha iniziato a prendersene cura. Favorito da genitori aperti e amanti della natura, ha iniziato a fare qualche esperimento e a capire quanto la mano dell’uomo stia portando il pianeta a un punto di non ritorno e a pensare che le piante debbano avere pari dignità rispetto agli altri esseri viventi: «Gran parte del problema consiste nel fatto che, nonostante ciò che facciamo alle piante, esse non possono reagire, parlare, non possono perorare la loro causa, né metterci in guardia rispetto alla follia che commettiamo distruggendole e neppure ricordarci la loro importanza strillando e battendo i pugni sul tavolo. Le piante non sanguinano quando vengono tagliate e non possono urlare quando le bruciamo. Non possono esprimere il loro dolore attraverso un libro».

È soprattutto per questo che sono nati in tutto il mondo grandi giardini botanici, come Kew, presso cui, attraverso un normalissimo processo di selezione, Magdalena ha trovato l’impiego dei suoi sogni. La funzione dei giardini botanici, oltre che illustrare e insegnare, è proprio quella di «conservare specie rare, in coltura e allo stato naturale, salvandole dall’oblio e rendendole disponibili per la scienza».

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È più facile appassionarsi a una causa se qualcuno ci prende per mano dalla più giovane età. Esattamente quanto successo a Magdalena, la cui madre gli raccontava da bambino tutto ciò che sapeva su qualsiasi pianta in cui si imbattesse, solitamente utilizzando i nomi locali e non la tassonomia ufficiale, in tal modo mostrando pure un certo spirito ribelle che, evidentemente, è nel DNA della famiglia, perché «il generale Franco non ha mai riconosciuto l’esistenza in Spagna di altre lingue e vietava alle persone di usarle». Chiedere conferma ai baschi.

Oltre alla passione, naturalmente, le altre due grandi virtù del botanico sono la pazienza e una certa dose di ostinazione. Pare che a Magdalena non faccia difetto né l’una né l’altra. Basterebbe leggere qualche pagina delle sue avventure sull’Isola di Rodrigues, appartenente alla Repubblica di Mauritius, nelle Isole Mascarene. È lì che Magdalena si è recato più volte nel tentativo fortunato di strappare da estinzione certa la Ramosmania rodriguesii, di cui si riteneva che l’unico esemplare al mondo fosse rimasto, appunto, su quell’isola. Oppure le sue esperienze in America Latina alla ricerca del suo primo amore, le ninfee, con particolare focus su quelle maggiormente in pericolo e soprattutto sulle ninfee giganti che campeggiano attorno a lui sulla copertina del libro. «Ero molto giovane quando vidi la mia prima ninfea. Forse il mio amore deriva dal fatto che sono fiori che crescono nell’acqua, come se qualcosa di magico apparisse dal nulla. Forse è per la loro bellezza, il loro profumo, il mistero di quelle fioriture notturne… Qualunque cosa sia, io ho una vera ossessione per le ninfee.»

Ma a intrigare l’autore non sono solo le piante esotiche. Banalmente, è quasi un miracolo ciò che il semplice castagno è in grado di fare: «In Spagna… la raccolta delle noci dall’ambiente naturale è uno dei pochi grandi esempi di sfruttamento forestale che non comporta disboscamento».

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Le grandi delusioni così come i dolorosi fallimenti si alternano a momenti di entusiasmo e speranza. Ci sono, naturalmente, pagine dedicate ad aspetti più “tecnici”, come innesti e tagli, ma il libro, come già detto, è per tutti.

In fondo, chiunque può diventare un “messia delle piante”: la molla è l’interesse da cui scaturisce prima la conoscenza e poi la cura e l’azione.

Da buon messia delle piante, Carlos Magdalena non si sottrae a fornire al pubblico la sua ricetta per un mondo che abbia un futuro: «smettere di bruciare combustibili fossili, mantenere la crescita demografica a un livello sostenibile e sfruttare la potenza delle piante».

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