Papa Leone XIV denuncia lo scandalo della guerra in un mondo dilaniato dal conflitto

Per il Papa, è impossibile accettare in silenzio quello che sta accadendo ai più fragili, alle vittime inermi dei combattimenti, perché ogni ferita inferta a una singola persona riverbera il suo peso su tutta l’umanità.

Papa Leone XIV denuncia lo scandalo della guerra in un mondo dilaniato dal conflitto
Pellegrini in piazza San Pietro
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22 Marzo 2026 - 14.24


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Raid lanciati da Teheran verso il Sud di Israele, nuovi attacchi in Iraq, oltre duecento bersagli di Hezbollah raggiunti dall’Idf in Libano in pochi giorni, il fronte inarrestabile del conflitto in Ucraina, le violenze tra Afghanistan e Pakistan, il sangue versato nelle regioni del Sahel, in Sudan e all’est della Repubblica Democratica del Congo, le tensioni in crescita nel Sud‑Est asiatico, le crisi e le guerriglie che continuano a lacerare l’America Latina. Il mondo in cui viviamo oggi è attraversato da una geografia di guerre interconnesse, e Papa Leone XIV esprime con intensità la sua preoccupazione davanti a una realtà così lacerata.

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Il Pontefice, parlando dalla finestra del Palazzo Apostolico dopo l’Angelus della quinta domenica di Quaresima, il 22 marzo, rivolge un appello particolarmente sentito a quanti subiscono sul proprio corpo e sulla propria vita le conseguenze drammatiche di conflitti che non hanno scelto. Il suo pensiero va soprattutto alle centinaia di migliaia di persone innocenti, che pagano il prezzo più alto, diventando il primo e più doloroso bersaglio di una violenza ampia e dispersa.

Per il Papa, è impossibile accettare in silenzio quello che sta accadendo ai più fragili, alle vittime inermi dei combattimenti, perché ogni ferita inferta a una singola persona riverbera il suo peso su tutta l’umanità. Davanti a un panorama così devastato, la voce di Leone XIV si leva contro la logica della guerra, riaffermando il valore inviolabile della vita e della dignità di ogni individuo, a prescindere dalla fede, dalla provenienza o dalla condizione sociale.

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Nel corso dell’Angelus, il Papa commenta il Vangelo della resurrezione di Lazzaro, leggendo in quella storia un segnale di speranza da opporre allo spettacolo quotidiano della morte causata dai conflitti. Dalla finestra di Piazza San Pietro, in una piazza gremita e in un’atmosfera segnata da grigiore e preoccupazione, il suo messaggio si rivolge a tutti: non solo ai credenti, ma a chiunque abbia un minimo di senso di responsabilità verso il prossimo.

Leone XIV ribadisce la necessità di un impegno collettivo per la pace, invitando le comunità, le istituzioni e le autorità politiche a non abbandonare la preghiera, ma a trasformarla in un’azione concreta, orientata a fermare le ostilità e a costruire relazioni basate sul dialogo franco, sul rispetto reciproco e sulla riconoscenza della dignità umana di ogni persona coinvolta nei conflitti. L’obiettivo è che, tra le macerie della guerra, si possano ancora aprirsi percorsi di riconciliazione, justice sociale e riconoscimento dei diritti, in particolare di chi è stato sinora emarginato o dimenticato.

Tra i presenti in piazza, particolare attenzione è riservata ai partecipanti alla Maratona di Roma, migliaia di atleti provenienti da tutto il mondo che tagliano il traguardo nel cuore del Vaticano dopo aver percorso 42 chilometri attraverso la città. Il Papa saluta questi sportivi, vedendo nella loro fatica organizzata e nella loro partecipazione un simbolo di speranza e di unità, oltre che di resistenza pacifica. Lo sport, suggerisce il Pontefice, può diventare uno strumento per tessere relazioni interculturali, superare le divisioni e aprire percorsi di inclusione e di riconciliazione, in un momento in cui tante società sembrano alimentate dall’odio e dalla paura.

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In una lettera rivolta al direttore di “Avvenire” e pensata anche ai giovani lettori di “Popotus”, l’inserto dedicato ai più piccoli, il Papa concentra la sua attenzione sui bambini dilaniati dalle guerre. Li chiama a raccolta, chiedendo che lo sguardo smarrito e spaventato di questi piccoli diventi un monito per tutti gli adulti, una spinta a convertire le proprie vite e a rifiutare le logiche di violenza, dominio e sfruttamento.ypsyki in questo mondo, consente a chiunque abbia voce pubblica di intervenire con responsabilità, e di trasformare la propria professione in uno strumento di mediazione e di contrasto alla guerra.

In chiusura, il Pontefice invita a non lasciare inascoltato il richiamo della pace, che giunge come un’urgenza etica e spirituale: di fronte alla morte provocata dai conflitti, chiede che ognuno, nella propria sfera di influenza, agisca per costruire un futuro diverso, in cui la giustizia sociale, il rispetto dei diritti umani e la solidarietà accompagnino il lungo cammino verso la riconciliazione.

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