Niente carcere per i giornalisti. Questo è il titolo dei giornali dopo l’approvazione da parte della Camera delle nuove norma sulla diffamazione. Bene, si potrebbe dire. Anche se – a parte un paio di recenti casi – non si può dire che l’affollamento delle carceri sia dovuto alla massiccia presenza di giornalisti, perché pur sempre si parla di casi limite. Ma che il carcere sia escluso è comunque un bene.
Peccato che, come in tutte le cose, dentro il provvedimento siano state infilate alcune norme astruse le quali, se approvate, potrebbero contribuire alla fine di molte testate indipendenti, quelle che – per intenderci – non hanno alle spalle finanziamenti pubblici o qualche lobby affaristico-politica che mantiene in vita aziende in perdite. Ma che devono da sole e senza aiuti fare i conti con il cosiddetto mercato.
Nei resoconti della votazione c’è un passaggio ai più sfuggito: “Se il delitto di diffamazione viene commesso su internet, la competenza sarà del giudice del luogo di residenza della persona offesa”. In questo momento la competenza è del giudice del luogo di residenza dell’indagato.
E quale sarebbe l’orrore? Semplice. Nei giornali su carta il giudice competente a giudicare una querela è quello che ha competenza territoriale sul luogo in cui si stampa il giornale. Quindi se un giornale a tiratura nazionale viene stampato nella città X, tutte le querele finiscono alla procura della città X.
L’astrusa norma applicata all’online ribalta tutto. Il che significa che se il giornale e il giornalista vengono querelati da un signore di Siracusa, il giornale e il giornalista devono andare a difendersi a Siracusa, trovarsi un avvocato del foro di Siracusa, presidiare all’eventuale processo a Siracusa. Ma se il giorno dopo la querela viene fatta a Bolzano, allora bisogna andare a difendersi a Bolzano, trovarsi un avvocato a Bolzano.
Se poi si considera che internet arriva in tutte le case, questo significa che – potenzialmente – il giornale online e il giornalista online dovrebbero potenzialmente organizzarsi per difendersi in qualunque procura e attrazzarsi a fare il giro d’Italia.
So già che molti lettori a questo punto diranno: ben vi sta, pennivendoli dei miei stivali, che sapete solo diffamare e raccontare bugie. Peccato che le cose non siano così. Salvo pochi casi limite (la vicenda Boffo, ad esempio) bisogna sapere che nel 90% dei casi la querela arriva dal politico ladro quando si è sentito dare le ladro; del piduista quando qualcuno gli ha ricordato l’iscrizione alla P2, dal camorrista se gli si dà del camorrista. E in molti altri casi la querela è palesemente infondata, fatta da persone che confondono la critica con la diffamazione.
Nelle cause civili, almeno, quando un politico ladro fa causa a un giornale lamentandosi di essere stato diffamato e il giudice civile verifica la correttezza del giornale, il politico ladro non solo non vince la causa, ma deve pagare le spese legali dell’avversario.
In sede penale no. Se un tangentista querela anche in maniera totalmente infondata un giornale e nel processo il giornalista viene assolto o, peggio ancora, la querela viene archiviata dal gip, nessuno risarcisce le spese legali del giornale e del giornalista. Che comunque vada subiscono un danno.
Se a questa assurdità ci aggiungiamo il fatto che da domani dovranno affontare le spese di viaggio e soggiorno per giri d’Italia giudiziari, allora capirete come le testate indipendenti, le cooperative editoriali, quelle che campano del loro lavoro, rischiano di essere travolte, soffocate da spese giudiziarie che si devono pagare anche da innocenti. E chi resterebbe in piedi? I colossi. La Rai che la paghiamo noi cittadini, le grandi reti tv dove girano ricchi premi e cotillon; i giornali non liberi ma che hanno alle spalle le lobby che pagano prodotti in perdita pur di condizionare l’opinione pubblica.
Avrebbero potuto introdurre una norma semplice: se chi querela perde la causa dovrà pagare le spese legali anche in sede penale. Invece no. Si sono fermati a una multa da mille a 10 mila euro in causa di “querela temeraria”. Soldi che non risarciranno giornale e giornalista delle spese sostenute da innocenti. E, tra l’altro, la querela temeraria riguarderà una minoranza di casi e non sposta il problema di un millimetro come deterrenza.
Ribaltando la competenza territoriale, quindi, costringeranno i giornalisti a fare i turisti delle procure. Una norma approvata al prezzo di far chiudere i giornali. Bene se si tratta di giornalacci di diffamatori da quattro soldi. Male se in questo modo si mandano all’aria aziende anche se puntualmente assolte.