Si è svolta oggi una conferenza stampa di grande rilevanza per il mondo dell’archeologia e dei beni culturali: la presentazione del catalogo dedicato agli scavi di Lord Savile Lumley presso il santuario di Giunone Sospita a Lanuvio, strettamente connesso alla mostra allestita nel Museo Diffuso della città laziale. Un appuntamento che, sin dalle prime battute, ha assunto un valore che travalica la dimensione editoriale, configurandosi come un momento di sintesi tra ricerca scientifica, visione istituzionale e diplomazia culturale internazionale.
L’iniziativa ha restituito con chiarezza il senso di un percorso avviato negli anni e giunto oggi a una maturazione significativa: quello di una comunità che, attraverso la valorizzazione del proprio patrimonio museale, riesce a dialogare con grandi istituzioni europee, costruendo relazioni durature e prospettive condivise. Il catalogo presentato, infatti, non si limita a documentare gli esiti degli scavi, ma rappresenta uno strumento scientifico e interpretativo capace di accompagnare e approfondire il progetto espositivo lanuvino, restituendone la complessità storica, archeologica e culturale.
La notizia centrale – destinata a segnare un passaggio decisivo nella storia recente del patrimonio di Lanuvio – è stata annunciata dal Dr. David Hopes, direttore del Leeds Museums & Galleries e Head of Service dal 2021: il prestito dei marmi del gruppo di Lucio Licinio Murena sarà prorogato fino al 2029. Una decisione che non solo consolida una collaborazione già avviata, ma apre scenari nuovi per lo studio, la valorizzazione e la possibile ricomposizione di uno dei complessi scultorei più affascinanti e problematici dell’antichità, oggi distribuito tra Lanuvio, Leeds e il British Museum.
Ad aprire i lavori è stato l’onorevole Andrea Volpi, sindaco di Lanuvio, che ha introdotto la conferenza sottolineando la portata del progetto e il valore della rete istituzionale che lo ha reso possibile. “Il catalogo – ha evidenziato Volpi – è il risultato di un lavoro lungo e stratificato, che affonda le radici nelle precedenti amministrazioni, guidate dal sindaco Luigi Galieti, e che trova oggi una sintesi grazie alla qualità delle relazioni costruite nel tempo”.
Nel suo intervento emerge con forza il tema della restituzione simbolica: il gruppo di Licinio Murena, disperso tra diverse istituzioni museali europee, torna a essere percepito come patrimonio identitario, capace di rappresentare una comunità e la sua storia millenaria. Non si tratta, dunque, soltanto di un’operazione espositiva o editoriale, ma di un processo più ampio di riappropriazione culturale e di costruzione di una memoria condivisa.
Volpi ha inoltre voluto richiamare il ruolo delle istituzioni dello Stato, ricordando l’importante operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che ha bloccato il saccheggio di un importante deposito romano di ex voto nei pressi del tempio di Giunone Sospita e ha portato al recupero di oltre cinquemila reperti della zona Pantanacci.
A raccogliere il senso profondo di questa operazione è stato Alessandro De Santis, presidente del Consiglio comunale lanuvino, che ha proposto una riflessione di taglio culturale e civile, individuando nei concetti di “dono” e “comunità” le chiavi interpretative dell’intero progetto. Il gruppo di Murena diventa così “bene simbolico e tangibile della comunità”, restituendo alla cittadinanza non solo un insieme di reperti, ma una narrazione viva e identitaria.
Il momento più atteso della conferenza si è concretizzato con l’intervento del Dr. David Hopes, figura centrale nella costruzione del rapporto tra Lanuvio e il sistema museale britannico. Il suo contributo, denso e articolato, ha restituito il senso più autentico della collaborazione in atto, collocandola all’interno di una visione ampia di patrimonio come processo sociale e relazionale:
“Abbiamo appena rinnovato il prestito dei marmi fino al 2029 e saremo lieti di trovare nuovi modi per approfondire e concretizzare questa relazione tra le nostre istituzioni.”
L’annuncio, accolto con grande soddisfazione, è stato accompagnato da una riflessione che supera la dimensione amministrativa del prestito:
“La partnership con Lanuvio è nata attraverso la diplomazia culturale e i benefici che ne derivano sono, a mio parere, tanto importanti quanto gli artefatti stessi.”
In queste parole di Hopes si coglie un passaggio cruciale: il valore della relazione si affianca a quello del reperto, restituendo al patrimonio una funzione attiva nella costruzione dei legami tra comunità. Hopes ha inoltre richiamato un passaggio fondamentale della prefazione al catalogo a firma del Ministro della Cultura Alessandro Giuli:
“Questi progetti hanno il merito di rafforzare il senso di appartenenza e permettono che la memoria rimanga viva, unendo comunità e istituzioni nella tutela del nostro patrimonio culturale.”
Il direttore ha fatto propria questa visione, sottolineando come tanto Leeds quanto Lanuvio siano oggi impegnate in processi di rigenerazione urbana e culturale, nei quali il patrimonio svolge un ruolo centrale: “Non importa la distanza tra Leeds e Lanuvio: ciò che conta è la capacità di riportare le persone insieme attraverso il patrimonio.”
Se l’intervento di Hopes ha definito il quadro internazionale, quello di Luca Attenni, direttore del Museo Diffuso di Lanuvio, ha restituito con precisione il percorso operativo e scientifico che ha reso possibile questo risultato:
“Siamo nel maggio del 2023 quando, insieme alla dottoressa Gabriella Serio, in occasione della mostra su Alessandro Magno a Napoli, prendemmo contatti con Katherine Baxter, che si dimostrò subito disponibile a concedere i reperti anche per un periodo lungo.” Da quel momento prende forma una macchina organizzativa complessa, che in tempi straordinariamente rapidi – appena tre mesi, a fronte dei circa dieci normalmente necessari per prestiti extra UE – riesce a realizzare un’operazione articolata e di alto profilo. “È la dimostrazione che una sinergia corretta tra istituzioni, quando è realmente attiva e condivisa, può ottenere risultati straordinari in tempi brevissimi. Attenni ha ricostruito tutte le fasi: “l’allestimento nelle Segrete di Palazzo Colonna, la collaborazione con il Mann di Napoli per la gestione dei trasporti dei reperti, il contributo delle funzionarie del museo di Leeds, Catrin Baxter e Christine Bradley, e il ruolo fondamentale dell’Università Roma Tre”.
Ma è nella dimensione progettuale che il suo intervento assume un significato ancora più ampio:
“Non si tratta solo di una mostra. Abbiamo costruito un vero progetto culturale che prevede podcast nel Regno Unito, scambi tra studenti, laboratori teatrali tra Leeds e Lanuvio. E soprattutto: il complesso di Licinio Murena è oggi diviso tra Lanuvio, Leeds e il British Museum. L’obiettivo è quello di ricrearlo, restituendogli unità e significato.”
Di particolare intensità è stato l’intervento della professoressa Giuliana Calcani, docente di Archeologia e Storia dell’Arte Classica all’Università degli Studi di Roma Tre, che ha offerto una riflessione insieme scientifica e civile:
“Il bene culturale non è solo un oggetto che contiene cultura, ma qualcosa che genera cultura.” A partire da questa definizione, Calcani ha sviluppato un ragionamento sul valore dinamico del patrimonio:
“La cultura non deve essere brama di possesso, ma volontà di conoscere, unire e costruire.”
Il suo intervento ha toccato il nodo del rapporto tra contesto e dispersione dei reperti, sottolineando quanto sia fondamentale restituire senso e leggibilità a un complesso frammentato. E con un invito netto e potente: “Non vi accontentate. Non accontentatevi di chi dice che il gruppo di Lanuvio è una copia: è qualcosa di più.”
Un’esortazione che restituisce dignità scientifica e profondità interpretativa al gruppo di Murena, inteso come rielaborazione originale e storicamente rilevante.
A completare il quadro è intervenuta la soprintendente Gabriella Serio, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti: “Il bene culturale non è solo un oggetto, ma una fonte di conoscenza e connessione tra persone. Questo gruppo di marmi dimostra come la politica, la cultura e la comunità possono convergere per valorizzare il patrimonio.”
La dott.ssa Serio ha inoltre sottolineato il lavoro costante della Soprintendenza nel garantire equilibrio tra tutela e valorizzazione: “Dietro ogni attività sul territorio c’è un impegno continuo di confronto e collaborazione, per individuare soluzioni che rispettino il paesaggio, la storia e l’identità culturale”.
E’ intervenuto in conferenza stampa anche Luca Fegatelli, Direttore della Direzione regionale Cultura, Politiche Giovanili e della Famiglia, Pari Opportunità e Servizio Civile: “Questa operazione – ha spiegato – è il presupposto per future iniziative di recupero e valorizzazione dei reperti, e rappresenta un ritorno significativo per la Regione Lazio”. Fegatelli ha poi rivolto un ringraziamento sincero al Museo Diffuso di Lanuvio nella persona di Luca Attenni e a tutte le istituzioni coinvolte, per la cura e l’attenzione con cui hanno seguito il progetto”, a testimonianza di una costruzione corale e multilivello.
Nel suo insieme, l’incontro ha restituito l’immagine di un laboratorio culturale in piena evoluzione, nel quale il patrimonio non è più concepito come elemento statico, ma come dispositivo attivo di relazione, ricerca e progettazione.
Il rinnovo del prestito fino al 2029 rappresenta, in questa prospettiva, una tappa intermedia di un percorso più ampio, che trova nel catalogo, presentato oggi, uno strumento fondamentale di conoscenza e consolidamento scientifico.
La prospettiva che si apre – quella di una possibile ricomposizione dei numerosi reperti del gruppo di Licinio Murena attraverso la collaborazione tra Lanuvio, Leeds e il British Museum – assume così un valore paradigmatico, indicando una strada fondata sulla condivisione, sulla responsabilità comune e su una nuova idea di patrimonio come bene relazionale.
Come ha sottolineato in chiusura l’on. Andrea Volpi: “Questo progetto dimostra come arte, storia e memoria possano diventare strumenti di dialogo tra generazioni e Paesi, valorizzando il patrimonio culturale in senso sociale, economico e culturale.”
È in questa tensione tra radicamento locale e apertura internazionale che si colloca il significato più profondo dell’iniziativa: non semplicemente riportare a casa dei reperti, ma restituire loro una funzione viva, in grado di generare cultura, costruire relazioni e orientare il futuro. Il catalogo stesso, in questa prospettiva, rappresenta un dispositivo attivo di conoscenza e progettazione, destinato ad accompagnare un percorso che si candida a diventare modello di riferimento per nuove forme di cooperazione culturale internazionale.
