di Ennio Remondino
Le leggi latitanti. I segreti più nascosti di Aise e Aisi fanno un baffo a questo elenco della vergogna. L’Italia Stato fondatore dell’Europa, prima firma i trattati, le convenzioni, gli accordi vincolanti, poi il suo governo o i suoi ministri, bellamente se ne strafregano. Dalla tradizione latina di Patria del diritto, a patria dei “dritti”. Con disdoro universale. Un po’ per malizia -vedi gli accordi anti corruzione- un po’ per neghittosità e pochezza, vedi i tre ministri guardasigilli del tempo: Castelli, Mastella e Alfano. Al punto da lasciarci incerti se sia peggio la prima o la seconda ipotesi. Resta il fatto che l’Italia anti spread del professor Monti, sul fronte giudiziario internazionale è rimasta alle barzellette grasse di Berlusconi. Premesso che sarà un elenco lungo e in parte noioso, con traduzioni improprie da parte nostra di severi codici legislativi, abbiamo ritenuto comunque importate renderle pubbliche per lanciare un primo sasso. Promemoria di questa sfilza di brutte figure planetarie, alla gentile ministro Severino.
Actung banditen. Iniziamo dai vincoli che ci vengono dall’Unione europea, con titolo sommario dell’accordo di legislazione comune, date “vincolanti” e, lo stato dell’arte nel nostro Pese dei balocchi. Partiamo da lontano. 12 anni di poderose riflessioni giuridiche. Convenzione 29/05/2000 relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea e, Protocollo del 16/10/2001 della Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri. Caspita, direte voi, noi il paese di mafia, ‘ndragheta e camorra avremo firmato di corsa. Invece no. Inadempienti. Poco poco abbiamo fatto per Decisione del 2001 sulla posizione della vittima nel procedimento penale. Solo in parte, fosse mai che all’estero accusassero qualche nostro mafioso innocente. Anche sulle truffe siamo lassisti: lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti. In parte qualcosa abbiamo fatto. Il minimo consentito.
Interpolli. Distrazioni legislative, direte voi, col tanto che hanno da fare in Parlamento. Ma il tema sulle squadre investigative comuni del 2002, da approvare entro il 2003, almeno quella sarà passata come un fulmine diventando legge. Nel resto d’Europa forse, in Italia no. Saliamo nella sfida: “Decisione 2003 sull’applicazione di misure specifiche di cooperazione di polizia e giudiziaria per la lotta al terrorismo”. Qui non si scherza mica! Siamo nel dopo Torri Gemelle, figuriamoci se possiamo trascurare la minaccia Bin Laden! Invece accade. Qualcuno di voi potrebbe replicare che i nostri terroristi li abbiamo in casa con mafie e corruzione: allora sarebbe servita questa norma europea del 2005: “esecuzione nell’Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio”. Punto giurisprudenziale italiano? Zero. Per scendere dai codici a terra, vuol dire che l’eventuale sequestro di beni criminali in un paese Ue non può essere chiesto dall’Italia.
Caccia alla canna. Almeno sugli stupefacenti qualcosa in più abbiamo fatto, il che vuol dire che abbiamo rispettato almeno in parte (mai compiutamente), le disposizioni internazionali firmate: tipo la decisione del 2004 sulle norme minime relative dei reati e delle sanzioni applicabili in materia di traffico illecito di stupefacenti e quella del 2005 sulla confisca di beni e strumenti proventi da reato. In compenso non abbiamo fatto nulla per adeguarci al principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie. Ma peggio, sempre sul terrorismo abbiamo fatto i furbi (o gli ingnavi, o peggio), non dando esecuzione all’accordo sullo scambio di informazioni e la cooperazione in materia di reati terroristici che doveva scattare il 30 giugno del 2006. Sul tema c’è pure di più. Decisione del 2006 relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell’UE incaricate dell’applicazione della legge. Nulla di fatto. Troppo intelligenti noi e cretini loro?
Niente intelligenza. Ora a sintesi, qualche titolo che segue nello scorrere del tempo. 2006, semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell’UE. Nilla di fatto. 2008, potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Nulla. 2010, lotta contro la criminalità organizzata: in parte accolta. Da applicare nel 2011: rafforzamento di Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità. Nulla. Sempre nello stesso anno, mandato europeo di ricerca delle prove diretto all’acquisizione di oggetti, documenti e dati da utilizzare nei procedimenti penali. Ancora No. Tralasciamo altro per offrire alla vostra attenzione un tema che tocca le nostre coscienze: lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, assieme alla repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. Forse per il 2013 ci si fa.
Firmatori incalliti. Eppure l’Italia ha firmato tutto. Ratificato (reso operativo), molto meno. Convenzione europea sull’efficacia internazionale delle sentenze penali del 28/5/1970. Convenzione europea sul trasferimentomdelle procedure penali del 15/5/1972. Convenzione europea per la repressione del terrorismo del 27/1/1977. Convenzione sul trasferimento delle persone condannate del 21/3/1983. Convenzione relativa al riciclaggio, al sequestro ed alla confisca dei proventi del 8/11/1990. Accordo sul traffico illecito via mare che applica l’art. 17 della Convenzione delle Nazioni unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope del 31/1/1995. Convenzione sulla protezione dell’ambiente attraverso il diritto penale del 4/11/1998. Protocollo addizionale alla Convenzione penale sulla corruzione del 27/1/1999. Su quest’ultima, 13 anni dopo, stiamo discutendo ancora oggi al Senato, e nessuno sembra dar mostra di un po’ di vergogna.
Ratificatori distratti. Sintesi finale di un disonore nazionale mai sollevato adeguatamente. L’Italia, stato fondatore dell’Unione europea, ha attualmente 37 disposizioni di legge vincolanti all’interno dell’Ue di cui ben diciannove sono totalmente disattese, mentre le altre sono state soltanto in parte accolte in nostre leggi. L’Italia ha firmato 17 convenzioni con il Consiglio d’Europa ma ne ha ratificato (rese operative) soltanto cinque. L’ultimo tentativo, quello documentato ieri da Globalist, sulle norme anticorruzione. Resta il punto dolente delle norme vincolanti. «La Commissione chiede ai paesi dell’Ue di recepire integralmente nella loro giurisprudenza nazionale la legislazione europea contro la corruzione nel settore privato e di garantirne la buona applicazione». Chiaro a tutti salvoche ai ministro guardasigilli distratti o complici di immunità speciali. Speriamo che il nostro Senato condivida l’urgenza evitandoci un emendamento “Ruby”.
Apologo di Ortensio Lando. Letterato del ‘500, su corrotti e corruzione. «Fu già un tempo che tutte le membra umane si accordarono a essere nemiche del signor culo. E per decidere la lor controversia, ne fu fatto giudice Ippocrate. Le imputazioni che gli davano erano queste: che a guisa di poltrone egli stesse a sedere e che fosse puzzolente, anzi il recetto di ogni sporcizia. Il culo, consapevole della sua innocenza, non ricusò il giudicio ma animosamente difese la causa sua, affermando con vivaci ragioni che egli stava sempre vigilante alle porte del corpo, e come portinaio postovi dalla natura, diligentemente guardava detto luogo, fuori portandone le sporcizie che gli altri membri concepivano. Udito che ebbe queste cose Ippocrate, con somma attenzione e ottimemente consederato tutta la causa, diede sentenza in favore del culo». La filosofia di er Batman da Regina Coeli: “Meglio accompagnato qui che nel Pdl”. La sporcizia, sentenzia Ippocrate, è dentro il sistema.
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