Venezia 83, tra grandi ritorni d'autore e voci nuove
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Venezia 83, tra grandi ritorni d'autore e voci nuove

Il Lido si accende con cinque pellicole italiane in concorso, il ritorno di Nanni Moretti dopo trentasette anni e le riflessioni dei conduttori sul cinema e sull'attualità globale.

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1 Settembre 2026 - 20.07 Culture


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La kermesse cinematografica più attesa della laguna si prepara a inaugurare la sua ottantatreesima edizione sotto il segno di una rinnovata vitalità autoriale che vede ben cinque pellicole italiane d’autore contendersi l’ambito Leone d’Oro. Tra le novità più rilevanti spicca l’attesissimo ritorno in concorso di Nanni Moretti, assente dalla competizione ufficiale da trentasette anni dai tempi segnati dalle polemiche per l’esclusione di Palombella Rossa. Il regista romano porta al Lido Succederà questa notte, un’opera liberamente tratta dai racconti della raccolta Legami di Eshkol Nevo che mette al centro la relazione tra Greta e Matteo, interpretati rispettivamente da Jasmine Trinca e Louis Garrel, due persone che continuano a incontrarsi nel momento sbagliato.

Accanto al celebre autore romano, la corsa per l’Italia si arricchisce di altrettante voci di primo piano del nostro cinema. Marco Bechis presenta Ritorno a Buenos Aires, riportando lo spettatore dopo trent’anni dentro le atmosfere drammatiche legate alla memoria di Garage Olimpo, attraverso la storia di un ex internato interpretato da Adriano Giannini, chiamato nella capitale argentina a testimoniare al processo contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura. Edoardo De Angelis firma invece Il fuoco che ti porti dentro, tratto dal romanzo omonimo di Antonio Franchino, una sorta di versione contemporanea e borghese di Natale in casa Cupiello ambientata a Milano dove un editor politicamente corretto interpretato da Lino Musella subisce l’irruzione della madre, un personaggio straordinario portato in scena da Vanessa Scalera che incarna “il ritratto, insieme spietato e comico, di una madre possessiva e ostile, ovvero un concentrato di quella napoletanità dalla quale i figli avevano cercato di fuggire emigrando al nord” come sottolineato dal direttore artistico Alberto Barbera.

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Il panorama dei film italiani in gara prosegue con Andrea Pallaoro e il suo The Echo Chamber, un’opera d’amore ed eccesso selezionata anche per il festival di Toronto e tratta dall’ultima sceneggiatura mai realizzata di Bernardo Bertolucci. Il film viene descritto come una “storia di fantasmi” ambientata in un appartamento, con protagonista Luca Marinelli nei panni di Leo, un produttore musicale inquieto e cocainomane, affiancato da Alicia Vikander come la giovane fisioterapista Anne e dalla grande star della canzone Ava, interpretata da Susan Sarandon, frequentatrice della casa per il suo ultimo e inaspettato album testamento. Infine, il trentatreenne Paolo Strippoli dirige il soft horror L’estranea, interpretato da Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano nel ruolo di madre e figlia, dove quest’ultima scopre che dietro le vicende familiari si muove una figura luciferina e inquietante incarnata da Valeria Bruni Tedeschi, a dimostrazione che la vita di tutti i giorni nasconde spesso una componente di tensione degna dei grandi classici del genere.

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A completare il quadro italiano al Lido si aggiungono importanti proiezioni fuori concorso firmate da grandi maestri, come Dio Ride di Giovanni Veronesi, Nessun Dolore di Gianni Amelio e Scherzetto di Mario Martone.

A fare da guida emotiva e culturale a questa edizione ci saranno poi Greta Scarano e Nicolas Maupas, conduttori delle cerimonie di apertura e chiusura. Entrambi hanno ribadito quanto sia fondamentale che i festival cinematografici offrano uno spazio di riflessione e visibilità sui conflitti del presente e sui drammi internazionali, come la guerra a Gaza, richiamando l’attenzione sulla necessità di mantenere una coscienza etica salda. Nel corso delle presentazioni con la stampa, Scarano ha inoltre affrontato il complesso tema della scarsa presenza di registe nelle sezioni competitive, evidenziando come si tratti di un problema sistemico legato alle disparità di budget e alla distribuzione dei fondi a monte dell’industria cinematografica.

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