Dante Ferretti: a Roma in mostra i segreti della sua scenografia
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Dante Ferretti: a Roma in mostra i segreti della sua scenografia

Con i miei occhi: fino al 19 luglio 2026 ai Musei di San Salvatore in Lauro. Tre Oscar, sessant'anni di cinema mondiale che comincia da un foglio bianco

Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, la mostra curata da Raffaele Curi ai Musei di San Salvatore in Lauro - intervista a Raffaele Curi di Alessia de Antoniis
Raffaele Curi e Dante Ferretti - Con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia: la mostra curata da Raffaele Curi ai Musei di San Salvatore in Lauro
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

2 Maggio 2026 - 23.11


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di Alessia de Antoniis

Ai Musei di San Salvatore in Lauro, fino al 19 luglio, una mostra-omaggio al grande scenografo marchigiano. Tre Oscar, sessant’anni di cinema mondiale, e un segreto: tutto comincia da un foglio bianco. Grande abbastanza da contenere un transatlantico, un monastero medievale, la stazione di Parigi. In alcune delle pellicole più iconiche di grandi registi, prima ancora della macchina da presa, prima del set, prima degli attori, c’è la mano di Dante Ferretti che costruisce mondi su carta. Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, la mostra curata da Raffaele Curi ai Musei di San Salvatore in Lauro (fino al 19 luglio 2026), è uno spostamento dello sguardo: dal film ai disegni che lo hanno immaginato per primi.

Circa quaranta lavori in mostra – bozzetti, studi, dipinti, modellini, materiali di scena – ripercorrono oltre sessant’anni di cinema internazionale: da Fellini a Scorsese, da Terry Gilliam a Tim Burton, da Neil Jordan a Franco Zeffirelli. Tre premi Oscar (per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret), nove nomination, quattro BAFTA, quattordici Nastri d’Argento. E due bozzetti in esposizione permanente allo Smithsonian Institute. Eppure, dice Curi, la mostra non è una celebrazione. È qualcosa di più intimo e più necessario.

Raffaele Curi non è solo il curatore della mostra. È uno di quelli che quella mano l’ha vista lavorare da vicino, per anni. 

Possiamo definire Dante Ferretti un pittore manierista italiano prestato alla scenografia?

Lui è un marchigiano. Ha la stessa mano di Raffaello, che è nato a Urbino. Ha la stessa mano di Bramante quando diventa architetto: penso a Titus. E ha la poesia di Leopardi. Abbiamo messo tre marchigiani alla base di un grande marchigiano dei giorni nostri. È l’unico purtroppo rimasto dal cinema italiano, insieme a Storaro e a Milena Canonero. Noi italiani eravamo i primi. Non abbiamo più nessuno. E questo è molto triste. Molto grave.

La mostra ha la forma di un testamento, ma non nel senso celebrativo. «È un testamento che mi è venuto in mente anche in maniera un po’ triste», dice Curi, e per spiegarlo tira in mezzo Fellini: Amarcord come film comico, E la nave va come il più doloroso. «Quando il tragico passa dal comico, fa ancora più male»

Lei viene dal cinema: ha costruito più una mostra o un montaggio cinematografico?

Ho costruito i miei sogni da ragazzino insieme ai sogni da ragazzino di due provinciali che, in qualche maniera, ce l’hanno fatta. Anche se Dante è molto più bravo di me. Ma il momento più bello non è quando sei arrivato. È quando hai iniziato.

Cosa è rimasto fuori da questa mostra?

Tanto. Ad esempio le opere con Liliana Cavani. C’è una Carmen rivoluzionaria, ambientata durante l’ultima guerra mondiale, affascinante, molto minimalista. Ma mancano quasi completamente le scenografie delle opere. E lui con la Cavani ha fatto un lavoro bellissimo. Non è una mostra completa. E non prova nemmeno a esserlo.

Quando lei e Ferretti vi siete incontrati, eravate due giovane marchigiani. Vi aspettavate un percorso del genere?

No. Ci siamo incontrati quando lui aveva già iniziato a lavorare, aveva già fatto film importanti.
Ma le Marche sono una terra molto feconda. Soprattutto di scenografi. Ferdinando Scarfiotti, Oscar per L’ultimo imperatore, è marchigiano. Mario Garbuglia, lo scenografo di Visconti per Il Gattopardo è marchigiano.
In pochi chilometri: Ferretti, Scarfiotti… È una terra piena di scenografi. Quelle colline, quel paesaggio… sono portati alla costruzione dello spazio. 

Ai Musei di San Salvatore in Lauro, il visitatore percorre una linea del tempo che non è mai solo cronologia. Il Rinoceronte sollevato con catene per E la nave va (1983) trasforma una scena tecnica in una visione quasi onirica. Le catacombe di Intervista col vampiro (1994) diventano un teatro sotterraneo, stratificato, in cui architettura e spettacolo si fondono. La Stazione di Parigi per Hugo Cabret (2011) è già un meccanismo metaforico, prima ancora che Scorsese gli dia vita con la cinepresa. E poi i Relitti pittorici del 2017-2018, quando Ferretti si fa pittore puro, senza set da costruire. Solo la materia e l’immagine.

La genealogia visiva che Curi ricostruisce nel saggio in catalogo è quella di un uomo che ha imparato a vedere il cinema attraverso la pittura: Piero della Francesca, Masaccio, El Greco, Signorelli, la luce caravaggesca, Bosch, Bruegel. Pasolini di lui disse: «un genio». Leonardo DiCaprio lo ha chiamato «il più emblematico e rappresentativo scenografo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi». Il cinema italiano ha deciso di lasciarlo andar via.

INFO

Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia A cura di Raffaele Curi Organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome Dove: Musei di San Salvatore in Lauro, Piazza di S. Salvatore in Lauro 15, Roma Quando: 17 aprile – 19 luglio 2026 Biglietti: Intero 12,50€ | Ridotto 10,00€ | Ridotto bambini (7-12 anni) 5,00€ | Info: conimieiocchimostra.it

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