Un romanzo in memoria dell’orsa Amarena, omaggio al Parco nazionale d’Abruzzo
Top

Un romanzo in memoria dell’orsa Amarena, omaggio al Parco nazionale d’Abruzzo

Gina, professoressa di Lettere tradita dal marito, l’eroico capitano dei pompieri, riesce a malapena a tirare la vita coi denti con il suo magro stipendio

Un romanzo in memoria dell’orsa Amarena, omaggio al Parco nazionale d’Abruzzo
Preroll

globalist Modifica articolo

18 Febbraio 2026 - 19.35


ATF

di Mariano Sabatini

Se non diventerete come bambini… si legge nei Vangeli. Vale anche in narrativa, mutatis mutandis: se non saprete scrivere per bambini, non narrerete mai. Solo chi sa irretire e tenere destra l’attenzione dei lettori piccoli e grandi merita il titolo di scrittore. È il caso di Caterina Falconi, abruzzese di Atri, che si è fata notare negli ultimi anni grazie ai romanzi “Dimmelo adesso” e “Rose di capodanno” per Vallecchi Firenze; oltre che per le decine di pregevoli riduzioni di classici per il Gruppo Rusconi. Ideatrice della fortunata serie “Giovani ficcanaso”, nel suo nuovo romanzo per ragazzi, “Nel paese dai boschi profondi”( ed. Chiaredizioni, illustrato da Valeria Troncanelli), è delineato un viaggio che è un ritorno a casa e a una particolarissima identità culturale, nonché il presupposto di scelte esistenziali consapevoli e significative. 

Gina, professoressa di Lettere tradita dal marito, l’eroico capitano dei pompieri, riesce a malapena a tirare la vita coi denti con il suo magro stipendio, nella malconcia casa bolognese. In quell’appartamento che si disfa per mancanza di manutenzione, abitano i figli adolescenti Camilla e Manfredi, abbandonati dal padre, e tre gatte. Camilla reagisce alla situazione facendo un po’ le veci della madre. Si preoccupa di cucinare per tutti (salvo poi mangiare poco lei stessa), cerca di sostenere il fratello, studia con accanimento al liceo classico per non perdere il primato scolastico. È una graziosa quattordicenne disinteressata al proprio aspetto e innamorata delle parole. Sogna infatti di diventare scrittrice e il suo approccio alla realtà è narrativo. Si racconta senza sosta quel che le accade e, così facendo, sviluppa una vista sottile che le fa apparire cose impossibili. Lo psicologo del liceo, con cui si è confidata, l’ha tranquillizzata dicendole che si tratta solo di innocui fenomeni evolutivi. Il vero problema è Manfredi: da quando il padre è andato via di casa, alterando con il rimbombo dei suoi stivali sulle scale il ritmo cardiaco del ragazzo, si è chiuso in un progressivo isolamento sociale che gli impedisce di frequentare la scuola. A tenergli compagnia, oltre alla gatta Caramella, tutte le volte che rientra di soppiatto a casa, ci sono i dispositivi elettronici. In altre parole, Manfredi è diventato un hikikomori. 

Leggi anche:  Non solo "puttane", quando le parolacce fanno la rivoluzione

Preoccupatissima e sentendosi incapace  di gestire la situazione, non trova altra soluzione che affidare i ragazzi alla propria madre Malvina, che abita nell’arcano, meraviglioso borgo di Pietracamela. L’energica signora dai capelli colore del ferro baderà ai nipoti accudendo Camilla e controllando Manfredi. Ma è proprio a Pietracamela che la vista sottile di Camilla si acuisce e la ragazza inizia a vedere i mazzemarille, caratteristici folletti teramani e un sinistro bambino interamente vestito di rosso che, tutte le notti, tenta di condurla altrove, chissà dove. La gatta di Malvina, Pantafica (la Pantafica è un noto e terrifico personaggio del folclore abruzzese), sembrerebbe proteggerla. Nel contempo Manfredi, vittima di una coazione a ripetere, scende dal pullman che lo stava conducendo alle medie di Montorio e si inoltra nei boschi profondi dove rischia di morire assiderato e fa incontri con le meravigliose creature della fantasia, rifugiate tra gli alberi, e con gli esemplari della fauna selvatica perseguitata dai bracconieri.

La trama si scioglie in modi inaspettati e, mentre Camilla capisce di dover reggere il peso visionario della fantasia, se vuol diventare una scrittrice, Manfredi sceglie la resistenza.

Leggi anche:  Operazione Massacro: il capolavoro di Rodolfo Walsh che ha inventato il romanzo-verità per denunciare la violenza

“Nel paese dai boschi profondi” è, infatti, soprattutto un romanzo di resistenza. Laddove i lemmi di un mondo che scompare si dissolvono nei dizionari, è necessario ricordarli. La valenza metaforica e maieutica del folclore, che altro non è che mitopoiesi, non può essere sostituita da un’anonima e corriva vita scandita da pixel troppo spesso ingannevoli e illusori. Forse, se i personaggi dei miti si ritrovano con le stesse caratteristiche ma con nomi diversi in tutte le culture e in tutte le epoche, esistono davvero, nell’inconscio collettivo o in una dimensione intermedia, e avrebbero tanto da insegnarci. E, soprattutto, i crimini dell’umanità contro la Natura, che parrebbero arrestarsi alle pendici dei monti, nei pressi dei fitti boschi dei Parchi Nazionali devono essere contrastati. Il romanzo vuol essere una strenua difesa delle creature innocenti trucidate dalla barbarie umana, il cui emblema è la dolce orsa Amarena; vuol ricordare la necessità per noi, aristotelicamente definiti animali sociali, di restare ancorati alla memoria, familiare, culturale, storica, senza per questo ricusare la tecnologia; sottolineare la valenza estrattiva, predittiva della letteratura; e soprattutto ribadire il diritto delle nuove generazioni, di ogni singolo giovane, all’eresia nei confronti degli adulti di riferimento (per citare Recalcati) e all’autodeterminazione.

Leggi anche:  Pirateria e Ai, le difficoltà del mondo dell'editoria

Vale la pena da ultimo rammentare che Pietracamela – cittadina lunare in cui il tempo pare paradossalmente rallentare per essere assaporato, nonostante le campane e le pendole ne sottolineino l’inarrestabile flusso – si trova nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e i Monti della Laga. A questi luoghi con “Nel paese dai boschi profondi” l’autrice intende porgere un omaggio. Una lettura trascinante, per i più giovani come per coloro che giovani sanno rimanere fino alla fine, perché resistere (e leggere è una delle più alte forme di resistenza!) alle derive più avvilenti è il migliore modo di garantirsi la longevità e forse l’immortalità. 

Native

Articoli correlati