Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Secondo la procura di Roma, sarebbe stato lui a ordinare l’esplosione dell’ordigno collocato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report. Nei suoi confronti viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
Lavitola era stato perquisito il 4 luglio dai carabinieri del Nucleo investigativo. Quattro giorni dopo, l’8 luglio, era stato convocato in procura. In quell’occasione si era avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a rendere alcune dichiarazioni spontanee. Gli investigatori hanno quindi proseguito gli accertamenti sugli elementi raccolti durante le indagini, fino alla richiesta di custodia cautelare in carcere accolta dal gip di Roma.
La ricostruzione della procura
L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Era stata avviata dal pm Carlo Villani, successivamente passato alla guida della procura di Velletri, e viene ora seguita dal sostituto della Direzione distrettuale antimafia Edoardo De Santis.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola non avrebbe agito direttamente. Il presunto collegamento con gli esecutori materiali sarebbe stato rappresentato da Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunese indicato come amico e factotum dell’ex editore dell’Avanti!.
Anche nei confronti di Tavares è stata emessa una misura cautelare. Per gli investigatori avrebbe avuto il compito di mettere in contatto Lavitola con il gruppo incaricato di eseguire l’attentato.
Tavares era già emerso nelle indagini prima degli arresti eseguiti alla fine di giugno, quando erano state disposte quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti, secondo l’accusa, gli esecutori materiali dell’attentato.
Tra loro c’è Pellegrino D’Avino, che ha ammesso di conoscere Tavares. I due, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avevano lavorato insieme nel settore della sicurezza di locali e cerimonie in Campania.
La procura ipotizza quindi una catena composta da tre livelli: Lavitola avrebbe impartito l’ordine, Tavares avrebbe fatto da intermediario e il gruppo già arrestato avrebbe materialmente collocato e fatto esplodere l’ordigno davanti alla casa di Ranucci.
Tavares, però, non è stato trovato. Secondo gli investigatori era già partito per il Camerun prima delle perquisizioni di luglio e attualmente è ricercato.
Gli esecutori già arrestati
Alla fine di giugno erano state eseguite quattro misure cautelari nei confronti delle persone ritenute coinvolte nell’esecuzione dell’attentato. Le accuse comprendono, a vario titolo, la detenzione, il porto in luogo pubblico e l’utilizzo di un ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento.
Per alcuni degli indagati vengono contestate anche le aggravanti legate all’azione compiuta da più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Con l’arresto di Lavitola, secondo l’impostazione accusatoria, gli investigatori avrebbero individuato anche il presunto livello superiore della vicenda: colui che avrebbe commissionato l’attentato.
Resta ora da chiarire, nell’ambito dell’inchiesta, quale sarebbe stato il movente. Un elemento particolarmente rilevante anche alla luce del rapporto personale che, secondo quanto emerso, esisteva tra Lavitola e Ranucci, che si conoscevano da tempo.
Le accuse nei confronti di Lavitola dovranno essere sottoposte alle successive fasi del procedimento e alle verifiche della difesa e dell’autorità giudiziaria.
