Orgasmo: la commedia feroce sulla colonizzazione del desiderio
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Orgasmo: la commedia feroce sulla colonizzazione del desiderio

Al Teatro India di Roma fino al 15 febbraio, Niccolò Fettarappa smonta l’eros come lo gestisce l’Occidente: solitudine “premium”, auto-abbraccio come cura di Stato, desiderio addestrato alla produttività

Orgasmo: la commedia feroce sulla colonizzazione del desiderio
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

9 Febbraio 2026 - 14.45


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di Alessia de Antoniis

Orgasmo, al teatro India fino al 15 febbraio, è una fregatura: non parla di sesso. Con Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, Niccolò Fettarappa costruisce una farsa lucidissima che entra ed esce dalla finzione con intelligenza, senza mai scivolare nell’ammiccamento metateatrale; che diverte senza alleggerire, che usa il grottesco non per sentirsi più intelligente del pubblico, ma per costringerlo a riconoscersi.

Niente sesso, no. Niente nudo, niente «O famo strano?». Ma sane risate. Quel riso che nasce dall’eccesso, dalla distorsione del reale. Ma dove ogni risata porta con sé una crepa: quella di un presente in cui il lavoro ha colonizzato anche l’intimità.

Non è la fine del sesso il bersaglio vero dello spettacolo, ma la fine del corpo come spazio libero, come tempo improduttivo, come luogo di disobbedienza. L’Europa distopica dell’Agenda 2030 che vieta l’orgasmo non è fantascienza: è la caricatura feroce di una società già immersa nel linguaggio aziendale, nella produttività permanente, nella cura di sé trasformata in protocollo. Il benessere non consola, addestra. L’auto-abbraccio sostituisce il contatto, l’Excel prende il posto del letto, la solitudine diventa esperienza “premium”.

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Fettarappa non predica, non si erge a moralista, non cerca il consenso politico facile. Al contrario, trascina lo spettatore dentro un vortice surreale dove slogan motivazionali, design domestico, smart working, nostalgia infantile e delirio burocratico si sovrappongono senza tregua. La frammentarietà della drammaturgia, a tratti volutamente sfilacciata, quasi caotica, non è un vezzo formale: è la traduzione scenica di una mente bombardata, di una società che non riesce più a tenere insieme le proprie contraddizioni. Se qualche passaggio rischia la confusione, è la stessa confusione che lo spettacolo mette sotto accusa.

Il continuo sfondamento della quarta parete è usato con rara intelligenza. Non per strizzare l’occhio al pubblico, ma per smascherare il meccanismo stesso della rappresentazione: il disagio osservato, consumato, spettacolarizzato. La società è già reality, il teatro lo smonta. Il giornalista che irrompe in casa della “coppia in crisi”, i personaggi che commentano lo spettacolo mentre lo abitano, trasformano la scena in un laboratorio critico sul nostro modo di guardare e normalizzare il fallimento affettivo.

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Dentro questo dispositivo collettivo spicca con forza Lorenzo Guerrieri, presenza scenica magnetica, capace di attraversare il grottesco senza perdere mai precisione emotiva. Il suo lavoro sul ritmo, sulle micro-rotture del linguaggio, sulle accelerazioni isteriche e sui momenti di stanchezza esistenziale restituisce con particolare efficacia l’uomo contemporaneo schiacciato tra produttività e vuoto. È una prova che dà spessore umano alla farsa e impedisce allo spettacolo di restare pura caricatura.

Accanto a lui, Gianni D’Addario e Rebecca Sisti costruiscono una coppia sfinita e nevrotica, tenera e feroce insieme, mentre Fettarappa – autore, regista e interprete – guida il flusso con un controllo sorprendente del caos scenico. Il grottesco non esplode mai a caso: ogni eccesso ha una funzione, ogni loop verbale diventa sintomo di un linguaggio che ha perso senso.

Geniale l’invenzione dell”Umido’ parlante, scarto domestico che si fa coscienza sporca e animale, unico interlocutore sincero in un mondo sterilizzato. Mentre la coppia discute di produttività e benessere con linguaggio aziendale, l’Umido, fatto di bucce, resti organici, putrefazione, parla la lingua del corpo che marcisce, che ha fame, che desidera. Non è una metafora: è il rimosso che torna a reclamare dignità.  È lì che lo spettacolo tocca uno dei suoi vertici simbolici: ciò che viene rimosso come rifiuto è in realtà ciò che resta vivo.

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E poi la fuga finale fuori dall’Europa, fuori dal protocollo, verso una regressione animale fatta di orsi, code e desiderio: non è un lieto fine, ma un sogno disperato di dis-addestramento. Non una soluzione, ma un grido: per tornare a sentire il corpo bisogna prima smettere di trattarlo come una macchina.

Orgasmo è teatro di rottura senza compiacimento, politico senza retorica, esilarante senza superficialità. Una commedia feroce che diverte mentre scava, che coinvolge senza coccolare, che non si autocelebra mai ma mette tutti, personaggi e spettatori, dentro lo stesso meccanismo di alienazione. Si esce ridendo. E subito dopo pensando.

Orgasmo (Teatro India, Roma) — 3/15 febbraio 2026 | con Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti | regia Niccolò Fettarappa | produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Agidi / Sardegna Teatro

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