Referendum, i vescovi lanciano un messaggio: "L'indipendenza della magistratura è una tutela dello stato di diritto"
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Referendum, i vescovi lanciano un messaggio: "L'indipendenza della magistratura è una tutela dello stato di diritto"

Il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Francesco Savino, ha deciso all’ultimo momento di non partecipare all’apertura del XXV congresso di Magistratura Democratica. Ma...

Referendum, i vescovi lanciano un messaggio: "L'indipendenza della magistratura è una tutela dello stato di diritto"
Francesco Savino, Cei
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13 Marzo 2026 - 19.07


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Il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Francesco Savino, ha deciso all’ultimo momento di non partecipare all’apertura del XXV congresso di Magistratura Democratica, una scelta maturata dopo le polemiche scoppiate nei giorni scorsi a ridosso del referendum sulla giustizia.

Tuttavia, nel messaggio inviato ai partecipanti e letto in apertura dei lavori, il presule ha ribadito con forza la centralità della Costituzione e la necessità di difendere l’indipendenza della magistratura, lasciando emergere una posizione che, pur senza indicazioni esplicite di voto, appare critica verso le riforme sostenute dal governo di Giorgia Meloni.

Savino ha spiegato che la sua presenza al congresso ha generato «letture e interpretazioni polarizzate», rischiando di spostare il dibattito «dai contenuti a dinamiche di contrapposizione». Per questo, ha deciso di rinunciare alla partecipazione «con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono» e con l’obiettivo di riportare il confronto «in un registro più sobrio e costruttivo».

Nel suo intervento scritto, il vicepresidente della Cei ha però sottolineato con chiarezza che l’indipendenza della magistratura «non è un privilegio di categoria», ma «una tutela sostanziale dello Stato di diritto». Un principio che, ha ricordato, affonda le sue radici nella Costituzione della Repubblica Italiana, definita «casa comune» che «precede le maggioranze e non umilia le minoranze».

La Costituzione, ha aggiunto, rappresenta una «legge superiore» che ricorda a tutti — «soprattutto a chi esercita il potere» — che esistono limiti invalicabili, come la dignità della persona, i diritti inviolabili e le garanzie democratiche.

Savino ha anche chiarito che la sua partecipazione al congresso non avrebbe avuto «alcuna intenzione di trasformarsi in un’indicazione di voto sul referendum». «Non compete a un vescovo suggerire un’opzione elettorale», ha spiegato, perché sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale.

Allo stesso tempo, il presule ha lanciato un appello alla partecipazione democratica, invitando i cittadini ad andare alle urne. «È stato richiamato più volte, anche in ambito ecclesiale, che la democrazia non si sostiene da sé e che l’astensionismo somiglia a una resa silenziosa», ha affermato.

Pur senza dichiarazioni dirette sul voto, il messaggio della gerarchia ecclesiastica appare dunque come un richiamo alla difesa dell’equilibrio costituzionale e dell’autonomia della magistratura. Una posizione che, di fatto, si colloca in contrasto con quella parte della politica che sostiene riforme percepite da molti magistrati come un attacco all’indipendenza della giustizia. In questo senso, il mondo cattolico sembra schierarsi — almeno sul piano dei principi — a difesa dell’assetto costituzionale e contro interventi che potrebbero indebolire il ruolo della magistratura nello Stato di diritto.

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