Il pasticciaccio della sanità siciliana: storia del messaggio del burocrate cancellato
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Il pasticciaccio della sanità siciliana: storia del messaggio del burocrate cancellato

Ma ad oggi c'è solo l'audio-scandalo del dirigente e le ispezioni decise da Roma

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23 Novembre 2020 - 10.17


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di Tancredi Omodei

La chat degli “Avengers” della sanità siciliana è in silenzio dalle 23,36 del 4 novembre. Suscita però interesse e curiosità un messaggio cancellato dalla chat, l’ultimo.
Si, perché quell’ultimo messaggio prima scritto a chiudere la chat incandescente di quella sera, è poi scomparso, cancellato dall’ormai famoso Mario La Rocca, il dirigente della Pianificazione Strategica. Messaggio col quale il dirigente regionale chiudeva una delle più discusse giornate della sanità siciliana. Non sapremo mai cosa abbia scritto dopo la sfilza di “fatto”, “fatto”, “fatto”, con cui i direttori generali avevano risposto alla sollecitazione di “calare i posti”. Ad oggi, da una parte c’è solo l’audio-scandalo del dirigente e le ispezioni decise da Roma, ma quanto prima dall’altra sponda potrebbero arrivare – in un modo o nell’altro – le posizioni, le reazioni, la versione dei fatti di alcuni destinatari di quell’invito pressante. Invito – ricordiamo – fatto alla vigilia delle decisioni legate al “colore” dell’Isola nella geografia del Covid, relativamente alla capacità della regione di rispondere alla pandemia.
Allo stato, si naviga tra le cose sussurrate, coperte dall’anonimato, ma il disappunto dei manager, quelli “sollecitati” dalle accuse di La Rocca, potrebbe venire allo scoperto, e si scriverebbe un’altra storia.
Intanto, è bufera in Sicilia per quell’ audio molto ambiguo pubblicato sul sito lasicilia.it in cui si è sentito il dirigente del dipartimento Pianificazione Strategica della Regione siciliana, La Rocca rivolgersi così ai manager di Asp e ospedali dell’Isola: “Oggi su Cross (la piattaforma nazionale della Protezione civile, ndr) dev’essere calato tutto il primo step al 15 novembre. Non sento cazzi, perché oggi faranno le valutazioni e in funzione dei posti letto di terapia intensiva decideranno in quale fascia la Sicilia risiede. Non è accettabile che noi si subisca ulteriori restrizioni perché c’è resistenza da parte di qualcuno ad aprire posti letto di terapia intensiva o ordinari”.
“Da tre settimane – diceva in chat il super burocrate – vi prego di aprire posti. Appena stasera ci chiudono l’assessore andrà a controllare chi ha calato cosa su Gecos e Cross. Ognuno sarà responsabile di quello che subirà la Sicilia in termini di restrizioni.
E’ una responsabilità che vi prego di non assumervi. Quindi la cortesia è di calare tutto lo step previsto al 15 novembre già da stamattina su Gecos perché stasera si conteranno i morti e i feriti…” Per quanti non colgono bene le sfumature del siciliano, un medico siciliano sui social lo ha così sintetizzato: “Inventate tutti i posti di TI previsti dal piano regionale anche se ancora non ci sono. Se superiamo il tasso di occupazione perché voi non siete riusciti a fare posti di terapia intensivi inventati la responsabilità è vostra”. Non male. E allora si può capire perché i medici siciliani si siano sollevati, avvertendo la politica oggi dominante in Sicilia: guai a disegnare ombre sui professionisti dell’Isola. E parlano e ribattono, indicando le responsabilità nei piani alti della politica. Nel loro indirizzario c’è soprattutto il presidente della Regione, Musumeci che aveva tentato di mettere le mani avanti a nome di tutte le”persone perbene” che oggi governano la Regione.
Le reazioni le conoscete, da Claudio Fava in poi, tutto un j’accuse a quel governo di “persone perbene” che deve ora dimostrare di non aver tentato di truccare le carte in tavola. Lavoro sporco che, nel caso in questione sarebbe stato affidato ad una “pressante” chat, quella dal quale è scomparso quell’ultimo misterioso messaggio. Che, chissà, avrebbe potuto dire più chiaramente come sono andate e come stanno le cose. Nell’attesa del lavoro degli ispettori di Roma, negli ospedali siciliani tira una brutta aria, c’è preoccupazione, si fanno pochi test e ci sono molti pericolosi focolai, anche all’interno degli ospedali.

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