Nella Valle dei Templi souvenir che esaltano il Padrino: lì il Papa tuonò contro la mafia
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Nella Valle dei Templi souvenir che esaltano il Padrino: lì il Papa tuonò contro la mafia

Appare uno scempio della memoria l'esposizione di gadget che fanno riferimento alla mafia. Vanno tolti, distrutti, vietati. Devono intervenire le autorità

Nella Valle dei Templi souvenir che esaltano il Padrino: lì il Papa tuonò contro la mafia
Valle dei Templi
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Onofrio Dispenza Modifica articolo

16 Settembre 2023 - 11.10


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Trent’anni fa, era l’inizio di maggio. Da piano San Gregorio, nella Valle dei Templi di Agrigento, ai piedi del Tempio dorico di Giunone, parole contro la mafia che avrebbero fatto la Storia. Questa la cronaca di Avvenire: “Il Papa si ferma, impugnando con forza il pastorale, e si rivolge direttamente ai siciliani parlando a braccio. “Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!”. Wojtyla alza ancora più la voce. “Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte. Qui ci vuole civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”   

    Proprio ad Agrigento il Papa l’aveva toccata con mano questa realtà,durante l’incontro che aveva avuto poche ore prima nel palazzo vescovile coi genitori del giudice Rosario Livatino, ucciso dai mafiosi nel 1990, e beatificato nel 2021, proprio il 9 maggio. A tanti anni di distanza da quel grido contro la mafia, ad Agrigento, lasciandoci piano San Gregorio alle spalle, facciamo pochi tornanti e siamo davanti al tempio di Giunone. Qui c’è uno degli ingressi alla splendida strada che percorre la Valle e porta da un tempio all’altro.

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Davanti all’ingresso, alcuni stand di paccottiglia per turisti, per lo più magneti da attaccare al frigo, brutte e dozzinali copie dei templi. Tra tante piccole cose di pessimo gusto, la scoperta: tazze di diversa dimensione e magneti che esaltano il Padrino. l’impugnatura di una tazza è tale e quale quella della pistola. Il colore è il più lugubre, le scritte sono in bianco e in rosso, tanto per evocare il sangue. Tutto esposto a non più di un chilometro dalla spianata dove Papa Wojtyla tuonò contro la mafia.

Agrigento è provincia di mafia, qualcuno addirittura ha ricostruito che qui è nata Cosa nostra, ma è anche terra di vittime della mafia, sindacalisti, politici democratici, lavoratori, fino ad arrivare a Livatino, al maresciallo Guazzelli che collaborava col giudice Borsellino, che a Borsellino ricostruiva i legami della mafia di Palermo e Trapani con quella di questa provincia. Ecco, in questo quadro e con questa storia di lotta alla mafia alle spalle, nel ricordo del Papa che scomunica i padrini, appare uno scempio della memoria l’esposizione di gadget che fanno riferimento alla mafia. Vanno tolti, distrutti, vietati. Devono intervenire le autorità del Parco Archeologico, deve intervenire il Comune. Chi non lo fa, si fa carico di un oltraggio e ne dovrà rispondere. 

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