Gli anestesisti: "Siamo pochi, si assumano anche i medici in formazione"
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Gli anestesisti: "Siamo pochi, si assumano anche i medici in formazione"

Lo scrive in una lerttera alle Asl l'associazione Aaroi-Emac, che riunisce anestesisti, rianimatori e ospedalieri italiani

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2 Novembre 2020 - 16.08


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L’Aaroi-Emac, che riunisce anestesisti, rianimatori e ospedalieri italiani, ha richiesto alle Asl e agli enti del Ssn che si “proceda immediatamente all’assunzione dei medici in formazione degli ultimi due anni in queste discipline, per garantire la tutela della salute pubblica nel miglior modo possibile nella situazione di grave emergenza attuale e, prevedibilmente, futura”.
In una lettera inviata, oltre che alle aziende e agli enti San anche ai presidenti di Regione, agli assessori alla Sanità e per conoscenza al ministro della Salute e al presidente del Consiglio, l’associazione chiede di procedere ad “assunzioni a tempo determinato, con inquadramento contrattuale con qualifica dirigenziale e trattamento economico proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, applicando le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica del Ssn, evitando di ricorrere a contratti di lavoro atipici”.
“Il reclutamento di medici in formazione è fondamentale per affrontare l’emergenza – afferma Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac – In questo ambito, in cui la carenza è significativa e dove, per la peculiarità della disciplina, non è possibile in alcun modo ricorrere ad altre figure specialistiche, la collaborazione degli specializzandi degli ultimi due anni rappresenta una boccata di ossigeno. Altrettanto può dirsi per i pronto soccorso, anch’essi in sofferenza, per quanto riguarda gli specializzandi in medicina d’emergenza e urgenza”. L’Aaroi-Emacc sottolinea inoltre “la necessità di procedere il più rapidamente possibile alla stabilizzazione a tempo indeterminato, sempre applicando le disposizioni del contratto del personale della dirigenza medica Ssn, del gran numero di specialisti a tutt’oggi ancora precari”.

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