Una macchina, per capirla, qualche volta bisogna usarla male, disobbedirle, portarla fuori funzione. Chiederle qualcosa che il manuale non prevedeva. È una delle idee che attraversano l’undicesima edizione di Over The Real, dal 26 settembre al 4 ottobre tra Lucca e il MuSA di Pietrasanta. Il festival, ideato e diretto da Maurizio Marco Tozzi, Lino Strangis e Veronica D’Auria, torna a interrogare il rapporto fra arti e nuove tecnologie proprio mentre l’intelligenza artificiale rende sempre più semplice produrre, modificare e moltiplicare immagini.
Per il direttore Maurizio Marco Tozzi, è importante distinguere lo strumento dalla ricerca. Non basta che un’esperienza sia immersiva perché sia anche estetica, né che un’opera utilizzi una tecnologia nuova perché dica qualcosa di nuovo. Videoarte, expanded cinema, net art, realtà virtuale e aumentata, AI art diventano così mezzi diversi di una stessa ricerca che il festival definisce “umanesimo digitale”: la tecnologia non come spettacolo, ma come materiale da piegare allo sguardo dell’artista.
Il 26 settembre, al MuSA, Imaginarium, il duo formato da Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni, presenta ORA. I limiti del pianeta, un progetto che intreccia videomapping e musica intorno ai nove processi ambientali che regolano l’equilibrio terrestre. Il progetto nasce anche dal confronto con ESA, ASI, European Gravitational Observatory e INGV, che hanno fornito materiali e “suoni” provenienti dallo spazio e dal sottosuolo. Disegno, animazione, composizione e dato scientifico entrano nello stesso racconto.
Il 28 settembre arriva Neil Harbisson, artista che ha trasformato la propria percezione del colore attraverso un’antenna impiantata nella testa. Nato con achromatopsia e quindi incapace di distinguere i colori visivamente, Harbisson utilizza un sistema che converte le frequenze cromatiche in vibrazioni sonore. Il colore, per lui, non si guarda: si ascolta. La sua masterclass porta nel festival il tema del rapporto tra corpo, identità e tecnologia nella sua forma più concreta.
Il 29 settembre il MuSA ospita due lavori nati dal confronto tra Accademia di Belle Arti di Carrara e Conservatorio “G. Puccini” della Spezia. Alice Zoe Bresciani, con Lenire i dolori, distribuisce su sette schermi una ricerca sulle forme contemporanee di anestesia del dolore, dal corpo alla chimica, fino alle strutture sociali ed economiche. Con HUMAN MACHINE, invece, musicisti e sistemi digitali improvvisano insieme: i software ascoltano e trasformano il suono in tempo reale mentre i videoartisti generano simultaneamente le immagini. Nessuna post-produzione: suono e immagine nascono nello stesso momento.
Il 30 settembre Olmo Cuarón porta al MuSA Animazione come opera d’arte totale, masterclass condotta da Alessandro Romanini. Figlio del regista Alfonso Cuarón e della gallerista Annalisa Bugliani, Cuarón lavora senza separare disegno, plastilina, oggetti reali, stop motion, digitale, musica e montaggio. Scrive, disegna, compone e dirige: più che scegliere una tecnica, costruisce ogni volta il linguaggio necessario all’opera.
La masterclass di Valentina Tanni, Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia, mette a fuoco uno dei nodi dell’edizione. Gli strumenti si capiscono davvero anche quando si smette di usarli come previsto. Gli artisti li piegano, li deviano, li sabotano; ed è spesso così che fanno emergere possibilità e conseguenze che l’uso ordinario tende a nascondere. Dall’invenzione della fotografia fino all’intelligenza artificiale, Tanni ricostruisce una storia di appropriazioni e scarti che restituisce alla pratica artistica un ruolo spesso dimenticato nell’elaborazione culturale del progresso tecnologico.
È una linea che torna anche nelle opere del Premio Over The Real 2026, in programma il 30 settembre a Lucca. Tra le dieci finaliste, Collapse of View: Naming del sudcoreano Chang Gi Lee usa l’IA generativa non come sostituto dell’uomo o della natura, ma come “terza entità”, un medium attraverso cui registrare l’ignoto; BUG di Franck Teillard e Fabienne Médard parte invece da immagini reali ottenute con un microscopio elettronico e trasforma la materia degli artropodi in teatro visivo. Il vincitore sarà premiato il 3 ottobre durante il Lucca Film Festival.
Il 3 ottobre il festival rende omaggio a Giacomo Verde, pioniere della videoarte e della net art italiana, con il libro Giacomo Verde. Dialoghi videoartivisti di Andreina Di Brino e il documentario Giacomo Verde non esiste di Gioele Gallo. Verde aveva fatto della tecnologia povera e domestica uno strumento politico, intervenendo sui media invece di subirli: dai monitor televisivi scarabocchiati alle installazioni interattive, fino alla net art e all’uso creativo dei cellulari.
La chiusura, il 4 ottobre al MuSA, è affidata a Barbara De Dominicis con l’anteprima di Tiny Little Thing, lavoro sonoro liberamente ispirato a Not I di Samuel Beckett. Voce, elettronica, shamisen, basso tuba, registrazioni ambientali e rumori corporei costruiscono un paesaggio fragile, irregolare, volutamente non levigato. Le scenografie multimediali sono firmate da Thomas Iuliano, Claudia Marmeggi e Chiara Barletta della Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Over The Real non chiede che cosa può fare una macchina: chiede che cosa un artista decide di farle fare. Ed è probabilmente questo, oggi, il punto più interessante.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.
OVER THE REAL 2026
Quando: 26 settembre – 4 ottobre 2026
Dove: Lucca e MuSA di Pietrasanta
In programma: masterclass, performance, proiezioni e Premio Over The Real 2026
Ospiti: Neil Harbisson, Olmo Cuarón, Valentina Tanni
Ingresso: gratuito a tutti gli eventi
Info: overthereal.com