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Convertitevi, verrà il giudizio di Dio: il grido di Wojtyla contro la mafia

Era il 9 maggio del 1993 e Giovanni Paolo II parlò nella Valle dei Templi di Agrigento

Papa Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II

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9 Maggio 2018 - 17.37


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“La mafia è un peccato gravissimo. E tutti i mafiosi sono peccatori, quelli con la pistola e quelli che si mimetizzano fra i colletti bianchi”. E ancora. “Peccato è anche l’omertà. Peccato ancora più grave è la mentalità mafiosa, anche quando si esprime nei gesti quotidiani di prevaricazione”. Venticinque anni dopo l’urlo di papa Wojtyla nella Valle dei Templi di Agrigento, ( “Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”), la Chiesa siciliana lancia una nuova scomunica contro la mafia. “Una scomunica di fatto, anche a prescindere da una scomunica di diritto: i mafiosi si autoescludono dalla comunione con il Signore”. E dopo la scomunica, anche un nuovo appello agli uomini di Cosa nostra: “Convertitevi, la salvezza è possibile pure per voi”.
 I vescovi siciliani si sono ritrovati davanti al tempio della Concordia per una messa solenne, proprio come aveva fatto papa Wojtyla quel 9 maggio 1993. E hanno reso pubblico un documento che segna un percorso di impegno per la Chiesa di Sicilia. Per “rompere il silenzio con parole nostre”, attraverso un “discorso ecclesiale sulle mafie”. Per i vescovi, non bastano solo le denunce, ma è necessario un piano. E il documento ribadisce la necessità di mettere in campo una “sistematica catechesi interattiva il più possibile pratica e contestuale”.
Il documento dei vescovi si rivolge anche ai sacerdoti: è necessario ribadire ai mafiosi l’appello alla conversione in tutte le occasioni possibili: “Nel catechismo agli adolescenti, in cui anche i figli dei mafiosi devono essere coinvolti; nella celebrazione di sacramenti importanti come il battesimo, la prima comunione, la cresima”. Bisogna ribadire l’appello alla conversione, scrivono i vescovi, “anche durante i funerali di persone appartenute alla mafia”, spesso sono funerali in forma privata per i divieti imposti dai questori. “In ogni occasione, bisogna invitare gli uomini della mafia alla conversione”.


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