Kennedy Jr. negazionista senza freni attacca il vaccino anti-polio: l'ira del mondo della scienza

Kennedy ha messo in discussione la stessa ricostruzione storica secondo cui la vaccinazione ha avuto un ruolo decisivo nel debellare malattie devastanti come il vaiolo e la poliomielite.

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18 Agosto 2026 - 12.35


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Il pericoloso negazionista Robert F. Kennedy Jr. torna a fare ciò che da anni rappresenta il cuore della sua battaglia politica: mettere in discussione la sicurezza dei vaccini. Ma oggi non parla più soltanto da attivista o da esponente del movimento no vax. Kennedy è il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, il responsabile dell’apparato federale che dovrebbe difendere la salute pubblica sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili.

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Ed è proprio per questo che le sue ultime dichiarazioni sul vaccino contro la poliomielite sono particolarmente gravi.

Kennedy ha messo in discussione la stessa ricostruzione storica secondo cui la vaccinazione ha avuto un ruolo decisivo nel debellare malattie devastanti come il vaiolo e la poliomielite. «La proposta e la teologia secondo cui il vaiolo e la poliomielite sarebbero stati aboliti grazie alla vaccinazione è controversa», ha dichiarato. Poi ha aggiunto: «Non esiste alcun vaccino che sia, sapete, sicuro ed efficace».

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Ma è soprattutto la frase successiva a rappresentare il punto più allarmante della sua uscita: «Il vaccino contro la poliomielite conteneva un virus chiamato Simian Virus 40, o SV40. Il vaccino antipolio ha ucciso molte, molte più persone di quante ne abbia mai uccise la poliomielite stessa».

È un’affermazione di enorme gravità, perché presenta come un fatto una conclusione che non è sostenuta dalle evidenze scientifiche disponibili.

Il riferimento a SV40 contiene un elemento reale: alcuni vaccini antipolio prodotti tra la metà degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta furono accidentalmente contaminati dal virus. La contaminazione fu individuata e il problema venne affrontato. Ma da questo fatto non deriva affatto che il vaccino abbia provocato più morti della poliomielite. Gli studi epidemiologici condotti negli anni successivi non hanno dimostrato un aumento dei tumori attribuibile alla contaminazione da SV40.

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Kennedy compie dunque un salto logico enorme: prende un episodio storico documentato e lo utilizza per sostenere una conclusione che le prove disponibili non consentono di trarre. È precisamente il meccanismo attraverso il quale la disinformazione sanitaria può trasformare un elemento vero, ma circoscritto, in una narrazione complessivamente falsa.

La differenza è sostanziale. La scienza non sostiene che i vaccini siano prodotti magicamente privi di qualsiasi rischio. Valuta rischi e benefici sulla base dei dati. E nel caso della poliomielite il bilancio è straordinariamente chiaro: prima della vaccinazione, la malattia provocava paralisi e morte su larga scala; l’introduzione della vaccinazione ha fatto crollare drasticamente i casi e ha portato la poliomielite sull’orlo dell’eradicazione.

Per questo la frase di Kennedy non è una semplice opinione eccentrica. Pronunciata dal ministro responsabile della sanità americana, diventa un problema di salute pubblica.

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La reazione è arrivata anche dal Congresso. La deputata democratica e pediatra Kim Schrier ha attaccato frontalmente Kennedy: «Ha mentito ai genitori sui vaccini per vent’anni. Considererò la sua leadership responsabile di ogni singolo decesso dovuto a malattie prevenibili sul suolo americano».

Un’accusa politicamente durissima, ma che fotografa la posta in gioco dello scontro. Quando un ministro della Salute mette in discussione l’efficacia dei vaccini e sostiene che un vaccino antipolio avrebbe ucciso più persone della stessa malattia, il problema non riguarda più soltanto la libertà di opinione. Riguarda la possibilità che una campagna di sfiducia verso la vaccinazione produca conseguenze reali sulla salute dei cittadini.

La storia della poliomielite dovrebbe essere, al contrario, una delle dimostrazioni più evidenti della forza della medicina preventiva. Prima dei vaccini, la poliomielite era una minaccia concreta per milioni di bambini. Poteva provocare paralisi permanente, insufficienza respiratoria e morte. La vaccinazione ha trasformato radicalmente questo scenario.

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Il movimento no vax tende invece a procedere in direzione opposta: seleziona eventi avversi, casi isolati o problemi reali di sicurezza, li sottrae al contesto epidemiologico e li utilizza per mettere sotto accusa l’intero sistema vaccinale. È una strategia comunicativa potente proprio perché parte spesso da una porzione di verità per arrivare a una conclusione che la verità disponibile non sostiene.

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