Maranza e impunità: il governo sceglie la repressione e trasforma i giovani in capri espiatori politici

Il decreto “anti maranza” è significativo per comprendere il rapporto che l’attuale governo ha con il sistema giudiziario, la Costituzione, i cittadini più giovani.

Maranza e impunità: il governo sceglie la repressione e trasforma i giovani in capri espiatori politici
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31 Luglio 2026 - 19.22


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di Dario Spagnuolo

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Il decreto “anti maranza” è significativo per comprendere il rapporto che l’attuale governo ha con il sistema giudiziario, la Costituzione, i cittadini più giovani.

Innanzitutto, etichettarlo come “anti maranza” è esplicitarne il carattere razzista. La destra al potere, in Italia, resta comunque all’opposizione. Deve sempre dichiarare guerra a qualcuno per giustificare la sua esistenza e il suo agire. Non è una guerra contro dei comportamenti, ma contro gruppi di persone. Categorie ideologiche partorite dalla destra: i maranza, i migranti, i comunisti, i radical chic e così via.

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In diritto, le norme di applicano a comportamenti astratti, non alle persone. È l’avere compiuto un furto a renderti un ladro, non essere rom, maranza o meridionale. Questo razzismo, tipico dell’ideologia nazifascista che si scagliava contro gli ebrei, ma anche i rom, gli omosessuali, gli italiani, è facilmente dimostrabile. Si pensi al “decreto Caivano”. I genitori che non mandano i figli a scuola incorrono in un reato penale, ma solo se sono di Caivano o appartengono alle categorie oggetto di demonizzazione. Se invece a non mandare i figli a scuola è una coppia che vive nei boschi allora si acquistano meriti, i giudici sbagliano ad applicare il “decreto Caivano” e i genitori, anzi, meritano di essere ricevuti in Senato. Stesso comportamento, reazioni diverse.

Nella vicenda el gioielliere Mario Roggero, poi, la situazione è paradossale. La lega invoca la “legittima difesa” invocando l’applicazione di una norma che proprio la lega ha modificato nel 2019 e che, nel caso di Roggero, resta inapplicabile. Il presidente del Senato ritiene esagerata la pena comminata, ma anche quella non è una decisione arbitraria dei giudici che, anzi, hanno applicato un consistente sconto di pena riconoscendo le attenuanti. E poi, se la pena è inadeguata perché la Lega, al momento di modificare la legge, non è intervenuta anche sulla pena?

Il decreto anti maranza, poi, rivela che in tema di adolescenti le idee sono poche e ben confuse. La risposta è sempre la stessa: la repressione, alla quale  è attribuito un potere preventivo che le statistiche non riescono a dimostrare. Del resto, la repressione interviene dopo che un reato o un atto illecito è stato compiuto: non risponde ai bisogni di sicurezza, ma solo al desiderio di vendetta. Certo una massiccia applicazione, nel tempo, potrebbe avere un qualche potere deterrente, ma allora sarebbe necessario aumentare i presidi e il controllo nei diversi territori cosa che di solito non accade. I numerosi decreti governativi, così, finiscono con il somigliare ai pronuciamientos tipici dei piccoli dittatori dell’America Latina: annunci roboanti che non cambiano di nulla la realtà fattuale, anzi. Il promettere punizioni più rigide a fronte dell’incapacità di contenere la criminalità e applicare le sanzioni rende solo più evidente l’incapacità a governare.

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Molti educatori e pedagogisti si sono immediatamente dichiarati contrari al decreto “anti maranza”. in effetti, la narrazione della criminalità giovanile non trova riscontro nei dati ufficiali. Secondo la narrazione filogovernativa adulti e vecchiette vivrebbero barricati in casa per sfuggire alle violenze dei giovinastri. Nella realtà, l’Italia continua ad essere uno dei paesi più sicuri del mondo e, quanto alla devianza giovanile, cambiano il tipo di reati ma il numero resta invariato o diminuisce.

L’intento del governo, come detto, è sostanzialmente repressivo. Punire anche i minorenni. Di fatto, però, il decreto non modifica nulla dell’impianto attuale. In Italia esistono i centri di reclusione per minori e si può essere imputati già a partire dai 14 anni.

Ciò che veramente cambia è l’inversione dell’onere della prova. Fino a prima del decreto bisognava accertare l’imputabilità del minore, assicurarsi insomma che fosse abbastanza consapevole delle azioni compiute da comprenderne anche le conseguenze in termini di erogazione della pena. Per procedere a questo accertamento, il Tribunale per i Minorenni si è sempre avvalso della collaborazione di educatori, insegnanti, pedagogisti, psicologi in funzione di “giudici onorari”. Il fatto è che raramente si procede a riconoscere la “non imputabilità. Le statistiche più recenti riferiscono di 60 casi rispetto a 2.600: il 2,3%. C’è poi una quota minima di reati commessi da minori con meno di 14 anni che erano e restano non imputabili. A conti fatti, l’innovazione normativa contribuisce in maniera quasi irrilevante al contrasto della criminalità minorile.

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Nella sostanza, invece, rivela i continui cortocircuito presenti nel governo. Con il nuovo decreto, infatti, gli stessi minori ai quali non può essere impartita l’educazione sessuo-affettiva senza consenso dei genitori diventano automaticamente imputabili e condannabili.

C’è una profonda incapacità, da parte del mondo degli adulti, di parlare con le generazioni più giovani. Decine di anni di studio sono cancellati da un approccio da bar, foriero dei paradossi citati solo in parte. Si dimentica completamente che l’adolescente ha una mente ancora plastica. Le idee di bene e di male, di identità, di pudore, di giusto e sbagliato hanno confini ancora non ben delineati. Secondo gli studi più recenti, inoltre, l’adolescenza giungerebbe sino a 24 anni e, per qualche parlamentare almeno, anche più tardi.

Ciò che rende veramente impossibile il dialogo, però, è l’ipocrisia. In maniera simile agli adolescenti, molti leader politici sono in cerca di potere e il potere è tale quando ci si può permettere di tutto senza timore di conseguenze: insomma, l’impunità. Gli anni del governo sono stati caratterizzati da questa continua ricerca dell’impunità, anche tentando di asservire il potere giudiziario a quello politico. Si è assistito a politici che sparano durante una festa di Capodanno, a quelli che hanno usato la televisione pubblica per chiedere perdono delle scappatelle extraconiugali, a chi su un treno Alta Velocità ha costretto centinaia di passeggeri ad una fermata straordinaria e così via. Il tutto condito da una pochezza culturale difficile da trovare in un diplomando: dal non sapere dove si trova Times Square (ed essere giornalisti), al suggerire di chiudere le finestre in caso di attacco di droni, alle citazioni di Topolino scambiate per Dante Alighieri.

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La domanda è: Perché gli adolescenti dovrebbero ascoltare adulti simili? Con comportamenti capricciosi e arroganti non dissimili da quelli di un quattordicenne?

Qual è il messaggio che giunge loro? Quello della minaccia o quello dell’impunità?

Soprattutto, a chi si rivolge il governo: a chiunque compia un reato o ad una categoria sociale etichettata come “maranza”?

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Comunque sia, nulla lascia presagire la volontà di instaurare un colloquio con i cittadini più giovani e meno che mai con quelli che abitano nelle periferie o sperimentano condizioni di disagio.

Alla fine, il Paese sembra diviso tra impunibili e capri espiatori.

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