La breve storia della Macedonia indipendente, da un anno a questa parte si sta facendo sempre più travagliata e l’agitazione politica pare sempre più diventare preludio al peggio: dopo le ultime dimostrazioni di Skopje, il governo di questo Paese di circa 2 milioni di persone è scosso da uno scandalo dovuto a intercettazioni di massa e dallo scontro a fuoco tra polizia e uomini armati di etnia albanese che una settimana fa a Kumanovo ha lasciato sul terreno 18 morti, e la somma di questi sviluppi sta creando costernazione sia a livello nazionale che all’estero. Mesi di accuse tra i politici rivali chiusi in una lotta di potere hanno precipitato il Paese in una delle sue più profonde crisi politiche da quando la Macedonia ha ottenuto l’indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991, e le tensioni rischiano di rinfocolarsi ancora .
Domenica scorsa a Skopje ha avuto luogo la più grande manifestazione contro il governo che la Macedonia abbia mai visto e le proteste dovrebbero proseguire per giorni visto che un altro raduno anti governativo si è svolto ieri, Il gigntesco corteo di domenica scorsa “ha segnato un giorno storico della resa dei conti con l’attuale governo di Macedonia – dice Nikola Dimitrov, ex consigliere per la sicurezza nazionale – il regime sempre più autoritario del primo ministro Nikola Gruevski [b]dovrà affrontare ogni giorni di più una folla di cittadini assetati di libertà, democrazia, stato di diritto e responsabilità.” Dimitrov oggi fa il ricercatore presso l’Istituto per la giustizia globale dell’Aja e prevede che “in una situazione di tutto-o-niente il governo sarà pronto a pagare un prezzo molto alto per sopravvivere” .
Al centro della crisi è l’enorme mole di conversazioni intercettate illegalmente che il capo dell’opposizione socialdemocratica, [b]Zoran Zaev[b/], ha preso a rendere pubbliche fin da gennaio. Zaev sostiene che Gruevski, al potere da quasi un decennio, sia stato dietro le intercettazioni di massa di più di 20mila cittadini tra cui ministri, politici, poliziotti, giornalisti, giudici, ambasciatori stranieri e leaders religiosi. Quelle conversazioni, che ha detto Zaev, gli sono state passate da “patrioti” nel servizio di intelligence nazionale , puntano a svelare la corruzione ai più alti livelli di governo, la cattiva gestione dei fondi, le azioni penali spurie contro avversari politici e persino tentativi di insabbiamento di alcuni omicidi, per questo a Gruevski viene chiesto di dimettersi e di indire nuove elezioni.
I partiti di opposizione continuano a boicottare il Parlamento, accusando la coalizione di governo di frode nelle elezioni dell’ aprile 2014 . Gruevski respinge le accuse con rabbia ed accusa Zaev di partecipare ad un tentativo di colpo di Stato sostenuto da anonime agenzie di spionaggio straniere, che cercherebbero di rovesciare il suo governo conservatore. Alcuni macedoni sono preoccupati, ma altri incolpano l’opposizione di creare instabilità.
Il governo intanto è diventato oggetto di critiche sempre forti da parte dell’Occidente e dalle 28 nazioni dell’Unione europea, cui la Macedonia spera di unirsi un giorno. I funzionari UE hanno espresso preoccupazione per la persecuzione della stampa e l’evidente ingerenza in casi giudiziari. Gli ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Unione europea si sono incontrati recentemente ed hanno rilasciato una dichiarazione comune dai toni preoccupati ,dicendo che il governo “non ha fatto progressi nel fare i conti con molte accuse di illeciti derivanti dalle intercettazioni, ma questa inazione continuabminerà gli sforzi del paese di aderire alla UE e alla NATO”.
Gruevski fa quel che può: prima ha partecipato ad una riunione con Zaev mediata dagli ambasciatori occidentali, poi ha incontrato i capi dei due partiti etnici albanesi nei primi colloqui diretti dall’inizio della crisi politica. [Sono in programma altri incontri per garantire che le manifestazioni future si svolgano in modo pacifico e intanto i ministri degli Interni e dei Trasporti, [b]Gordana Jankuloska e Mile Janakieski, ed il capo dei servizi Saso Mijalkov (che è anche parente di Gruevski) si sono dimessi pochi giorni fa, dicendo di averlo fatto per calmare la situazione. Le voci dei tre erano più ascoltate nelle registrazioni.
Nel frattempo torna ad allargarsi sopra il Paese il fantasma del conflitto armato che nel 2011 contrappose forze governative e minoranza etnica albanese , che chiede maggiori diritti. Gli scontri nella città di confine di Kumanovo all’inizio di questo mese hanno ucciso 10 uomini armati e otto poliziotti, gli incursori indossavano le insegne usate dai ribelli di etnia albanese durante le rivolte in Serbia e Macedonia alla fine del 1990 e nei primi anni 2000. Non è ancora chiaro come i combattimenti di Kumanovo siano iniziati, il governo ha detto che le forze di polizia hano organizzato l’operazione dopo l’inseguimento di un gruppo armato di circa 50 uomini fino ad una casa della cittadina. Poche settimane prima un gruppo più piccolo aveva attaccato una caserma della guardia di frontiera ai confini del Kosovo, prendendo brevemente come ostaggi due guardie di frontiera prima di rilasciarle illese.
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L’analista politico Saso Ordanovski dice di pensare che gli uomini armati fossero mercenari: «Qualcuno li ha pagati per distogliere l’attenzione da ciò che sta accadendo in questo momento nel Paese, e Gruevski è quello che beneficia più dall’incidente poiché si trova ad affrontare la crescente rivolta e le richieste dall’estero, e deve fare qualcosa.[” [b]Ali Ahmeti, che dirige il partito di etnia albanese che sostiene la coalizione di governo, sostiene che il contatto con gli uomini armati c’è stato ma ma non è chiaro quali fossero le loro motivazioni,e aggiunge che era stato chiesto il suo aiuto per mediare una resa.
Ahmeti aggiunge che la maggior parte dei macedoni di etnia albanese non pensa a un’ insurrezione e sollecita un’indagine internazionale sugli scontri. Dimitrov, l’ex consigliere per la sicurezza, sostiene che c’era un solo modo per risolvere la crisi: “Indipendentemente da quanto tempo ci vorrà e da quanto questo sia difficile, può esserci un solo esito sostenibile: un governo ad interim per ripulire il sistema, introdurre controlli robusti e veri equilibri, promuovere la giustizia, e prepararsi per elezioni libere ed eque “.
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Anche Mosca però dice la sua sulla vicenda : la detenzione in Macedonia di un cittadino del Montenegro che ha sostenuto gli estremisti albanesi del Kosovo, dimostra l’intenzione di interferire con la situazione in quel Paese , afferma il ministro degli Esteri, Serghey Lavrov. “Queste informazioni sono una chiara dimostrazione dei piani lanciati dall’esterno per frantumare la situazione politica in Macedonia e tentare spingendo il Paese nel baratro di rivoluzioni più o meno colorate. I manager occidentali degli scenari più catastrofici in genere preferiscono la loro attuazione da parte di qualcun altro, utilizzando prima in Ucraina e adesso in Macedonia gente di Paesi, come il Montenegro sedotti dalla NATO. Nello stesso tempo diventa semre più evidente è la minaccia del caos provocato in una Regione che non ha ancora superato dal sangue del 1990”, ha detto Lavrov.
Fonte : AP
