Herman Melville, il naufragio di uno scrittore che trasformò le avventure in mare in un capolavoro immortale

La biografia di Mario A. Iannaccone ricostruisce la vita avventurosa e tormentata di Melville, tra insuccessi editoriali, viaggi oceanici e genesi di Moby Dick.

Herman Melville, il naufragio di uno scrittore che trasformò le avventure in mare in un capolavoro immortale
Moby Dick
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25 Ottobre 2026 - 11.29


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di Rock Reynolds

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Moby Dick è il romanzo americano per eccellenza, quello che, dal 1851, anno della sua pubblicazione, intimidisce e intriga milioni di lettori di tutto il mondo, con la sua mole non indifferente e una verbosità d’altri tempi. Eppure, le schiere di persone che hanno superato lo spauracchio e si sono avventurate tra le sue pagine erano poco più che un manipolo di coraggiosi quando uscì e tale restarono per una quarantina d’anni dopo la morte del suo autore, Herman Melville. Mentre era ancora in vita, Moby Dick vendette poco più di 3.000 copie, uno dei principali insuccessi dell’Ottocento americano.

Herman Melville. Il magnifico naufragio (Edizioni Ares, pagg 644, euro 26), un’altrettanto voluminosa biografia, per giunta scritta da un italiano, Mario A. Iannaccone, racconta la vita non semplice del grande scrittore e il suo tempo, senza lesinare su dettagli e aneddoti che aiutano a comprenderne meglio travagli e genialità. Dunque, un’opera scorrevole e divulgativa nel senso migliore del termine.

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L’esistenza stessa di Melville fu una grande avventura, un vissuto preparatorio in vista del capolavoro letterario a stelle e strisce per antonomasia.

La sua non era una stirpe qualunque, anche se parlare di alto lignaggio per una famiglia dei neonati Stati Uniti d’America che, con la guerra di l’indipendenza, avevano reciso il cordone ombelicale con la Corona britannica e ogni legame con il concetto stesso di nobiltà potrebbe sembrare fuorviante, eppure è proprio in un ambiente inizialmente privilegiato e illustre che Herman Melville mosse i primi passi. Il nonno, Thomas Melvill (al tempo la dicitura era ancora quella di discendenza scozzese, senza la “e” finale), era stato un membro del Boston Tea Party nel 1773 e, dunque, uno degli iniziatori della lotta per l’indipendenza, al punto da essere nominato capitano del porto di Boston dal presidente George Washington. Ma, in un’epoca di incertezze politiche ed economiche e pure di calamità sanitarie, la solidità finanziaria di una famiglia non era mai una cosa scontata. Il padre Allan era un mercante di pellicce che incappò in parecchi rovesci commerciali e morì a cinquant’anni per i postumi di un congelamento patito durante un viaggio di lavoro fra i ghiacci del nord: una macchia pesante sul futuro dei Melville. Come sostiene Iannaccone: «Il naufragio riguarda dunque la vicenda professionale di Melville, che come scrittore non riuscì mai a guadagnare abbastanza per mantenere la propria famiglia».

Per scrivere di mari in burrasca e rovesci temporaleschi, veri o metaforici, Melville avrebbe avuto bisogno di un’esperienza di prima mano di quell’oceano che nel suo capolavoro sarebbe assurto al ruolo di personaggio primario, capriccioso e vendicativo. È del 1939 il suo primo imbarco sulla nave St. Lawrence, diretta con il suo carico di cotone a Liverpool, al tempo uno dei porti più all’avanguardia e teatro di una parte del suo libro, Redburn: il suo primo viaggio, uscito dieci anni dopo. Forse, a far sentire Melville a suo agio fu il fatto che, nel mondo marinaro del tempo, «tutte le distinzioni di origine e di educazione vennero meno». Non poca cosa per il giovane Herman, costretto a interrompere prematuramente gli studi e pure ad abbandonare il ruolo di insegnante che per un po’ gli aveva consentito di sbarcare il lunario. E dire che l’insegnamento non gli era nemmeno dispiaciuto.

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Ma l’esperienza fondante Melville la fece a bordo di una baleniera, la Acushnet, su cui si imbarcò nel 1941. Nella condizione estrema dei balenieri in balia delle bizze dell’oceano si estrinseca uno dei temi centrali di Moby Dick, dedicato all’amico Nathaniel Hawthorne: il rapporto tra natura umana e follia, attraverso il capitano Ahab, ossessionato dalla balena bianca, il marinaio-narratore Ismaele e i vari membri dell’equipaggio, ciascuno con le proprie aspirazioni. Il Pequod che li tiene a galla rappresenta la fragilità della vita.

Incline a grandi viaggi che erano inevitabilmente momenti di isolamento e a lunghe pause di allontanamento volontario dal pubblico, Melville avrebbe sviluppato una personalità enigmatica, senza mai però scostarsi dalla passione della vita, la scrittura, semmai declinandola in forme via via meno popolari e spesso lasciando incompiute le proprie opere.

Herman Melville. Il magnifico naufragio per volontà dell’autore non è un saggio di critica letteraria, compito che lascia ad altre opere esistenti. La scelta è deliberata, per consentire a gioie e dolori, intemperie e schiarite di avere il sopravvento e di mettere nelle mani del lettore la bussola ideale per una navigazione a vista ma con minori sussulti.

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L’abbondanza delle informazioni contenute nella biografia scritta da Iannaccone non soffoca la passione con cui l’autore le dissemina tra le pagine, rendendola ancor più appetibile e rigorosa. D’altro canto, i flutti burrascosi di parole e la marea di informazioni puntigliose sono i due scogli principali da superare per chi abbia voglia di avventurarsi tra le acque scure e spumeggianti di Moby Dick.

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