Biennale-Gate direbbero i più giovani: la 61^ Esposizione Internazionale di Venezia si apre sotto innumerevoli polemiche per svariati motivi, dalla geopolitica al diritto fino alla diplomazia.
Ad una settimana esatta dall’inizio della manifestazione sono tanti i motivi che hanno gettato il caos. Su tutti la cancellazione della tradizione cerimonia inaugurale, evento sempre svoltosi in tutta la storia della Biennale.
Oltre a ciò non si verificherà anche l’assegnazione dei Leoni d’Oro e d’Argento, momento simbolico che da sempre segna l’avvio ufficiale della manifestazione.
Una scelta che, stando a quanto detto dal Presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, è dovuta alla situazione geopolitica attuale.
A cercare di placare le acque un comunicato del MIC, che in una nota ha scritto: “Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del Ministero della Cultura commissariare il presidente della Biennale di Venezia. Il MiC si è limitato a chiedere e ottenere documenti amministrativi da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Federazione russa. Quanto alle dimissioni della giuria internazionale della Biennale, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale di Venezia. Il Ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”.
L’altra criticità importante è derivata dalle dimissioni della giuria internazionale, presieduta da Solange Farkas. Di conseguenza saranno i visitatori a votare i premi, con i riconoscimenti che verranno assegnati solo il 22 novembre, ultimo giorno di apertura.
La decisione è derivata dalla scelta di escludere alcuni Paesi coinvolti nei conflitti internazionali e accusati di crimini di Guerra, con riferimento implicito a Russia e Israele.
Una presa di posizione che inevitabilmente ha aperto un fronte giuridico e politico molto delicato, dato che il regolamento non prevederebbe esclusioni di questo tipo.
Ad accendere ancora di più le polemiche la reazione dell’artista Belu-Simion Fainaru, rappresentante del padiglione israeliano.
Fainaru, tramite i suoi legali, ha inviato una diffida formale alla Biennale, al Ministero della Cultura e alla Presidenza del Consiglio, denunciando una discriminazione basata sulla nazionalità.
L’artista ha rivendicato il principio secondo cui le opere devono essere giudicate indipendentemente dal passaporto di chi le realizza, evocando anche possibili profili di antisemitismo.
Un’altra questione importante è quella legata alla mancata presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha scelto di non partecipare all’inaugurazione per segnalare la distanza del governo dalla decisione della Biennale di consentire il ritorno della Russia, paese aggressore dell’Ucraina.
Inoltre, il commissario alla Cultura Glenn Micallef ha annunciato che non parteciperà all’inaugurazione finché la Russia sarà invitata.
Una presa di posizione che apre interrogativi anche sul futuro dei finanziamenti comunitari, almeno 2 milioni di euro sono a rischio per progetti legati al cinema.
Situazione dunque delicata ad una settimana esatta dall’inizio della 61^ Edizione.
