Festival inDivenire: il teatro non pronto torna allo Spazio Diamante

Dal 27 aprile al 12 maggio allo Spazio Diamante la VII edizione del Festival: 18 progetti in forma di studio, nuova drammaturgia italiana e chiusura con Fabrizio Gifuni. Un osservatorio sul teatro contemporaneo quando è ancora inDivenire

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Festival inDivenire 2026, in programma a Roma allo Spazio Diamante dal 27 aprile al 12 maggio
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21 Aprile 2026 - 22.59


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di Alessia de Antoniis

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In un sistema culturale che chiede prodotti finiti, rassicuranti, immediatamente comunicabili, il Festival inDivenire lavora esattamente nel punto opposto: dove il teatro non è ancora teatro. Un teatro che non è ancora pronto: e per questo serve.

E’ l’VII edizione del Festival ideato da Alessandro Longobardi e diretto da Giampiero Cicciò e, dal 27 aprile al 12 maggio, torna allo Spazio Diamante. Un titolo che è già una dichiarazione: non ciò che è, ma ciò che sta diventando. E oggi, forse più che mai, è proprio lì che bisogna guardare.

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Contro la retorica del “prodotto culturale”

Ottantaquattro progetti ricevuti, diciotto selezionati. Ma la parola chiave non è selezione: è esposizione. In scena non arrivano spettacoli finiti, ma studi. Tentativi. Materiali in corso.  È qui che il festival prende posizione: non una vetrina, ma un osservatorio sulle fratture del presente. Perché è nel processo, non nel risultato, che il teatro torna a essere necessario. E in un tempo in cui tutto deve essere subito leggibile, questa opacità è già un gesto politico.

Nuova drammaturgia o nuova instabilità?

Il programma — da Migrazione a Controllo 26, da U.B.U Ultime Bellicose Unioni a Per un corpo eretico — non costruisce una linea unica. Non potrebbe. Quello che emerge è più una tensione diffusa: lavori che interrogano identità, linguaggio, potere, corpo. Spesso senza risposte, a volte senza una forma definitiva. inDivenire accetta che la nuova scena non sia ancora decifrabile.

Il ritorno di Fabrizio Gifuni: il teatro come pratica critica

A chiudere il festival, il 12 maggio, sarà Fabrizio Gifuni con l’incontro Vita e teatro, teatro e vita. Non è un nome messo in cartellone per prestigio. È una linea. Gifuni inaugurò la prima edizione nel 2017. Riprenderlo oggi significa riaffermare un’idea precisa: il teatro come attraversamento critico, non come rappresentazione.  Nel suo lavoro, tra Luca Ronconi e Marco Bellocchio, la parola è un campo di tensione. E il riferimento a Pier Paolo Pasolini non è un omaggio, ma una misura. Una misura che il teatro contemporaneo continua a inseguire.

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Cosa resta del teatro quando smette di essere prodotto?

inDivenire non risponde. Mostra. Mostra il momento in cui un’idea non è ancora difendibile, in cui una forma non è ancora stabile, in cui un artista non ha ancora trovato il proprio linguaggio. È un luogo in cui fallire è ancora possibile. E quindi, paradossalmente, anche dire qualcosa di vero.

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