La provocazione di Sgarbi: a Sutri multa a chi porta la mascherina senza necessità
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La provocazione di Sgarbi: a Sutri multa a chi porta la mascherina senza necessità

Il parlamentare è anche sindaco della cittadina del viterbese. La motivazione si rifà al testo sull'ordine pubblico che vieta caschi protettivi o cose che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona

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29 Agosto 2020 - 15.18


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Una preovocazione della quale non se ne sentiva il bisogno perché la pandemia non è un reality show ma una tragedia mondiale.
A Sutri verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità. Lo ha deciso Vittorio Sgarbi, che della cittadina del Viterbese è il sindaco. Nell’ordinanza emessa si proibisce l’uso della mascherina all’aperto e al chiuso, salvo che in casi di assembramento, dalle 18 alle 6. Secondo Sgarbi “solo ladri e terroristi si mascherano il volto”.
In una nota si spiega che l’obbligo imposto dal Dpcm del 16 agosto per la fascia che va dalle 18 alle 6 del mattino, “tutela dal rischio discoteche e non dalla convivialità, che impone di stare a tavola e mangiare senza mascherina”.
 In tutti gli altri casi, chi sarà visto portare la mascherina sarà multato in ordine alla legge 533/1977 in materia di Ordine Pubblico che all’articolo 2 prevede che non ci si possa mascherare in volto: ‘È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino…”. 
 “D’altra parte – osserva Sgarbi – l’uso della mascherina in luoghi pubblici, salvo che per il personale dipendente, appare in evidente contrasto con il tempo dedicato alla nutrizione che prevede di assumere il cibo senza mascherina. Appare quindi contraddittorio che dopo aver mangiato senza mascherina ci si alzi da tavola mettendosela. Si tratta di forme ridicole di ostentazione che nulla hanno a che fare con le esigenze sanitarie”.

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